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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » Toscana » La Toscana affonda il Forteto: sì all’inchiesta parlamentare

La Toscana affonda il Forteto: sì all’inchiesta parlamentare

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Luglio 2016
in Toscana
Reading Time: 4 mins read
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La regione condanna gli abusi del Profeta su 86 bambini. Piegate le resistenze del Pd

Di Simone Cosimelli
Diceva il Cancelliere tedesco Konrad Adenauer: «La storia è la somma totale delle cose che avrebbero potuto essere evitate». Ieri, il Consiglio regionale della Toscana quelle cose le ha messe in fila – una alla volta, tutte drammatiche – e, con trent’anni di ritardo, si è fatta la storia. Il Forteto, nella sua triplice veste di associazione (ex-comunità), fondazione e Cooperativa, è stato condannato per i quasi 40 anni di abusi sessuali a danno di tanti ragazzi disagiati. Ragazzi finiti in mano ai pedofili grazie allo Stato. Grazie alla compiacenza dei Tribunali dei minori, alla negligenza dei servizi socio sanitari e degli assistenti sociali, alla deferenza della Stampa e del mondo culturale. Alla disattenzione o, peggio, alla connivenza della «Toscana rossa». Per questo, la relazione della commissione d’inchiesta Bis, così lucida nel fare nomi e così scomoda nel puntare il dito contro un sistema ben radicato, è stata approvata all’unanimità.

I precedenti dell’inchiesta:

parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6

Al Forteto, comunità innestata nel cuore del Mugello, i bambini venivano violentati sistematicamente da Rodolfo Fiesoli (il principale imputato, condannato a 15 anni). Si lavorava 365 giorni l’anno, (nella maggior parte dei casi) senza stipendio e senza aver raggiunto la maggior età. Si incoraggiava l’omosessualità come antidoto per «togliere la materialità di dosso». Si colpiva psicologicamente, allontanando le famiglie naturali e impedendo ogni contatto con l’esterno. E Intanto quei metodi, fuori, erano esaltati (se ne parlò a Palazzo Madama in Senato o a Palazzo Vecchio, al tempo di Renzi), la Coop macinava milioni e la Toscana si inchinava.

Alla fine, i sei consiglieri delegati all’indagine Bis sui favoritismi istituzionali di cui Fiesoli e compagni hanno goduto negli anni, forti della sentenza in appello del 15 luglio scorso che ha confermato l’impianto accusatorio, hanno piegato le resistenze del Pd – arroccato nella difesa della cooperativa economica (uno dei volti del Forteto) e indisposto verso la denuncia di «coperture politiche». Così Leonardo Marras, capogruppo in aula, dopo aver rifiutato la narrazione di un partito influenzato dalle propaggini del Forteto (come però i fatti suggeriscono), e dopo aver respinto l’attaco generalizzato all’eredità della sinistra, ha rinunciato alle posizioni prese nei giorni scorsi e messo la parola fine sulla bagarre interna alla Regione. «E’ il momento della vergogna e della solidarietà alle vittime – ha detto – Lo dobbiamo a loro e ai cittadini: chi sapeva o vedeva, o chi avrebbe potuto sapere e vedere, doveva prendere provvedimenti e non lo ha fatto. Ora servono soluzioni, serve dare voce a chi non ce l’ha e mettere un punto, per ricominciare».

Significativi gli interventi di Paolo Bambagioni (Pd), presidente della commissione e grande accusato dal suo stesso partito per la firma posta sul documento stilato in 9 mesi di lavoro. «Sono 86 pagine – ha ricordato ieri – come gli 86 bambini mandati in pasto a Rodolfo Fiesoli e la setta del Forteto. Ora, meno parole e più coraggio». Addirittura in lacrime, commosso e indignato, Stefano Mugnai (Forza Italia), l’uomo a cui nel 2012 dissero: «Stai attento, chi tocca il Forteto muore». Era un sistema chiuso – ha ammonito – con un contesto, culturale e politico, da colpevolizzare. Lo Stato mandava i ragazzi lì dentro, e quella coop, per quanto oggi importante, è stata costruita sulle sofferenze delle persone. Prendiamone atto, definitivamente. Deve essere il giorno in cui, tutti, la sinistra e l’opposizione, ammettiamo gli errori commessi, e l’ultima volta che si fa polemica sul Forteto».

La risoluzione votata, oltre ad esprimere piena solidarietà alle vittime, impegna il Presidente del consiglio regionale, Eugenio Giani, e la Giunta presieduta da Enrico Rossi su diverse questioni:

  • Spingere affinché il Governo nazionale valuti la reintroduzione nel codice penale del reato di plagio.
  • Il potenziamento del progetto per la riacquisizione di autonomia per minori e giovani in uscita dalla comunità. Senza dimenticare i disabili, per i quali è auspicabile una sistemazione diversa, e intraprendendo ogni azione necessaria per far sì che, all’interno della Cooperativa, le vittime di abusi non debbano lavorare al fianco dei colpevoli, o di chi, a qualunque titolo, continui ad intrattenere rapporti con la comunità: come, paradossalmente, avviene.
  • Costituzione di un Osservatorio composto da esperti sul fenomeno delle sette.
  • Predisposizione di una relazione entro la fine del 2016 sullo stato dei servizi di affido di minori in ogni zona socio-sanitaria della Toscana.
  • Sollecitazione per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, che abbia poteri equiparabili a un’autorità giudiziaria, per arrivare dove non si è potuto (restano infatti molti passaggi oscuri).
  • Invito della documentazione al Ministero dello sviluppo economico, sostenendo la necessità del commissariamento per la Coop: così da recidere ogni legame col passato e rilanciare la filiera produttiva.

La prossima mossa, dunque, dovrà partire dai palazzi romani: dove pure il nome Forteto non è affatto sconosciuto. Parlamento e, ovviamente, Governo, avranno la possibilità di squarciare il velo di omertà, reticenze e menzogne che avvelenano il Mugello dal ’77. Da ieri non è più possibile dubitare e non è più accettabile chiudere gli occhi. L’esperienza insegna, però: le vie del Forteto sono infinite. E in buona parte, malgrado tutto, ancora inspiegabili.

http://www.affaritaliani.it/cronache/la-toscana-affonda-il-forteto-si-all-inchiesta-parlamentare-434202.html#.V5py3KuFL68.facebook

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.