Caso don Marino: la Procura verso l’archiviazione del nuovo filone di indagini

PORTOCANNONE. Nonostante la doppia condanna in primo e secondo a carico di don Marino Genova per il periodo di rapporti sessuali avuti con Giada Vitale, riferiti al periodo in cui la ragazza non aveva nemmeno 14 anni, per la fase successiva. Dai 14 anni in su. Nel 2016 l’allora gup del tribunale di Larino, Daniele Colucci, prosciolse il prelato. Successivamente, il legale di Giada, Giuseppe D’Urbano, chiese di riaprire le indagini, ma la Pm Ilaria Toncini ha chiesto l’archiviazione.

Le indagini supplementari sono state delegate alla squadra mobile, attraverso l’escussione di medici e psicologi che hanno avuto in cura la stessa giovane, oltre ad acquisire e valutare ulteriore documentazione. “Non appare delinearsi ed emergere in maniera chiara e univoca una condizione di inferiorità fisica o psichica”, scrive la Toncini. Richiesta di archiviazione che sarà impugnata con una opposizione dalla parte offesa. Intanto, il caso di Giada è assurto nuovamente alla ribalta nazionale, con la partecipazione della ragazza alla seguita trasmissione mattutina “Storie italiane”, condotta da Eleonora Daniele.

Assieme a lei e a Giada, ospiti importanti che hanno analizzati vari aspetti. Tra costoro il magistrato Raffaele Caringella, «in effetti in situazioni caratterizzate da profili così peculiari è difficile pensare che non ci sia una condizione di soggezione psicologica quando di fronte c’è un soggetto che ha una posizione di autorità morale e autorità in qualche misura sociale, un prete a cui una ragazzina viene affidata nella sua crescita. Aggiungo che non è una violenza iniziata a 16 anni, ma è iniziata a 13 anni ed è continuata dopo i 14 anni, quindi la continuità temporale, psicologica, personale fa sì che sia difficile pensare che in modo quasi magico col compimento fatidico dei 14 anni una persona fragile diventi improvvisamente dominante e capace di agire in modo autonomo e quindi questi temi saranno valutati dal GIP, perché dovrà esaminare questa richiesta di archiviazione che pone problematiche delicate sul piano giuridico e sul piano, naturalmente, anche morale e psicologico». Il celeberrimo Alessandro Meluzzi, che ha bollato come sconcertante l’intera vicenda, con esplicito riferimento alla Magistratura.

«Intanto bisogna dire che il nostro ordinamento riesce quando vuole ad essere molto preciso quando si tratta di indagare una condizione di minoritarietà psicologica, che non è sempre necessariamente ancorata all’età anagrafica, perché tra un abuso iniziato a 13 anni e proseguito fino ai 17 non c’è nessuna differenza dal punto di vista della manipolabilità della volontà del soggetto, perché le condizioni di subalternità, di circonvenzione, di manipolazione, di imposizione, di profanazione che sono iniziate a 13 proseguono esattamente in una condizione in cui proprio quell’evento ha bloccato lo sviluppo psicologico e l’affermazione di una non subalternità nei confronti del carnefice. Questo principio, che credo il magistrato, il dottor Caringella, non potrà fare altro che ribadire, sottolinea anche in tutte le condizioni di stupro e di violenza, le condizioni particolari in cui si trova un soggetto rispetto al quale la vittima subisce un’autorità. Può trattarsi di uno psicologo, può trattarsi di un medico, può trattarsi di un educatore, può trattarsi di un professore, può trattarsi in questo caso di un prete, che non era soltanto un ministro di culto, ma era un soggetto che giocava nei confronti della vittima un ruolo di autorità. Persino una detenuta che viene affidata a degli agenti di polizia penitenziaria vede in quegli agenti delle responsabilità ulteriori che un soggetto non ha. È quindi questa la ragione per cui la magistratura ha chiuso tre volte gli occhi di fronte a questa violenza.

Mi chiedo perché, francamente, ecco questa è una domanda che andrebbe girata alla Procura, andrebbe girata al Gip. Il fatto di essere un prete rappresenta sicuramente un’aggravante, sia dal punto di vista morale, che dal punto di vista penale, che dal punto di vista credo sommamente anche etico e religioso. Il problema del consenso dell’avente diritto è, in medicina legale, un problema fondamentale. Quello che secondo me in questo caso può essere tecnicamente escluso è la presenza del consenso dell’avente diritto di una quattordicenne che ha cominciato ad essere abusata a 13 anni: questo determina nella vita psichica, nella vita emotiva, nella capacità di intendere e di volere, nella capacità di esprimere il consenso, nella capacità di determinare i fatti che riguardano il proprio corpo una lesione indiscutibile. Se in questo caso fosse stata fatta una seria perizia, per esempio, un buon tribunale, mi permetto di essere più severo del dottor Caringella perché non sono un magistrato, avrebbe dovuto disporre, per esempio, una perizia sulla cosiddetta attendibilità della testimonianza della parte lesa. Se questo fosse stato fatto, sarebbe emerso chiaramente che ancora a 17 anni la vittima si trovava in una condizione di minoritarietà e di subalternità…». Infine, la dottoressa Luisa D’Aniello: «Allora, io volevo introdurre il discorso, intanto, parlando della contraddizione assurda che ha questo procedimento: tanto per cominciare Giada fino ai 14 anni è stata praticamente reputata vittima di abusi sessuali, a partire dai 14 anni e un giorno è stata reputata consenziente.

La questione è la seguente: ciò che mi colpisce fortemente non è solo il fatto che il Pm attualmente voglia archiviare, ma mi colpisce tantissimo la vecchia richiesta di archiviazione del Gip, il quale sosteneva che Giada era innamorata del suo carnefice e non solo, sosteneva che il suo carnefice non poteva sapere se Giada si trovasse o meno in uno stato di inferiorità psicologica perché non era uno psicologo, quindi non poteva somministrarle dei test e valutare se lei fosse in uno stato di fragilità. Trovo che la cosa sia molto grave e anche illogica, non solo da un punto di vista psicologico, ma anche per quanto riguarda la logica comune, perché è assurdo poter pensare che una ragazza, vittima di una sessualizzazione traumatica fino ai 14 anni, dopo i 14 anni possa dare consenso, cioè è un’assurdità veramente importantissima».

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