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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Asti » Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Febbraio 2017
in Campania
Reading Time: 2 mins read
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Capelli neri, occhi scuri e corporatura massiccia. «Ho messo su più di 10 chili da quando è venuta fuori questa storia. Non ne posso più. Sono distrutto». Quando arriva, a bordo di una Punto, mostra tutti i segni del suo stato d’animo Diego. Il nome è di fantasia. Anche se da largo Donnaregina qualcuno ha ben pensato, circa due settimane fa, di rendere nota la vera identità di Diego. «Attraverso i legali della Rete L’Abuso guidata da Francesco Zanardi – spiega – abbiamo già denunciato la Curia. Per me è stata un’ennesima sofferenza». Diego oggi ha 41 anni, è padre di tre figli ed è nonno. Quando arriva in via Fratelli Grimm, parcheggia l’auto davanti alla pasticceria La Rocca e in pochi attimi si rinnova tutto il suo dolore nel ripercorrere le macabre tappe di quella terribile vicenda. «Ecco, vedi – indica – lui abitava lì, dove ora ci sono quei teloni alle finestre. Viveva con la mamma e con una sorella che poi morì. Ma ormai non c’è più nessuno». Lo sguardo dell’ex bambino di 12 anni diventa scuro quando ritorna al passato. Un passato con cui deve fare i conti tutti i giorni. «Sono appena tornato dalla visita con lo psicologo – spiega – ma ogni volta ne esco devastato. E’ terribile e ricordare ogni volta è come tornare indietro nel tempo e rivivere tutto». Nel 2010, quando è partita la denuncia contro il presunto prete pedofilo, don S. M., ex docente di religione alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli, Diego ha rivisto dopo tanti anni il suo aguzzino. «Ebbi il coraggio di affrontarlo – dice – e registrai un video che poi ho dato il consenso a mandare in onda a “Chi l’ha visto?” su Rai 3. Quando gli dissi che stavo male per colpa sua e di ciò che mi aveva fatto lui mi parlò del diavolo e mi disse di non buttare via i miei soldi andando dai medici. Non ha mai negato. Mi sarei aspettato che, di fronte alla mia rivelazione, saltasse dalla sedia. Invece rimase impassibile». Trema mentre parla Diego. E soffre al pensiero che anche altri bambini siano stati abusati da quel prete con gli occhiali, «ma non denunciano per paura, come un mio coetaneo che un giorno mi toccò nelle parti intime e io capii che aveva subito anche lui le molestie. Ma c’è omertà soprattutto da parte della Curia, che sa e resta in silenzio». E il pensiero di Diego corre inevitabilmente a quel sacerdote che, secondo le ultime segnalazioni giunte alla Rete L’Abuso, si sarebbe ritirato a vita privata in un convento vicino Perugia.

GIULIANA COVELLA

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http://www.metropolisweb.it/news/ponticelli-prete-pedofilo-la-vittima-altri-bambini-abusati-ma-c-omert-dalla-curia/26087.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.