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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Testimoni di Geova, fuga dall’incubo: La drammatica storia di Martin

Testimoni di Geova, fuga dall’incubo: La drammatica storia di Martin

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Maggio 2016
in Triveneto
Reading Time: 16 mins read
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Sono ancora pochi i testimoni di Geova che sono riusciti ad uscire da quella che in molti chiamano «setta», che in alcuni casi predica l’esatto contrario della religione Cristiana e dove l’uomo non è il centro dell’attenzione ma solo uno «schiavo» di una serie di regole che ne limitano la libertà, e la propria crescita nella nostra società.
Oppressione o religione? credo oppore costrizione? Questa è la storia di un uomo che ha trovato la forza di scappare da un incubo, e che ora vuole raccontarlo a tutti. È una storia desolante, cruda, per alcuni aspetti quasi incredibile. È una storia che fino ad un certo punto ha rubato i sogni di un bambino, attraverso privazioni, umiliazioni e quant’altro che forse lo stesso protagonista non ha voluto approfondire per non turbare maggiormente i lettori.
Ma è anche una storia di vita finita bene che lancia dei messaggi positivi, e viva Dio, che sappiamo come in questo periodo siano i  benvenuti. Questa è la storia di Martin Messner, (nella foto) di Trento, Testimone di Geova dalla nascita per volere dei genitori che all’età di 28 anni dopo momenti di disperazione ha deciso di abbracciare il mondo e diventare cattolico e sconfessare per sempre Geova.
«Era il 1999 quando decisi di uscire definitivamente dalla religione dei testimoni di Geova. Non è stato facile, in un minuto mi ritrovai solo, molto solo! 
La solitudine però fu ampiamente ripagata dalla libertà vera, che non era certo quella che per anni hanno cercato di farmi credere. 
Libertà di decidere cosa fare della mia vita senza dover render conto persino dei miei pensieri. Libero di scegliere chi frequentare dove andare e cosa fare,stupendo! Finalmente decisi per me stesso e dopo quasi trent’anni mi appropriai della mia identità.» – inizia così il racconto di Martin.
 
Lui si chiama Martin Messner ed ha 45 anni portati alla grande. Martin è cresciuto nel credo della religione dei testimoni di Geova, sì, cresciuto proprio negli anni in cui questa religione fece la sua comparsa in Italia con il risultato di destare grande interesse da parte di molti curiosi che studiando il libro «la verità che conduce alla vita eterna», scelsero di farsi battezzare per questa religione, fiduciosi e motivati di poter cambiare la loro vita.
Questo libro fece una vera e propria strage di discepoli negli anni sessanta/settanta, era un libricino blu, piccolo, o meglio tascabile fatto appunto per essere portato sempre con se.
Centottantanove, questo il totale delle pagine, con un contenuto forte e molto persuasivo che aveva il compito di convincere più persone possibili. In quel periodo storico e vuoto di valori e contenuti il libro ebbe sulla nostra società un impatto devastante riuscendo a convincere molti ad avvicinarsi a quello che in molti amano chiamare, «un abbraccio mortale».
«E infatti ci riuscii alla grande, anche con mia famiglia – continua con la sua storia Martin – dapprima iniziò mia Nonna paterna poi iniziarono mia Madre mio Padre e altri parenti, in pratica gran parte della mia famiglia divenne «Testimone di Geova». «E io? E io proprio perché nacqui in quella religione non potei far altro che subire quella scelta. Le conseguenze furono per me tremende».
«Le conseguenze di questa mia inconsapevole scelta, fatta da altri al mio posto, mi portarono ad un certo punto a dover trovare una via d’uscita da una realtà che ha segnato non poco la mia vita». Ma Martin riesce a trovare dopo anni di agonia la forza di uscirne, «piano piano tutto mi apparse più chiaro – spiega – giorno dopo giorno la mia mente si rafforzava e mi arrivavano dei segnali che mi facevano sentire dalla parte della ragione e non più del torto. Capivo che nei Testimoni di Geova c’era qualcosa che non andava».
Ma cosa ha spinto così tante persone in quegli anni ad avvicinarsi e addirittura a farsi battezzare nel nome dei testimoni di Geova? «Semplice – risponde lo stesso Martin – furono adescati con una promessa, la stessa che Dio fece al popolo ebraico, cioè la famosa terra promessa». 
Gli esseri umani nella maggior parte dei casi non fanno niente per niente e quindi il premio è sempre gradito, questo lo impariamo sin da piccoli.
Questo metodo ha prodotto proseliti in tutto il mondo e persone di ogni età che spinti sia dalla fede in Dio che dalla famosa promessa hanno radicalmente cambiato la loro vita. «Io invece come tanti altri bambini nati cresciuti e indottrinati ho dovuto ubbidire e rispettare in modo oppressivo tutte le svariate regole che quella religione imponeva e che spesso erano molto forti, rigide, e che se non rispettate portavano a conseguenze drastiche come per esempio l’espulsione dagli stessi Testimoni di Geova».
Ma attenzione perchè qui viene il bello, l’espulsione da quella che viene ormai chiamata dal mondo intero «setta» porta a non pochi problemi sociali. «Da piccolo pensavo – racconta ancora Martin – ”ma perché quel fratello (così ci si chiama fratelli e sorelle) non viene più nella sala del regno?”(la sala del regno è la sede dove viene celebrata la messa; è paragonata alla chiesa nella religione cattolica).Il motivo? Era stato espulso, disassociato perché non aveva rispettato le regole» 
COME USCIRE DAI TESTIMONI DI GEOVA – Ora se stai leggendo questo articolo e sei un testimone di Geova sai di cosa stò parlando, – spiega Martin – mentre per te che non conosci i retroscena della vita di un testimone di Geova questo articolo ha l’obbiettivo di far conoscere la verità su questa religione senza calunniare o degradare il loro credo. Invece per te che vuoi uscire da questa religione ma non hai ancora la forza e il coraggio qui troverai la mappa di come riuscirci indenne, e senza traumi, io ci sono già passato,sò come si fa e vedrai se seguirai i miei schemi e consigli ne uscirai a testa alta.
O ancora per te che hai un parente, un collega, un amico testimone e non riesci a capire certi suoi atteggiamenti io ti spiegherò tutto quello che c’è da sapere in merito. Questo è un breve un manuale per chiunque voglia aiutare gli altri o se stesso ad accettare, capire o uscire da uno stile di vita che spesso va contro la maggior parte delle persone.
LE UMILIAZIONI IN TENERA ETÀ – Ma iniziamo a comprendere questo stile di vita che caratterizza un testimone. Quando ero piccolo a scuola nell’ora di religione io dovevo uscire, ero praticamente esonerato su richiesta dei mie genitori, con la ovvia conseguenza che i miei compagni mi sfottevano e mi reputavano un diverso. Non potevo partecipare alle attività didattiche come per esempio l’organizzazione e la partecipazione degli eventi di Natale, Pasqua, Carnevale ecc ecc. Carnevale poi per me è sempre stato un dramma, vi immaginate tutti i mie compagni vestiti da indiani, fatine, poliziotti e io? Nulla, non mi era mai concesso. Era veramente dura da digerire, mi sono sentito molto emarginato e per un bambino di sette anni non è facile, per fortuna c’erano altri figli di testimoni nella mia scuola ma eravamo pochi.
L’ESCLUSIONE DALLO SPORT – Non parliamo poi dello sport, quello agonistico non si può fare ”è competizione” mi ripeteva mio padre, Dio non vuole la competizione. Vi lascio immaginare come un bambino di quell’età potesse sentirsi,pieno di voglia di fare, di entusiasmo che però doveva essere canalizzato solo e sempre nella religione. mi chiedevo spesso: «che cavolo di sport fosse se nessuno poi vince». 
L’INDOTTRINAMENTO E LA PREDICAZIONE NELLE CASE – Facevo difficoltà a capire, ma dovevo farlo senza discutere e partecipare alle varie riunioni che si tenevano il Martedì con lo studio biblico di un libro durata un’ora, il Venerdì scuola di ministero teocratico durata un’ora e quarantacinque e la Domenica discorso pubblico con lo studio della Torre di Guardia durata due ore. Per non parlare della predicazione. Si doveva andare infatti per le case a portare la parola di Geova. Si imparava ad ubbidire alle leggi di Geova-Dio sia nella vita privata che in quella religiosa. Insomma una valanga di attività teocratiche, ovviamente teocratiche perché derivano da Teo se fossero Democratiche sarebbero dagli uomini ma visto che i testimoni di Geova osservano solo le regole di Geova Dio allora tutto rotea attorno alla Teo-crazia. In sala si parlava solo di ciò che Geova Dio volesse che noi facessimo,e ogni merito andava chiaramente a lui. Noi come persone non potevamo tenere in considerazione i nostri desideri ma solo quelli di Geova, quelli sì che erano giusti,indiscutibili dicevano.
LE PRIME DOMANDE, I PRIMI DUBBI – Il modo di vivere la mia vita in quel tempo era di fantasticare con la mente, di sognare praticamente ad occhi aperti,ecco lì in quei momenti entravo in contatto con me stesso. Mi chiedevo..”ma scusa tutto quello che faccio lo faccio con le mie forze, perché devo sempre dare merito a Geova e fare solo quello che Geova mi obbliga di fare?” Con il tempo,crescendo, gli scontri con i miei genitori e con gli anziani della congregazione dei Testimoni di Geova si fecero sempre più frequenti. (Gli anziani sono come i preti nella religione cattolica)persone alle quali si doveva raccontare ogni cosa,anche la più intima perchè era riservato solo a loro la decisione del giusto o sbagliato Per me il tutto diventava sempre più stretto portandomi a ribellarmi più e più volte. Con il tempo quindi mi feci la reputazione di un ribelle!Per chi non era testimone di Geova ero un diverso e per chi lo era la mia reputazione era di un ribelle…Mi venne quindi da chiedermi chi fossi veramente…….. Proprio in quel momento pensai che per essere accettato da entrambe le realtà dovessi fare una doppi vita.
UN BAMBINO CON DUE VITE PARALLELE – Pensate,con dieci anni gestivo due vite parallele,e mi riusciva tutto sommato anche bene,in sala del regno dei testimoni di Geova ero attento apparentemente dedito alle adunanze e alle attività teocratiche studiavo e pregavo ma quando ero con i miei compagni di scuola assumevo una modalità diversa,mi adattavo alle abitudini e agli atteggiamenti che non mi emarginassero troppo dal gruppo. I miei compagni sapevano benissimo che ero un testimone anche perché a volte la Domenica mattina suonavo al campanello della loro casa per portare la buona notizia predicando il regno di Dio Geova. Vi è mai capitato che qualche testimone vi abbia suonato alle nove di domenica mattina? Bene forse ero io in giacca, cravatta e borsetta con all’interno la Torre di guardia ed il libricino Svegliatevi. Svegliatevi da cosa poi…… dal sonno della notte?! Non era facile anche se facevo una doppia vita alcuni miei compagni mi sfotteva ugualmente. Quando andavo in sala poi,alle famose riunioni mi chiedevo:”come mai che i nuovi arrivati sono cosi entusiasti,così appassionati a tutto questo e io no? Cosa gli ha spinti ad avvicinarsi a questa religione?” Forse il fatto che stessero passando un brutto periodo, problemi di salute,di lavoro o problemi sentimentali, ”chissa” mi dissi, e io cosa avrei dovuto fare per trovare l’entusiasmo? Tra i testimoni convinti traspirava l’entusiasmo,l’amore fraterno,la compassione, l’unione, ma per molti come me che ci erano nati in quella religione queste sensazioni non le provava e quindi mi veniva difficile appassionarmi.
L’ATTRAZIONE VERSO LE OPPORTUNITÀ DEL MONDO – Cercai in tutti i modi di trovare gratificazioni nelle varie attività teocratiche, ma nulla!! Non mi veniva proprio, ero più attratto da ciò che il mondo offriva fuori da questa religione (cosi lo chiamano loro “il mondo” ”le persone del mondo”). Con il passare degli anni e l’avvicinarsi della pubertà iniziarono altri grossi problemi e potete immaginare quali…
IL PROBLEMA DELLA SESSUALITÀ – Tasto dolente per i testimoni,difatti la sessualità da parte loro viene vissuta in maniera molto diversa dal resto del mondo, ci sono molti limiti, infatti un adolescente non può assolutamente avere nessun rapporto amoroso con l’altro sesso, e nemmeno con se stesso,la masturbazione è vietata in quanto atto impuro, peccato che l’auto stimolazione genitale aiuta a conoscere il proprio corpo,una sana attività sessuale fa bene all’organismo e al cuore aumentando la serotonina che per chi non lo sapesse è l’ormone della felicità ma guai nel dirlo ai fratelli. Ora tornando alla sessualità di un adolescente, il fatto di non poter avere contatti fisici con l’alto sesso non era assolutamente facile per un ragazzo, quindi, pensai come poter fare per colmare quel vuoto. Anche se sapevo benissimo che lo sport non era concesso farlo io avevo scelto. Il pugilato! Il massimo del peccato, infatti più competitivo di quello cosa poteva esserci.
LA SFIDA – Mi allenai di nascosto. Quante ne dovetti raccontare ai miei genitori per nascondere che andavo addirittura agli incontri di Boxe. Il problema è che andavo forte, il mio Coach un giorno mi disse “Martin cosa vuoi fare?” diventare un professionista o restare qui ad allenarti solo per divertimento?” Gli risposi ”Coach io sono un testimone di Geova non posso diventare un professionista sinceramente non potrei nemmeno essere qui!”“Cosa??” disse lui “Sei un testimone di Geova?E come hai fatto a nascondere ai tuoi genitori di essere qui?” “L’ho fatto” risposi. Ma in coscienza non mi sentivo pulito,amavo tremendamente questo sport ma la mia coscienza di testimone me lo impediva, ecco che la sfida più importante che dovevo vincere in quel momento era dentro di me, purtroppo allora la religione vinse.”Peccato ragazzo,hai talento, vai forte” – mi disse. «Ero troppo giovane e non avevo abbastanza forza per mollare tutto e tutti ed affrontare la vita da solo senza i miei amici, i miei genitori,i miei parenti, mi sarei sentito abbandonato e solo».
Quindi dopo 3 lunghi giorni di meditazione cedetti lasciando la Boxe. Alla lunga non me lo sono mai perdonato, ne a me stesso ne ai miei genitori ne tantomeno a Geova, perché amavo profondamente quello sport che insegnava (come in tutti gli sport) disciplina, costanza e determinazione, tutte qualità che si studiavano anche in sala del regno, anche se mi veniva più facile applicarle fuori dalla religione.
LA CONSAPEVOLEZZA CHE QUALCOSA NON ANDAVA – Da quella  rinuncia, man mano che il tempo passava, mi resi sempre più conto delle molte costrizioni e fui consapevole sin da subito che inseguendo il cuore avrei potuto fare grandi cose e che seguendo invece Geova la mia vita sarebbe stata segnata e zoppa per sempre.
Era l’esatto contrario di quello che inculcavano i testimoni di Geova,loro vietano di ascoltare il proprio cuore “Il cuore è ingannevole – dicevano – “solo seguendo le orme di Cristo e di suo padre Geova – Dio avrai la salvezza,sarai salvato dal malvagio. Il consiglio era sempre lo stesso: «allontanati dalla persone del mondo che non hanno i nostri principi e valori,” – così diceva sempre mio padre – e più lo facevo più diventavo isolato e represso. E allora pensavo al mio vecchio coach che in circa due anni mi aveva trasmesso così tanti principi e valori che però erano l’esatto contrario di quelli che predicava la religione di Geova. «Mollare quello sport fu per me la prima grande rinuncia della mia vita».
L’ARRIVO DELLA MAGGIORE ETÀ – Arrivò la maggiore età e dopo tre anni come apprendista metalmeccanico finalmente presi la patente, ma con essa arrivò anche la visita medica per la cosidetta «naia». La religione dei testimoni di Geova impone il rifiuto della naia con il conseguente anno da passare nel carcere militare. «Mi dissi “dai, forza, quest’anno di carcere sicuramente mi farà diventare un uomo” 
Per un anno avrei potuto non andare in sala, cercai quindi sempre di vedere il lato positivo in tutto. Ma, purtroppo o per fortuna, il destino mi corse in contro, e visto che i nati nel 1971 eravamo in troppi fui esonerato.
IL LAVORO – Dovetti così trovare un altro metodo per evitare le adunanze nella sala del Regno.Da piccolo ero molto affascinato dai Camion giocattolo, quindi pensai di fare subito la patente del Camion e poi partire per l’Europa “E chi mi vede più poi?” – pensai – “Tanto non faccio nulla di male, gli anziani della sala del regno non possono dirmi nulla,anche Dio dice nella bibbia che chi non lavora non mangia!”(2°Tessalonicesi 3:6-12)
E quindi nel 1989 iniziai a fare il camionista, e fu li che capii ancora di più quello che stavo passando. Le moltissime ore passate da solo nel Camion in giro per l’Europa mi aiutarono a capire la bellezza del mondo e della cose, e quanto potevo imparare dalle persone diverse, già, perchè per i testimoni di Geova tutti gli altri sono «diversi». Grazie ai viaggi feci un sacco di esperienza, mi innamorai di questo lavoro, provai vera soddisfazione e gratificazione, esperienza che avevo provato solo quando facevo la boxe.
Ma i problemi purtroppo riapparivano come per magia nel poco tempo che passavo a casa dove mi veniva costantemente fatto notare quanto quel lavoro non fosse ideale, perchè mi distoglieva troppo da Geova.“Ci risiamo” – mi dissi – “ma è mai possibile che ogni cosa che io faccia ci debba sempre essere di mezzo Geova”
IL MATRIMONIO – Forse se mi sposo e metto su famiglia non avranno più nulla da dire pensai fra me e me. Forse, visto che il matrimonio è benedetto da Geova – Dio sarò nel giusto, pensai.
Quindi mi misi a cercare la moglie ideale,dove? Ma ovviamente tra i testimoni di Geova perché è assolutamente sconsigliato sposarsi con le altre persone del mondo, anche in questo caso prima viene Geova – Dio E poi il tuo cuore. Credetemi, cominciai a odiare quella religione, ma non riuscii ad uscirne e nel 1991 mi sposai con quella che credevo fosse la donna della mia vita, non so se fossi veramente innamorato, a 20 anni sei giovane, hai ancora bisogno di fare esperienze anche a livello sessuale.
Il matrimonio era come un regalo a scatola chiusa però,senza conoscerne il contenuto. Ed ecco che con il passare dei mesi e poi degli anni i problemi aumentarono anche nel matrimonio, le difficoltà di comprensione tra me e mia moglie si fecero sempre più frequenti. Cercai in tutti i modi di cercare di risolverli, stavo veramente male, mi sembrava di vivere un incubo. Qualsiasi cosa facessi non andava bene,i miei genitori continuavano la solita campagna inquisitoria nei miei confronti. “Il camion ti distoglie dalla religione”– mi dicevano gli anziani della congregazione –  che continuavano a dirmi che l’unica soluzione per essere veramente felice non era seguire il cuore ma ubbidire rigorosamente alla legge di Geova – Dio, solo cosi – per loro – tutti i problemi sarebbero spariti.
IL FUOCO DEL NOSTRO CUORE – Io però non potevo non seguire il mio cuore,ero giovane pieno di vita,volevo fare esperienza, sbagliare, capire, provare e riprovare conoscere nuove persone perché con Geova mi sentivo in gabbia e controllato. Passarono gli anni e dentro di me c’era un fuoco sempre più forte,volevo decidere per me volevo gestire la mia vita solo come il mio cuore me l’ho trasmetteva. La domanda ricorrente era dove potessi trovare la forza,la giusta motivazione per uscire definitivamente da quella religione.
Le conseguenze sarebbero state drammatiche sapevo che avrei perso mia moglie,i miei genitori, parenti e amici. Sapevo bene che sarei rimasto completamente solo ed in un minuto avrei perso tutto, una vita. Ma cos’è tutto? Quale definizione diamo al tutto? Per me tutto significava decidere finalmente da solo, prendere finalmente in mano la mia vita.
Capii improvvisamente che ero io l’artefice del mio destino, e che solo io potevo scegliere e decidere della mia vita e fra due possibilità,  rimanere o uscire per sempre.
LA FUGA DAI TESTIMONI DI GEOVA – Nell’anno 1999 mi separai da mia moglie decisi di aprire una partita iva e quindi diventare un imprenditore a tutti gli effetti, acquistai il mio primo camion e questo mi diede la forza di uscire finalmente dalla religione diventando così quello che chiamano un «disassociato».
Oggi come allora migliaia di Testimoni di Geova in tutto il mondo hanno le stesse difficoltà, non riescono e non sanno come fare per uscire da questa religione, o meglio non conoscono il modo per uscirne senza problemi, a testa alta, senza sentirsi sbagliati e nel torto, ascoltando il cuore per così costruirsi una nuova identità, una nuova vita priva finalmente di oppressioni senza controlli e di giudizi inquisitori detti solo per poterti controllare meglio.
COME USCIRE DALL’INCUBO – Per riuscirci ci vogliono le giuste motivazioni ci vuole metodo.Io lo conosco ci sono già passato e so come farlo nel migliore dei modi. Ci sono riuscito,mi sono ricostruito una nuova vita. Ho fatto le mie scelte che ho pagato a duro prezzo ma non ho mai mollato e oggi sono un uomo felice, sposato con due figli,sono un imprenditore di successo ma sopratutto orgoglioso e felice di aver aiutato e di aiutare altre persone nel fare la cosa giusta e cioè nell’ascoltare e seguire il proprio cuore.
È necessario focalizzarsi su di un obbiettivo che si vuole raggiungere, perché non esiste peggior marinaio che non conosca la rotta e la destinazione della propria nave.Ma ora voglio rivolgermi a chi ancora non ha la forza di scappare: «a volte amico caro dovrai cambiare un po’ il percorso, ma la meta,l’obiettivo tienilo sempre presente. Hai presente uno stormo di uccelli che migrano? «alcune volte cambiano il percorso ma sanno sempre dove vogliono arrivare» Ecco lo stesso lo dovremmo fare noi, avere le giuste motivazioni per raggiungere l’obbiettivo altrimenti non riusciremo mai a raggiungere la nostra meta e la nostra realizzazione.
Ora se lo desideri prenditi cura di te e con carta e penna scrivi: 3 motivi che ti spingono ad uscire dalla religione dei testimoni di Geova, poi scrivine altri 3 che ti spingono a restarci, quando avrai finito leggili non solo con gli occhi ma con ciò che di più prezioso e forte senti dentro di te,confrontali e capirai qual’è la tua strada.
Questo e un metodo per seguire il proprio cuore. Se ti va di seguirmi sarò ben felice di aiutarti ancora di più, io ci sono. Ora Martin Messner è felice e pieno di progetti da portare a termine, è innamorato e vive con la sua compagna da ormai 8 anni.
Prossimamente uscirà il suo libro, che parla di come riappropriarsi della propria vita seguendo il proprio cuore con libertà, coscienza e senza bisogno del giudizio di nessuno, già, perchè l’unico gudizio lo dobbiamo dare nei confronti di noi stessi. Con i suoi genitori ormai da oltre 15 anni i rapporti sono freddi, non hanno mai più pranzato insieme, mai fatto più nessuna attività di qualsiasi tipo insieme.
A volte la domenica i testimoni di Geova suonano ancora il suo campanello di casa, ma non vogliono parlare con lui ma con la sua compagna che tentano di convincere all’abbraccio mortale di Geova. Ma proprio in nome del rispetto di tutti, delle proprie scelte e la propria libertà di opinione entrambi rispondono che non sono interessati. Per Martin ormai loro sono solo il passato, solo un incubo dal quale è uscito per sempre, imparando a credere in Dio e nei suoi insegnamenti cristiani e cattolici. 
Martin Messner ha deciso di mettersi in gioco pubblicando il suo nome e la sua foto per dare la dimostrazione che nessuno deve avere paura e che uscire dai Testimoni di Geova ed iniziare una nuova e serena vita è possibile. Ma il suo – ci ha spiegato – non è coraggio, ma solo la consapevolezza che aiutare gli altri a raggiungere i propri sogni sia uno dei doveri di tutti noi e della nostra società.
Chi volesse parlare con Martin Messner può inviare un’email a [email protected]  – verrà contattato via posta elettronica dallo stesso Martin in modo discreto rispettando l’eventuale volontà di anonimato.
http://lavocedeltrentino.it/index.php/oggi-in-primo-piano/26517-testimoni-di-geova-fuga-dall-incubo-la-drammatica-storia-di-martin
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DRAMMATICA TESTIMONIANZA, IL TRENTENNE CONFIDA: «MI HA DATO 100MILA EURO PER FARMI STARE ZITTO»

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.