Ore di lavoro frenetico. Sotto la lente date, luoghi, protagonisti, screenshot, chat. Lo scottante dossier che accusa alcuni religiosi di aver preso parte a festini hot con minori comincia a prendere forma. Pezzi di un puzzle da mettere insieme, che tessera dopo tessera si consolida nelle due indagini parallele della Curia arcivescovile di Pozzuoli e della Procura di Napoli. Il cerchio, intorno al prete della diocesi di Pozzuoli che sarebbe coinvolto insieme ad altri religiosi di alto rango in abusi su minori, comincia a stringersi. Il dossier inoltrato ai magistrati dall’associazione Meter, da 25 anni in prima fila nella lotta alla pedofilia, contiene elementi di sicuro interesse investigativo. Tanto che, secondo quanto trapela dalla Procura di Napoli, si prefigura imminente un’accelerazione nelle indagini. La segnalazione, oggi iscritta a modello 45, e cioè in quel registro degli atti che non costituiscono notizia di reato, potrebbe presto tramutarsi in un modello 21, e cioè in un fascicolo che individua possibili condotte illecite a carico di persone note. Segno che i primi accertamenti sull’identità del sacerdote e i fatti denunciati, hanno fornito riscontri sufficienti per scavare più a fondo nella vicenda.
Ma come detto, sono ore concitate anche nella diocesi di Pozzuoli, dove insieme alle indagini della Curia arcivescovile, è scattata la caccia al sacerdote. «Si sta valutando attentamente nel dettaglio quanto sinora segnalato», ha assicurato in una breve nota il vescovo Gennaro Pascarella. «La Diocesi – precisa la Curia di Pozzuoli – è stata solo adesso informata ed è necessario il tempo giusto per capire ed individuare con rigore, discernimento e rispetto per tutti, fatti e responsabilità». «Se necessario – ha ammonito Pascarella – saranno adottati, tutti i provvedimenti del caso».
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