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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Scomparso 24 anni fa Si torna a indagare

Scomparso 24 anni fa Si torna a indagare

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Maggio 2014
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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 Il caso del piccolo Pasqualino Porfidia si riapre. Ipotesi pedofilia. Nel Casertano al via ricerche in cunicoli.

Si tornerà ad indagare sulla scomparsa di Pasqualino Porfidia, il bambino di Marcianise di cui si è persa ogni traccia il 7 maggio del 1990, quando aveva 8 anni e mezzo (oggi ne avrebbe 32). Il piccolo fu visto l’ultima volta intorno alle 11.30 nel quartiere di San Giuliano, dove viveva con la famiglia, mentre era seduto su una panchina. A riaprire il caso è stato il Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere cui si è rivolta la Procura, che ha ritenuto fondati gli elementi contenuti nell’istanza depositata il 7 marzo scorso dai familiari di Pasqualino; dopo venti giorni dalla presentazione della richiesta, infatti, gli inquirenti hanno voluto ascoltare la madre, la sorella e il fratello dello scomparso.

I carabinieri, delegati alle indagini, cercheranno in particolare le ultime tracce de bambino nei cunicoli sotterranei in cui negli anni non si è mai controllato, si incroceranno con le audizioni degli amichetti di allora di Pasqualino e con il filone investigativo che porta a Milano, al suicidio di un uomo originario di Marcianise che in una lettera scritta prima di uccidersi ha raccontato di aver subito numerosi abusi subito quand’era bambino e risiedeva nella città del Casertano. «La Procura è stata molto celere nel comprendere che c’erano elementi importanti per riaprire il caso – spiega l’avvocato Salvatore Gionti, che assiste la famiglia dello scomparso – dopo due archiviazioni e tante parole e illazioni è arrivato il momento di scrivere la verità su quanto accaduto a Pasqualino; ci sono molti interrogativi da chiarire – prosegue il legale – come quello relativo alla presenza di piccoli tunnel che partono proprio dalla zona di san Giuliano in cui risiedeva Pasqualino con la famiglia; lì non si mai andato a vedere ma oggi, con i geo-radar, è possibile eseguire controlli accurati. È poi necessario risentire gli amici di Pasqualino, oggi sono maggiorenni e potrebbero avere una diversa sensibilità; e bisogna chiarire il ruolo di alcune persone che abitavano nelle vicinanza della famiglia e che in quei giorni si comportarono in maniera piuttosto strana, non partecipando per esempio alla continue ricerche. Nell’istanza comunque la famiglia – che si è rivolta all’Unità Prevenzione Rischio Criminologico guidata dalla criminologa Immacolata Giuliani – non ha mai parlato di pedofilia, e la stessa decisione di riaprire il caso ha tenuto conto solo degli elementi da noi forniti». Più volte però negli anni sulla vicenda si è affacciato l’incubo del giro di pedofili in cui sarebbe finito Pasqualino.

Nel 2000 «Chi l’ha visto?» intervistò un cugino, suo coetaneo, che riferì come nella sala giochi frequentata dal gruppo di bambini venisse spesso un adulto, di circa trentatrè anni, che cercava di vendere riviste pornografiche ai piccoli frequentatori della bisca. Il ragazzo però raccontò di non ricordare di aver visto Pasqualino uscire dal locale con quest’uomo. Alcuni giornali pornografici furono anche ritrovati in una cassetta degli attrezzi presso la stazione di Marcianise, che i bambini usavano come punto di ritrovo del gruppo. La pista però non ha mai trovato conferme. La madre del piccolo, inoltre, ha tirato più volte in ballo uno dei parroci del paese, dicendosi sicura che il prete sapesse qualcosa ma avesse deciso di non parlare o per paura o per gli obblighi derivanti dal segreto confessionale; lo stesso prelato però ha smentito. Decisiva inoltre per la presentazione dell’istanza sono state le consulenze psicologiche fornite alla mamma e alla sorella di Pasqualino dall’associazione “Noi Voci di Donne”; durante le sedute di ascolto sono emersi gli elementi poi confluiti nella richiesta.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.