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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Banda della Magliana » 22 giugno 1983, scompare Emanuela Orlandi: 32 anni di misteri e depistaggi

22 giugno 1983, scompare Emanuela Orlandi: 32 anni di misteri e depistaggi

Il 22 giugno 1983 spariva in circostanze misteriose Emanuela Orlandi: con Urban Memories ricordiamo uno dei casi più oscuri della storia italiana, un giallo irrisolto che dura da 32 anni.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Giugno 2015
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Dopo 32 anni dalla misteriosa scomparsa, la Procura di Roma mette la parola ‘fine’, chiedendo l’archiviazione del caso, su una dolorosa vicenda mai risolta e tuttora avvolta dal mistero: la scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983. La cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia aveva 15 anni quando di lei si persero le tracce; e quello che inizialmente parve il momentaneo allontanamento da casa di un’adolescente, acquistò ben presto i contorni di un caso intricato, divenendo un giallo che ad oggi non ha ancora trovato soluzione. Emanuela sparì in circostanze misteriose.

Dopo essere uscita con dieci minuti di anticipo dalla lezione di musica che frequentava apiazza Santa Apollinare a Roma, in territorio vaticano, Emanuela quel giorno chiamò la sorella per dirle che le era stato proposto un lavoro di volantinaggio per l’azienda di cosmetici Avon, un lavoro ben pagato che stava meditando di accettare. Subito dopo incontrò un’amica che l’accompagnò alla fermata dell’autobus che l’avrebbe portata a casa, dove – come testimoniato da un vigile urbano – si fermò a parlare con un uomo a bordo di una Bmw nera sulla quale forse salì.

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Da allora indagini, ricerche infruttuose e telefonate di depistaggio si susseguirono incessantemente, accendendo inizialmente le speranze della famiglia Orlandi per poi prendere la deriva della inattendibilità. Ricordiamo, tra le altre, la telefonata del 25 giugno fatta da un certo “Pierluigi”, che raccontò di due ragazze avvistate in Campo dei Fiori, una delle quali si chiamava ‘Barbara’, vendeva cosmetici ed aveva con sé un flauto. L’uomo diede particolari riconducibili ad Emanuela: disse che ‘Barbara’ si rifiutò di suonare il flauto perché si vergognava dei suoi occhiali ”a goccia, per correggere l’astigmatismo”. Pierluigi non fornì però elementi che permettessero di rintracciare Emanuela e rifiutò un incontro in Vaticano con uno zio della ragazza. Niente di fatto nemmeno con “Mario”, 35enne che contattò telefonicamente la famiglia Orlandi per dire di aver visto un uomo con due ragazze che vendevano cosmetici, una delle quali si chiamava”Barbara”.

La vicenda di Emanuela Orlandi fu ricollegata alla scomparsa quasi contemporanea (7 maggio 1983) di un’altra adolescente romana mai più ritrovata: Mirella Gregori, ed ha coinvolto lo Stato Italiano, il Vaticano, i servizi segreti e la Banda della Magliana. Durante questi anni di indagini, infatti, sono stati indagati 5 soggetti collegati a vario titolo alla banda della Magliana: Sergio Virtù, autista del boss Enrico De Pedis, Angelo Cassani, Gianfranco Cerboni e Sabrina Minardi, ex donna di De Pedis, la quale accusò del rapimento della Orlandi alcuni membri della banda criminale. Ci fu inoltre la pista dei presunti collegamenti con l’attentato a Giovanni Paolo II e le 16 telefonate di un misterioso uomo dall’accento straniero ribattezzato “l’Amerikano” che, facendo riferimento alla scomparsa di Emanuela Orlandi, rivelò di tenerla in ostaggio, auspicando l’intervento di papa Wojtyla e proponendo uno ‘scambio’ che chiedeva la liberazione di Ali Agca entro il 20 luglio. Gli sforzi investigativi durati 30 anni però non hanno portato a niente: ad oggi non risulta esserci alcuna traccia della cittadina vaticana, né è mai stato chiarito quale sia stata la natura della sua sparizione.

La Procura di Roma, dopo oltre 30 anni di indagini a vuoto, chiedendo l’archiviazione del caso ha escluso in 47 pagine di motivazioni il coinvolgimento della Banda Magliana nella sparizione della Orlandi, iscrivendo contestualmente nel registro degli indagati il fotografo Marco Accetti, indagato per calunnia e autocalunnia, in quanto si auto accusò di avere organizzato lui il doppio ‘finto’ rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.