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QUELLA CHIAMATA DEL PAPA … non è per me …

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
8 Febbraio 2018
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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Penso a Diego Esposito … in questi giorni la notizia del suo sciopero della fame rimbalza su alcuni giornali … ed è possibile conoscere tutta la sua vicenda tramite l’Associazione ReteL’ABUSO …

Vicenda che non può lasciare indifferenti, vicenda dolorosa e che ha dell’incredibile, come la maggior parte delle vicende delle vittime dei preti pedofili.

E Diego qualche giorno fa ha scritto una lettera aperta al Papa, si è rivolto a lui come un figlio si rivolgerebbe a un padre, gli ha aperto il cuore, ha manifestato il suo dolore e smarrimento … ma anche la sua Fede … e non è scontato mantenere la Fede dopo tutto quello che è successo a Diego.

Non è scontato mantenere la Fede quando ti ha fatto del male proprio chi doveva, invece, essere d’esempio per trasmetterti valori positivi, e insegnarti che Dio è amore … già, non è scontato.

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Eppure Diego ha confermato la sua fiducia in Dio e nella Chiesa davanti a tutti in quella lettera, nonostante tutto …

Cosa ha chiesto a Papa Francesco?

Ha semplicemente chiesto di restituirgli quella dignità che la Chiesa locale gli ha negato. Ha chiesto di essere ascoltato, di essere capito, ha espresso il suo smarrimento rispetto alla decisione di Papa Francesco di riconfermare il Card. Sepe alla guida della Diocesi.

Eppure il Cardinale, tra pochi mesi, compirà 75 anni …  sarebbe perfino passata in sordina la notizia del suo pensionamento, forse nessuno l’avrebbe collegata alla gestione allucinante della vicenda di Diego … e invece Papa Francesco lo ha elogiato pubblicamente e lo ha riconfermato per almeno altri due anni.

Come si è sentito Diego?

Diego ha iniziato lo sciopero della fame. E siamo all’undicesimo giorno.

Ma Diego non è solo.

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La Rete di vittime dei preti pedofili sta soffrendo con lui.

Sì, perché forse il Papa non sa, forse la gente non sa, forse non è una notizia che fa rumore, nessuno ne parla: ma le vittime si “conoscono tra loro”, si intendono, si comprendono … e se anche molte non si sono mai incontrate di persona ci sono gli sms, ci sono i social network, c’è il telefono … e si creano relazioni profonde e incredibili, senza forzature, ognuno sa che l’altro c’è, ci si vuole bene … e, attraverso l’Associazione, anche “l’ultimo arrivato” può essere ascoltato, può trovare qualcuno con cui parlare, semplicemente, spontaneamente.

Il telefono.

Anche il Papa utilizza tantissimo il telefono. Le sue telefonate fanno notizia, hanno un grande rimbalzo mediatico. Non era mai successo, in 2000 anni, che il Papa si occupasse di telefonare alla gente: è subito piaciuto, un Papa vicino alla gente comune, un Papa che si interessa delle piccole cose, dei particolari, un Papa umano e non lontano dalla quotidianità … già …

Papa Francesco ha telefonato alla sig.ra Adria che compiva 100 anni; ha telefonato all’edicolante di Buenos Aires e al calzolaio; alla ragazza Anna che è stata lasciata dal compagno; a Salvatore Mellone, seminarista; a Francesco Maria, un ragazzino che ha la zia malata; a Benito, un bambino di 9 anni ammalato …

Ma ha telefonato anche a Rita Pavone, e dichiara lui stesso che le telefonate son ben di più di quelle che si conoscono. Qualcuno ha scritto anche un libro sulle telefonate del Papa …

I media riportano anche una telefonata importante: quella a Marco Pannella. Qual è la notizia? Il Papa chiede a Marco Pannella, che è ricoverato in ospedale, di interrompere lo sciopero della sete, intrapreso per protestare contro la situazione nelle carceri italiane.

E Diego Esposito?

Fa male pensare che “non farebbe notizia” telefonare alla vittima di un prete pedofilo. Per il Papa sarebbe come ammettere di avere sbagliato a confermare il Card. Sepe?

Fa male pensare che il Vicario di Cristo in terra abbandona proprio i suoi figli. Diego si definisce “un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà”.

Il silenzio del Papa nei confronti di Diego Esposito fa pensare … forse tutte quelle telefonate agli altri erano solo come le tante “belle parole” sulla lotta alla pedofilia, sulla “tolleranza zero”?

Solo una enorme propaganda mediatica? Solo la costruzione di un “personaggio simpatico”?

Si gioca così la sua credibilità?

Forse a Diego Esposito, che è in sciopero della fame dal 29 gennaio, il Papa non è più così simpatico …

e forse nemmeno a me …

Mamma di una vittima, lettera firmata

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.