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IL NEO ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI INIZIA IL SUO MANDATO CON L’ACCUSA DI AVER CERCATO DI COPRIRE UN PRESUNTO CASO DI PEDOFILIA DA PARTE DI UN PRETE DELLA DIOCESI

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
18 Luglio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 5 mins read
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Sta ormai circolando da diversi giorni, tra gli addetti ai lavori, che molto probabilmente il neo nominato Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, sarà presto sentito nella Sezione Quinta Penale del Tribunale di Milano, come persona informata sui fatti che vedono imputato don Mauro Galli per il reato di abuso sessuale ai danni di un ragazzino nella parrocchia di Rozzano, fatti risalenti al 2011 quando Mons. Delpini era il vicario del suo predecessore Cardinale Angelo scola, vicario episcopale appunto della zona dove è avvenuto il fatto.

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Il caso di don Mauro Galli sta infatti travolgendo con impeto l’appena nominato Arcivescovo della Diocesi più grande al mondo, Mons. Mario Delpini, poiché si apprende da alcune fonti che proprio il nuovo Arcivescovo, già Vicario Generale, avrebbe personalmente raccolto la confessione di don Mauro Galli pochi giorni dopo il fatto (dicembre 2011), il quale ammetteva niente di meno di aver portato nel suo letto matrimoniale il ragazzino (atteggiamento che già di per sé costituisce un abuso).

Mons. Delpini era stato avvisato della gravità della situazione tempestivamente dal Parroco della Parrocchia di Rozzano, Don Carlo Mantegazza (molto probabilmente verrà ascoltato in Tribunale anche il parroco per confermare tale circostanza), ed aveva quindi deciso di verificare personalmente l’attendibilità della segnalazione raccogliendo la confessione direttamente dall’imputato.

Le indiscrezioni raccontano che lo stesso Delpini sarebbe stato interrogato dalla Procura a seguito della denuncia da parte del ragazzo e che abbia dichiarato, sotto giuramento, di aver saputo direttamente da don Mauro, pochi giorni dopo l’accaduto, che quest’ultimo aveva trascorso la notte con il minore nel suo letto matrimoniale nel dicembre 2011.

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Sempre Delpini, incalzato dagli investigatori, avrebbe riferito che lui stesso aveva deciso l’immediato trasferimento nella parrocchia di Legnano con l’incarico (scelto da Delpini stesso) di seguire la pastorale giovanile di ben 4 oratori frequentati dai bambini di tutto l’oltresempione. Trasferimento che è avvenuto a metà anno dopo che da soli pochi mesi don Mauro era stato ordinato sacerdote e incaricato a Rozzano.

com miLa comunicazione ufficiale che avrebbero scelto per non dare scandalo ai fedeli sia delle parrocchie di Rozzano sia per quelle di Legnano, che prontamente hanno annunciato a tutte le Messe (come fece lo stesso parroco don Carlo Mantegazza) è a dir poco imbarazzante .

Come anche il successivo altrettanto imminente trasferimento da Legnano a Milano è quantomeno creativo, trasferimento voluto dal Cardinale Angelo Scola sentiti i suoi più stretti collaboratori per valorizzare i precedenti studi di chimica farmaceutica di don Mauro… Per questo ha lasciato dopo pochi mesi e ancora una volta a metà anno i ragazzini degli oratori dell’oltresempione?!? che dire, un prete chimico è certamente prioritario, e sopratutto urgente dato che i nuovi studi universitari sarebbero incominciati a Roma ben nove/dieci mesi più tardi!!!

Imbarazzante è anche la casuale circostanza temporale: il 24 settembre 2017 il Vescovo Delpini farà il suo ingresso ufficiale nell’arcidiocesi di Milano iniziando il suo nuovo importantissimo incarico ai vertici della Chiesa, a seguito della nomina di Papa Francesco che lo ha voluto promuovere come guida pastorale della Metropoli e solo pochi giorni prima, tre per l’esattezza, il 21 settembre 2017 ci sarà la prossima udienza del processo penale dove probabilmente verranno interrogati i primi testimoni.

Pare che la stampa ed alcune televisioni vogliano seguire il caso con attenzione data l’importanza e la gravità di quanto verrà dibattuto, vedremo se il nuovo Arcivescovo Mario Delpini sarà interrogato in tale circostanza o in un’udienza successiva, ascolteremo dalla sua viva voce se confermerà di aver saputo dal parroco prima, e dall’imputato poi, della circostanza in cui il prete aveva portato nel suo letto nella casa parrocchiale di Rozzano il minore: capiremo se l’arcivescovo Delpini pur sapendo della grave circostanza ha deliberatamente scelto di non segnalare il caso, di non avviare un’indagine interna ma semplicemente di spostare il prete in un altra parrocchia ancora a contatto con i minori.

Delpini papa Francescoe e Scola scaled 1
Milano, 25 marzo 2017.
Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

Certo è che, se fosse confermato il quadro che si sta lentamente delineando, c’è da domandarsi se è moralmente accettabile per la Chiesa che un Vescovo possa insabbiare un così grave caso di abuso, per altro con estrema consapevolezza avendo egli stesso appurato la circostanza, (per ora limitandosi a considerare anche solo il fatto di aver portato a letto un minore), e contemporaneamente governare quindi una Diocesi così grande e complessa come quella di Milano; o ancor più c’è da domandarsi se è accettabile per il Santo Padre, che proclama di voler estirpare la piaga della pedofilia introducendo, o meglio precisando in forma di Motu Proprio, il reato di omissione da parte dei vescovi prevedendo la rimozione degli stessi, che davanti ad un fatto come quello che riguarda Mons. Delpini, possa effettivamente essere il pastore di così tante anime che vogliono e si aspettano una Chiesa credibile.

QUALI SAREBBERO DIVERSAMENTE LE CIRCOSTANZE RICONDUCIBILI AD UN PROVVEDIMENTO SERIO ED URGENTE DI RIMOZIONE DI UN VESCOVO PREVISTE DALLA SANTA SEDE PER QUESTI SPECIFICI CASI?

Va riconosciuto a Delpini che ha dichiarato in questi giorni di sentirsi inadeguato mentre il Cardinale Scola lo avrebbe definito maldestro come si legge in una sua lettera da noi pubblicata recentemente, ma un conto è essere inadeguato e maldestro, un altro conto è proteggere un presunto pedofilo (attenderemo l’esito del lavoro della magistratura per questo).

C’è da domandarsi poi se la Santa Sede era all’oscuro di tutto, se non è quindi mai stato avviato un procedimento canonico prima della nomina del nuovo Arcivescovo, e in quel caso perché e di chi è la responsabilità?

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67d91bfb 87a4 41b5 93a7 74b1426ac1a8 largeC’è da domandarsi quali provvedimenti prenderà la Santa Sede se venisse confermato il comportamento delittuoso di omissione del Vescovo che, va ricordato, non è imputato nel procedimento relativo all’abuso ma coinvolto in quanto persona informata sui fatti.

C’è infine da domandarsi se almeno in questo caso la Chiesa riuscirà ad essere credibile, a dar seguito ai proclami contro la pedofilia all’interno del clero e iniziare finalmente un’importante inversione di rotta liberandosi pubblicamente di personaggi ambigui ed insidiosi.
Va comunque ribadito: sempre se verranno confermate le circostanze della gravissima gestione da parte della Diocesi e della Parrocchia che, ricordiamo, fino ad ora si proclamano ufficialmente con una nota stampa riportata anche dal quotidiano Avvenire in data 7 giugno 2017 per questo specifico caso, assolutamente scrupolose e coscienziose.

Curioso anche il particolare dell’articolo di Avvenire che nel ricostruire sommariamente la vicenda rispetto al trasferimento da Rozzano a Legnano (trasferimento che vedremo in questo procedimento penale se effettivamente deciso da Mons. Delpini) omette probabilmente non a caso di scrivere che don Mauro viene incaricato della pastorale giovanile delle parrocchie di Legnano, l’avvenire si limita a scrivere:

“ …il sacerdote era stato inviato nella parrocchia di Sant’Ambrogio, a Rozzano con l’incarico di coadiutore. Era stato poi trasferito in altre sedi e ad altri incarichi, quindi gli era stato chiesto di iniziare a svolgere la sua missione pastorale, come cappellano, presso l’ospedale Niguarda di Milano in attesa di recarsi a Roma…”

Sappiamo ormai bene quali siano questi “altri incarichi”!

Attendiamo quindi l’ingresso ufficiale in diocesi del nuovo Vescovo Mario Delpini il prossimo 24 settembre e, appena prima, la prossima udienza del procedimento penale prevista per il 21 settembre.

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.