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PROCESSO ALL’EX SUORA DI SANT’EDOARDO, SI VA IN APPELLO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Maggio 2016
in Lombardia
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Tragedia di Eva, “la prescrizione non dovrebbe esistere”

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BUSTO ARSIZIO – Per i genitori di Eva Sacconago, Giovanna Bozzolini e Roberto Sacconago, il processo d’appello che si celebrerà a Milano sarà “un nuovo capitolo doloroso ma necessario”, dice la mamma, della vicenda che ripercorre il dramma di loro figlia. La tragedia della giovane parrocchiana di Sant’Edoardo, morta suicida nel giugno 2011, si compì al culmine del suo rapporto controverso con suor Maria Angela Farè. “Dobbiamo andare fino in fondo, perché lo dobbiamo alla nostra Eva” prosegue la signora Giovanna che, col marito Roberto, si appresta a vivere un nuovo round processuale dopo un dibattimento di primo grado che è stato causa di turbamenti, angosce e spesso caratterizzato da conflitti e accese discussioni col difensore dell’ex religiosa, l’avvocato Fabrizio Busignani.
Il 10 dicembre scorso (leggi qui), Maria Angela Farè è stata condannata a 3 anni e 6 mesi di reclusione per un unico episodio di violenza sessuale compiuto su Eva Sacconago nel maggio 2011. I giudici del Tribunale di Busto Arsizio hanno invece assolto l’ex religiosa dalla violenza privata e dallo stalking. Inoltre, non hanno considerato abusi sessuali i rapporti esistiti tra le due donne quando Eva era ancora una ragazzina poco più che quindicenne.
“Le sentenze si possono criticare (lo abbiamo fatto anche noi). Ma la realtà, purtroppo, non la si può modificare. Nostra figlia è stata ripetutamente violentata quando aveva da poco compiuto 15 anni. Vi sono tre, quattro o più lettere e scritti al giorno per anni che lo dimostrano (alcuni dei quali ci sono serviti per allontanare la suora da Sant’Edoardo). ‘Lascia perdere – diceva la suora a nostra figlia – non lo dire, conservalo nel tuo cuore. Il tesoro è nel cuore essenziale e invisibile agli occhi. Lascia perdere, brucia le lettere, non conservarle, falle sparire. Non raccontare’.
Eva ha vissuto per anni, nel silenzio, nella ‘calma apparente’ (come, poi, ha scritto) gli abusi e quando ha cercato di liberarsi è stata devastata dalla suora e da chi non l’ha mai amata e ha preferito il pettegolezzo alla verità”.
Una violenza psicologica e fisica, seppur oramai prescritta, che per i genitori di Eva è una cosa impossibile da accettare.
“La suora – proseguono – scriveva a nostra figlia ‘non ci deve essere nessuno di più importante di me, sento che non è così ma non lo accetto. Combatterò con tutte le mie forze per portarti via. Tu sei tutto quello che avrei voluto essere io, legata all’oratorio ma libera di scegliere. Io ho scelto troppo in fretta una vita che mi ha legata troppo’. E ancora ‘non sono pensieri da suora. Le suore non sono tutte così, credo. Mi spiace per il cattivo esempio che ti do su questo fronte, ma davvero sento che l’amore che provo per te è incontrollabile, è l’amore che ho per te che mi spinge a fare un sacco di chilometri, a scappare di notte, per venirti a cercare. Io so che non è giusto ma non so come controllarmi. Ѐ lo stesso motore della gelosia. Impazzisco al pensiero che tu stia vicino al don, ho paura che lui possa portarti via da me. Impazzisco quando fai la vita comune perché so che tu ti spendi fino all’ultimo con i ragazzi, con il don, con i tuoi amici e invece vorrei essere lì io con te a raccogliere tutte quelle energie che hai per loro e che non usi con me’.
Per noi – chiudono i genitori di Eva Sacconago – è un dolore terribile aver letto e scoperto questi scritti dopo che Eva ci ha lasciati. Eva ha sempre detto e scritto la verità.
Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori, dobbiamo difendere i minori e punire severamente coloro che commettono gli abusi, dice Papa Francesco. Per noi genitori la prescrizione di questi reati non dovrebbe esserci”. Per questo affronteranno il processo d’appello, “un capitolo doloroso ma necessario”. Per Eva.
http://www.informazioneonline.it/LAY009/L00908.aspx?arg=1005&id=23800
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.