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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Dicembre 2025
in World
Reading Time: 6 mins read
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di Giacomini Alessandro – La Chiesa Cattolica non ha mai chiesto scusa a Sinéad O’Connor, non lo ha fatto nel 1992, quando la distrusse mediaticamente, non lo ha fatto nel 2002, quando la cronaca le diede ragione, e non lo ha fatto nel 2023, quando lei se n’è andata.

Questo silenzio non fu una dimenticanza, ma una precisa scelta politica, ammettere il torto fatto a Sinéad significherebbe ammettere che un’intera gerarchia ha preferito la tutela dei pedofili alla salvezza dei bambini.

L’8 ottobre 1992 la nota cantante Sinéad O’Connor non compì un gesto blasfemo, smise semplicemente di fingere, sul palco del Saturday Night Live cantò War di Bob Marley, cambiò il testo per parlare di abusi sui minori e strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II (dicasi Wojtyla).

Disse: Fight the real enemy, il vero nemico non era la fede era l’istituzione che la usava come scudo per proteggere i colpevoli.

La risposta fu un linciaggio globale, non contro i pedofili, non contro chi li aveva coperti, ma contro una donna sola.

Sinéad spiegò, urlò, insistette, la sua era una denuncia contro la copertura sistematica degli abusi sessuali sui minori da parte della Chiesa cattolica.

Non fu ascoltata, perché ascoltarla avrebbe significato guardare negli occhi una verità orrenda, che per decenni la Chiesa aveva scelto di salvare sé stessa, non certo i bambini.

E mentre Sinéad veniva distrutta pubblicamente, la Chiesa continuava a funzionare esattamente come prima, ciò che Sinéad aveva intuito con il dolore, i documenti lo confermavano con il gelo della burocrazia.

Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, la protezione dei preti abusatori non è stata un errore di percorso, ma una dottrina ufficiale.

Nel suo periodo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadì il segreto pontificio sui delicta graviora (i delitti più gravi), in pratica:

silenzio obbligatorio, niente denunce, niente giustizia civile, i vescovi non erano tenuti a rivolgersi ai tribunali, i preti abusatori venivano spostati, i bambini sacrificati e le famiglie lasciate sole.

Non furono errori, fu una strategia, una strategia che permise a migliaia di sacerdoti di continuare a stuprare minori in tutto il mondo.

In Francia, una commissione indipendente ha stimato 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020, duecento sedicimila vite spezzate, ma il problema per il mondo, restava Sinéad O’Connor.

Fino al 2001, la guida suprema era il documento “Crimen sollicitationis” del 1962, che imponeva il “segreto del Sant’Uffizio“ su ogni indagine per pedofilia.

Le istruzioni erano inequivocabili:
segreto permanente, anche dopo la fine del processo, il silenzio doveva essere totale e pena di scomunica per chiunque osasse denunciare all’esterno, cioè alla magistratura civile.

​Nel 2001, Joseph Ratzinger, braccio destro di Giovanni Paolo II, non scardinò questo sistema, ma lo blindò con l’epistola De Delictis Gravioribus.

Ribadì il “segreto pontificio”, assicurando che i crimini sessuali contro i minori rimanessero un affare interno, gestito da vescovi che avevano come unico mandato quello di evitare lo scandalo, non di consegnare i mostri alla giustizia.

Nel 2002 il Boston Globe fece ciò che Sinéad O’Connor aveva fatto dieci anni prima, raccontò i fatti, solo che allora non si strappavano più foto, si strappavano le maschere.

Sinéad aveva detto la verità, la Chiesa aveva mentito eppure nessuno le chiese scusa.

Non la Chiesa, non il Vaticano, non Giovanni Paolo II, beatificato e santificato senza che il suo ruolo nel sistema di copertura venisse mai affrontato, mentre

Sinéad non fu riabilitata, non le venne restituita la carriera, non le venne restituita la voce, non le venne restituita la dignità.

Venne lasciata a combattere da sola contro traumi, malattie mentali, ferite profonde, molte aggravate proprio da quel linciaggio pubblico, ma non ritrattò mai, non chiese mai perdono perché non aveva nulla di cui pentirsi.

È morta nel luglio 2023 a 56 anni, solo allora partirono gli elogi, solo allora divenne una “profeta”, solo allora una “visionaria”, ma anche, solo parole vuote, pronunciate quando non costano più nulla.

Ma non per la Chiesa cattolica, che invece, non disse nulla, nessuna ammissione, nessuna richiesta di perdono, nessuna parola per la donna che aveva denunciato ciò che poi si rivelò vero.

Sinéad O’Connor non è stata una martire della musica è stata una vittima collaterale di un sistema di potere che ha preferito distruggere chi parlava piuttosto che fermare chi abusava, strappò una foto per difendere dei bambini, e la Chiesa, con il suo silenzio, strappò lei.

La Chiesa di Wojtyla non ha “omesso” di vigilare, ha attivamente impedito che la giustizia facesse il suo corso, spostando i preti da una parrocchia all’altra come pezzi di un gioco perverso, regalando loro nuove vittime in cambio del silenzio.

​Il fatto che Giovanni Paolo II sia stato proclamato Santo a tempo di record è l’insulto finale a Sinéad O’Connor e a tutte le vittime di abusi.

È la prova che per il Vaticano la difesa del prestigio dell’istituzione vale più della dignità umana.

​Sinéad O’Connor è morta senza aver ricevuto un grammo di quella giustizia che chiedeva, mentre la Chiesa Cattolica non ha mai fatto i conti con lei perché lei è lo specchio della loro vergogna.

Ricordarla oggi non è un omaggio, è un atto di accusa contro un’istituzione che non ha mai chiesto scusa e che, proprio per questo, non ha mai davvero fatto i conti con la propria colpa.

Ricordarla oggi significa non perdonare un’istituzione che continua a nascondersi dietro il fumo dell’incenso per non guardare il sangue sulle proprie mani.

​Fonti – Link – Approfondimenti:

  • ​Crimen Sollicitationis (1962):

Per decenni, questo documento è stato il manuale d’istruzioni per occultare i crimini sessuali. Prevedeva il “segreto del Sant’Uffizio”, punendo con la scomunica chiunque, vittima o testimone, riferisse i fatti alla magistratura civile.

 Fonte: Archivio Vaticano / Testo integrale su AGER

Testo integrale tradotto dal latino (Associazione Rete L’Abuso)

  • De Delictis Gravioribus (2001):

Sotto la firma dell’allora prefetto Joseph Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, la Chiesa ribadiva che i “delitti più gravi”, tra cui la pedofilia, dovevano restare sotto il “segreto pontificio”.

Un atto che, di fatto, sottraeva migliaia di criminali alla giustizia ordinaria.

Fonte: Lettera Ad exsequendam, Santa Sede

  • ​​Francia:Il Rapporto Sauvé ha stimato circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020.

Fonte: CIASE – Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église

  • ​Irlanda:

Il Rapporto Ryan e il Rapporto Murphy hanno scoperchiato decenni di torture e abusi sistematici nelle istituzioni cattoliche.

 Fonte: Murphy Report – Department of Justice

  • ​Italia:

Il nostro Paese resta un’anomalia europea, privo di una commissione d’inchiesta indipendente statale, con la CEI che si limita a “report” parziali basati solo sulle segnalazioni interne.

Le inchieste successive, come il Rapporto Ryan, avrebbero confermato che in quegli anni migliaia di bambini venivano abusati in istituti gestiti da ordini religiosi, con la piena consapevolezza dei vertici.

  • ​​Francia (Rapporto Sauvé):Circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020. Il rapporto sottolinea il carattere “sistemico” degli abusi.
        • ​Fonte: CIASE – Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église

       

  • ​Stati Uniti (Inchiesta Spotlight): L’inchiesta del Boston Globe che nel 2002 scoperchiò le coperture dell’arcivescovo Bernard Law a Boston, protetto dal Vaticano fino alle dimissioni.
    • ​Fonte: The Boston Globe – Spotlight Investigation
  • ​Italia: Il nostro Paese rimane privo di una commissione d’inchiesta statale indipendente. I dati della rete L’Abuso (unica associazione che monitora i casi in Italia) parlano di un numero di casi sommersi enorme, con una protezione istituzionale ancora fortissima.
    • ​Fonte: Rete L’Abuso – Osservatorio abusi in Italia

​Irlanda, la terra di Sinéad, migliaia di bambini torturati nelle Magdalene Laundries e nelle scuole cattoliche.

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https://www.rsi.ch/info/mondo/Irlanda-la-strage-degli-illegittimi–1241838.html

https://europa.today.it/attualita/irlanda-scuole-cattoliche-abusi-sessuali.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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