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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Aprile 2014
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

  L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

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Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

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Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.