Al Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale
00187 Roma
mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, in qualità di cittadino che, dopo avere denunciato le violenze sessuali subite da parte di un sacerdote di Enna, ha dovuto affrontare un calvario giudiziario e personale che mi ha fatto perdere il senso di fiducia che avevo riposto nella giustizia e nelle istituzioni tutte.
Il 17 dicembre 2020 sporgevo denuncia-querela negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Enna, dove esponevo i fatti gravi commessi da don Giuseppe Rugolo, sacerdote di Enna, appartenente alla Diocesi di Piazza Armerina. Dalla mia denuncia-querela scaturiva un’indagine articolata e complessa, che consentiva di accertare la consumazione di reati a sfondo sessuale commessi dal sacerdote anche ai danni di altri minori.
Eppure, a fronte di una mia condotta lineare, sostenuta dalle forze dell’Ordine e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, sono stato oggetto di attacchi personali, vessazioni e tentativi di isolamento, anche in sede istituzionale.
Cosa ancor più grave, ho dovuto assistere a condotte poste in essere, in ambito giudiziario, che facevano supporre una relazione stretta fra la magistratura ed i vertici ecclesiastici, in spregio quantomeno al senso di opportunità che dovrebbe sorreggere l’agire di chi ricopre ruoli di responsabilità e che, pertanto, non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale.
Durante il processo di primo grado io ed i miei genitori abbiamo dovuto sopportare che il Presidente del Collegio Giudicante mangiasse dei dolci, da lui offerti, insieme all’imputato ed al suo collegio difensivo. Ancora, il 16 febbraio 2024, quindici giorni prima della sentenza di primo grado, lo stesso Presidente del Collegio Giudicante partecipava all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico di Ragusa, alla presenza del Segretario generale della CEI, Mons. Giuseppe
Baturi. Ed ancora, in occasione dell’udienza del 4 marzo 2024, prima della pronuncia della sentenza di primo grado, malgrado il processo fosse celebrato a porte chiuse, veniva consentita la presenza in aula della moglie del Presidente del Collegio, quale giornalista, mentre durante tutte le precedenti udienze era stato vietato l’accesso ai giornalisti, in un’occasione finanche ai locali del Tribunale di Enna.
Dal procedimento penale a carico del sacerdote, condannato a tre anni di reclusione, ormai con sentenza passata in giudicato in data 14.05.2026, è scaturito il procedimento penale a carico del Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e del Vicario Giudiziale, nonché parroco della chiesa madre di Enna, Vincenzo Murgano, oggi imputati per il reato di falsa testimonianza resa proprio al fine di coprire l’operato del sacerdote.
All’uopo, devo segnalare che nel corso del processo è maturata la prescrizione dei reati commessi ai miei danni dal 2009 al 2011, cosicché la sentenza di condanna è stata pronunciata per un episodio di tentativo di violenza sessuale, commesso ai miei danni, e altri episodi commessi di altri due giovani, minori all’epoca dei fatti.
Invero, già nella sentenza di primo grado stesa dal Tribunale di Enna, l’operato del Vescovo di Piazza Armerina veniva così descritto “ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri/doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione”
Eppure, nella giornata del 2 giugno 2026, in occasione delle celebrazioni pubbliche per la festa della Repubblica, organizzate dalla Prefettura di Enna, ho dovuto assistere alla presenza del Vescovo Rosario Gisana, evidentemente invitato dalla Prefettura, stare accanto all’attuale Presidente del Tribunale di Enna.
Tale circostanza mi ha profondamente sconvolto.
A tale riguardo devo evidenziare che ormai da diversi anni, pur non avendo contezza diretta della circostanza, ho potuto apprezzare un contegno rispettoso del senso dell’opportunità da parte del precedente Prefetto, Maria Carolina Ippolito, e talvolta da parte di altre istituzioni militari che hanno celebrato particolari ricorrenze di natura religiosa alla presenza del Vescovo di Nicosia, Diocesi comunque ricadente nel territorio della Provincia di Enna, conservando così i rapporti con l’autorità ecclesiastica e, al contempo, avendo rispetto dello svolgersi dei procedimenti penali a carico dei predetti prelati della Diocesi di Piazza Armerina.
La circostanza esposta mi ha profondamento ferito ed indignato tanto più che in occasione della mia recente candidatura alle Elezioni amministrative della mia Città, ho dovuto subire quello che sento di poter ritenere un vero e proprio accanimento processuale della Prefettura di Enna e della Commissione elettorale circondariale di Enna, che hanno dato incarico all’Avvocatura dello Stato per impugnare la sentenza del TAR di Catania che mi aveva riammesso alle elezioni amministrative, da cui ero stato escluso per un vizio formale, consistente nella mancanza dell’autentica di una firma, a seguito di una mera svista. Al contrario, il Ministero della Giustizia, benché chiamato come persona offesa nel procedimento penale per falsa testimonianza del Vescovo di Piazza Armerina, ha scelto di non essere presente al mio fianco, lasciandomi da solo ancora una volta e non concedendo mandato all’Avvocatura dello Stato di costituirsi parte civile.
Il messaggio del mio totale isolamento da parte delle istituzioni appartiene ormai al sentire comune della mia Città.
Ill.mo Signor Presidente, mi chiedo e Le chiedo se ha avuto un senso la mia denuncia, se è giusto che un cittadino che si è rivolto alle istituzioni debba pagare un prezzo così alto e se, ancora, la presenza di un imputato accanto alle più alte cariche istituzionali locali non debba farmi ritenere che c’è già una sentenza scritta, tanto da consentire al Vescovo Rosario Gisana, ormai riabilitato anzitempo, di sedere a cuor leggero fra le figure che dovrebbero essere un esempio per i cittadini e per le nuove generazioni, pure presenti alla manifestazione del 2 giugno. I giovani dovrebbero guardare con fiducia alle istituzioni, dalle quali dovrebbero ricevere protezione e sostegno, piuttosto che assistere alla presenza di chi ha contribuito alla perpetuazione degli abusi sui minori.
Le scrivo, signor Presidente, al fine di chiederLe, nel pieno rispetto del fondamentale principio della presunzione di innocenza, un intervento volto a sensibilizzare le istituzioni locali e, nello specifico, la Prefettura di Enna, al rispetto del sentire delle vittime dei reati che, dopo aver denunciato, continuano a vivere nei loro contesti dove i poteri forti godono di canali privilegiati di interazione con le Istituzioni e dove, certamente, l’attenzione alla sofferenza altrui, deve essere anteposta ai protocolli ed ai cerimoniali che, in occasioni così importanti per il nostro Paese, sono una manifestazione pubblica dell’agire dello Stato.
Con ossequi
Enna, lì 4 giugno 2026

















