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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » province » Don Desio, ora l’inchiesta si allarga in altre province

Don Desio, ora l’inchiesta si allarga in altre province

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Aprile 2014
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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RAVENNA. Nuovi nomi di ragazzi, nuovi numeri telefonici, nuove foto da valutare.

L’inchiesta su Don Desio si allarga con sviluppi definiti dagli inquirenti “interessanti e inquietanti” e le indagini della polizia ora si spingono persino in altre province italiane. Qui don Desio, secondo gli inquirenti della Squadra Mobile, potrebbe aver allacciato altri rapporti sospetti con adolescenti adescati con messaggi inviati via Facebook o con il proprio cellulare.

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Al momento, come riferito ieri, sono solo due i nomi di ragazzini (entrambi quindicenni) che compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Rossella Materia. Tuttavia l’inchiesta della polizia – coordinata dal Pm Isabella Cavallari e seguita per la sua delicatezza anche dal procuratore capo Alessandro Mancini – ha avuto finora anche l’esigenza di dover arrivare presto a una richiesta di carcerazione, proprio per evitare che i rapporti tra il prete e i due ragazzini continuassero.

Nonostante questo, in appena tre settimane di intercettazioni, don Desio è stato sorpreso ad intessere due relazioni con altrettanti 15enni, tanto da spingere il gip a definire il parroco “senza freni inibitori”

La polizia è però convinta che l’attività di adescamento del prete andasse avanti da tempo e anche per questo ora si auspica che qualche genitore o qualche ragazzo trovi ora il coraggio di farsi avanti per denunciare eventuali approcci.

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Come riferito ieri, al momento sono solo due i casi che compaiono nell’ordinanza: si tratta di un 15enne non ravennate che sarebbe arrivato per Pasqua in Romagna, al quale Desio spediva messaggi dal contenuto esplicito. L’altro ragazzo è invece un coetaneo che – intercettato durante un colloquio con il parroco – ammette implicitamente di aver avuto con lui rapporti sessuali. E al don, che indugia su alcuni dettagli di esperienze sessuali, lui risponde con un misto di freddezza e soggezione: «Ma è normale fare certe cose con il proprio parroco?».

A rendere ancor più inquietante la vicenda c’è poi un dettaglio non da poco: i genitori del ragazzo si fidavano così tanto di Desio da avergli dato persino una delega per parlare con i professori a scuola.

Ma quanti altri rapporti simili potrebbero essere stati instaurati dal prete in questi 13 anni passati a Casal Borsetti? La polizia teme che la lista possa allargarsi. Al momento non sono ancora stati analizzati nemmeno i computer sequestrati al prete, ma solo i cellulari. Mentre nei prossimi giorni un nuovo sopralluogo del pm Isabella Cavallari interesserà l’interno della canonica dove Desio riceveva i suoi ragazzi e dove pare fosse prodigo di regali.

http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/3403/Don-Desio–ora-l-inchiesta.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.