CREMA Il procuratore, Roberto di Martino, ha aperto un fascicolo e per sapere che cosa abbia accertato l’autorità ecclesiastica, ha chiamato in causa la Santa Sede. Lo ha fatto con una richiesta di rogatoria al Vaticano attraverso il ministero della Giustizia.
L’indagine su don Inzoli (Il prete in Mercedes), 64 anni, per 15 presidente della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni, nasce da due esposti, il primo presentato il 30 giugno scorso in procura da Franco Bordo, deputato di Sel. Un documento di ventotto righe, più tre allegati, con la richiesta finale di accertare se gli elementi emersi «siano meritevoli di approfondimenti investigativi e, qualora dall’esito degli stessi, dovessero emergere ipotesi di reato, che sia esercitata l’azione penale nei confronti di chiunque li abbia commessi o, a qualsiasi titolo, abbia concorso alla loro commissione».
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