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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » SVIZZERA “Il pedofilo non deve trovare rifugio nel confessionale”

SVIZZERA “Il pedofilo non deve trovare rifugio nel confessionale”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Gennaio 2011
in World
Reading Time: 3 mins read
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Notizia del 12/01/2011

Sta facendo discutere l’iniziativa parlamentare lanciata da Carlo Sommaruga. Il consigliere nazionale socialista chiede l’abolizione del segreto confessionale degli ecclesiastici in materia di reati sessuali su minori. La reazione di Padre Callisto Caldelari: “Idea fuori di testa”

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BERNA – “Un prete che riceve una confessione da parte di un pedofilo, deve denunciare i fatti alla polizia. Basta col segreto”. Lo chiede il consigliere nazionale socialista Carlo Sommaruga con l’iniziativa parlamentare presentata a metà dicembre a Berna. Una modifica del Codice penale che spazzerebbe via il segreto professionale e confessionale degli ecclesiastici in materia di reati sessuali nei confronti di minori. La proposta sta suscitando le reazioni più disparate, sia per la schiettezza utilizzata da Sommaruga, sia per le contraddizioni che la stessa iniziativa contiene.

Carlo Sommaruga, lei presenta questa iniziativa parlamentare includendo solo i reati sessuali nei confronti dei minori. Non sarebbe stato meglio allora includere tutti i reati gravi, come ad esempio l’omicidio e lo stupro?
“Ma sono soprattutto i reati sessuali su minori a scivolare nel silenzio e nell’omertà. Per fare davvero giustizia e per fare in modo che le vittime abbiano un risarcimento questo silenzio bisogna romperlo. È in questo contesto che si inserisce la mia iniziativa parlamentare”.

Di questo passo andrebbe ridiscusso anche il segreto professionale di avvocati e medici?
“No. L’avvocato è un ausiliario di giustizia. Con la sua attività permette di difendere la vittima come l’autore. È consultato nell’ottica dell’azione giudiziaria. I medici hanno il compito di consigliare e di prendere a carico gli autori di abusi sessuali con un trattamento psicologico o psichiatrico. Infatti sappiamo che la maggior parte degli autori di reati hanno una personalità affettiva turbata e i loro comportamenti possono essere ‘corretti’ con un trattamento medico mirato. L’intervento di un religioso, invece, non evita la recidiva e non contribuisce al funzionamento della giustizia”.

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La sua, viste le considerazioni, sembra sempre più una proposta anticlericale. Soprattutto nei confronti dei cattolici. Sbaglio?
“Sì, sbaglia. Perché si sa benissimo che in passato ci sono stati abusi sessuali da parte di religiosi oppure religiosi che hanno contribuito a nascondere i fatti. È una triste realtà. E comunque la mia iniziativa coinvolge tutti gli ecclesiastici, non solo i cattolici. Anche se, indubbiamente, visti i fatti emersi nell’ultimo anno, i cattolici sono fortemente coinvolti. A mio avviso la Chiesa in Svizzera non ha svolto un lavoro completo di introspezione, di riconoscimento pubblico degli errori, di scuse collettive e individuali, come è stato fatto in Irlanda, negli Stati Uniti o come si sta facendo in Germania. Io, comunque, ho deciso di lanciare questa iniziativa dopo essere venuto a conoscenza del grave occultamento di fatti tra i testimoni di Geova”.

Quali saranno ora le prossime tappe?
“L’iniziativa seguirà le tappe ordinarie. Sarà trattata in commissione e poi dal Consiglio nazionale. Spero che chi solitamente si scaglia sistematicamente contro gli autori degli abusi, spesso con proposte altamente repressive, stavolta colga l’opportunità”.

Patrick Mancini

Foto d’archivio Keystone
Padre Callisto: “Ma i preti fanno il possibile per spingere verso l’autodenuncia”

“È un’idea fuori di testa, che dimostra anche una certa ignoranza in materia”. Padre Callisto Caldelari non le manda a dire a Carlo Sommaurga. Per il frate della parrocchia del Sacro Cuore di Bellinzona non c’è alcun bisogno di toccare il segreto confessionale e professionale degli ecclesiastici: “Perché un prete che riceve la confessione di un reato grave ha già il dovere di fare di tutto per convincere l’autore del reato a costituirsi. Addirittura, in caso di rifiuto, può arrivare a negargli l’assoluzione dai peccati”. Poi Padre Callisto cita un’esperienza personale. “Una volta – racconta – è arrivato da me un uomo che mi ha confessato di avere abusato della figlia della sua compagna. Io l’ho esortato ad autodenunciarsi, spiegandogli che visto il suo pentimento avrebbe anche avuto qualche sconto di pena. Lui ha accettato. L’ho accompagnato io, di persona, dal procuratore”. E nel caso di religiosi che commettono reati di pedofilia? Padre Callisto non ha dubbi: “I vescovi devono esortare il prete ad autodenunciarsi alle autorità. È successo anche in Ticino, in passato”. Infine, una riflessione sul valore della confessione: “La confessione è finalizzata alla conversione e al cambiamento di vita. Se non c’è un segreto, uno rischia di non convertirsi più. Non bisogna, infine, dimenticare che una proposta come quella di Sommaruga dovrebbe passare perlomeno anche dal Vaticano, non solo da Palazzo federale”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.