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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » contatto » Emanuela Orlandi, il fratello Pietro e l’ultima novità sulla pista relativa al “coinvolgimento del Vaticano”

Emanuela Orlandi, il fratello Pietro e l’ultima novità sulla pista relativa al “coinvolgimento del Vaticano”

Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro chiede chiarezza sull’indagine fermata nel 2015 e sui nuovi sviluppi che coinvolgono Marco Accetti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Giugno 2026
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela scomparsa 43 anni fa, rilancia l’indagine del 2015 su un presunto sistema di pedofilia in Vaticano, sostenendo che fu interrotta e chiedendo l’audizione dell’ex magistrato Giancarlo Capaldo. Intanto la Procura di Roma approfondisce la posizione di Marco Accetti e nuove ipotesi sul sequestro della ragazza.

Emanuela Orlandi, le novità

A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il caso continua a far emergere nuovi interrogativi. Nel corso della trasmissione “Storie Italiane”, il fratello Pietro ha riportato l’attenzione su un aspetto che, a suo dire, sarebbe rimasto ai margini del dibattito pubblico.

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Si tratta di un filone investigativo sviluppato durante l’ultima inchiesta della Procura di Roma, poi archiviata nel 2015, che avrebbe riguardato un presunto sistema di pedofilia interno al Vaticano e il possibile movente di un ricatto.

Cosa ha detto il fratello Pietro

Secondo il fratello della giovane cittadina vaticana, la circostanza sarebbe stata confermata dall’ex magistrato Giancarlo Capaldo, titolare dell’inchiesta per diversi anni. Pietro Orlandi ha dichiarato:

C’è una cosa che è uscita di recente, che è stata ripresa da pochissime persone, che riguarda alcune indagini fatte durante l’ultima inchiesta chiusa poi nel 2015. Questa indiscrezione, quella è la cosa importante, non dal fratello, è stata confermata da Capaldo, che era il magistrato che seguiva l’inchiesta, che in quell’inchiesta c’era un’indagine su quella che poteva essere la base del ricatto, che andava a toccare un sistema di pedofilia all’interno del Vaticano e di personalità di alto livello del Vaticano. Indagine che è stata bloccata, fermata.

Orlandi ha quindi rivolto un appello agli inquirenti e alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo che l’ex magistrato venga ascoltato per chiarire l’origine di quel filone investigativo e comprendere chi avrebbe deciso di interromperlo. A suo avviso, infatti, l’apertura di un’indagine presuppone l’esistenza di elementi concreti che meritano di essere approfonditi.

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Le tre inchieste in parallelo

Il caso Orlandi è oggi al centro di tre distinti percorsi investigativi. Da una parte proseguono gli accertamenti della Procura di Roma, dall’altra quelli avviati dal promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi, mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta continua ad acquisire documenti e testimonianze sia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sia su quella di Mirella Gregori.

Intanto emerge nuovamente il nome di Marco Accetti, figura controversa già comparsa più volte nella lunga vicenda. Come ricordato nel corso del programma televisivo, Accetti ha fornito alcuni elementi ritenuti potenzialmente significativi, come il ritrovamento del flauto che la famiglia ha sempre considerato compatibile con quello appartenuto a Emanuela, pur senza conferme scientifiche.

Tuttavia, allo stesso tempo ha anche rilasciato numerose dichiarazioni mai riscontrate. Per anni, ad esempio, Accetti ha sostenuto la teoria secondo cui il rapimento sarebbe stato collegato all’attentato del 1981 contro Giovanni Paolo II da parte di Mehmet Ali Ağca.

Perché Accetti è indagato

Oggi, però, la Procura di Roma starebbe valutando una diversa ricostruzione. Accetti è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione. L’attenzione degli investigatori si concentrerebbe su una possibile rete che avrebbe adescato giovani ragazze, tra cui la stessa Emanuela Orlandi, destinate ad adulti.

Gli investigatori starebbero inoltre riesaminando il passato di Marco Accetti alla luce della condanna definitiva per l’omicidio colposo del dodicenne José Garramón, investito nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano.

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Il bambino era scomparso dopo essere uscito di casa con la scusa di andare dal barbiere e fu ritrovato a circa venti chilometri di distanza. Oggi gli inquirenti cercano di chiarire come il 12enne sia arrivato fino a Castel Porziano e se quella vicenda possa avere eventuali punti di contatto con le nuove ipotesi investigative sul caso Orlandi.

https://www.virgilio.it/notizie/emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-e-l-ultima-novita-sulla-pista-relativa-al-coinvolgimento-del-vaticano-1765032

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.