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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti

Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Gennaio 2011
in World
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Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti
Un ragazzino che subì violenza è diventato anni dopo un efferato assassino

LA VALLETTA – Ancora gli stessi preti e lo stesso orfanotrofio. A una settimana dalla visita di papa Benedetto XVI, nuove accuse pesanti sono state sollevate verso la Chiesa maltese per atti di pedofilia ed abusi su minori nell’Istituto San Giuseppe di Santa Venera. Questa volta a puntare il dito è un abusato divenuto un efferato assassino, che, in un raptus di rabbia per essere stato toccato, ha ucciso e fatto a pezzi un omosessuale: un “mostro”, come lui stesso si definisce, che ha appena scontato 20 anni di carcere per quel delitto macabro che aveva sconvolto l’isola nel 1991.
Gaetano Scerri, 46 anni, conosciuto meglio con il soprannome “l’uomo”, parla per la prima volta e rivela i dettagli della sua infanzia nelle mani dei preti pedofili nell’Istituto di San Giuseppe. La sua storia verrà pubblicata oggi anche sulla prima pagina del domenicale di Malta “Illum”. L’orfanotrofio è lo stesso da dove sono partite le denunce di altri dieci vittime degli abusi, tra cui Lawrence Grech e Joseph Magro che stanno preparando una protesta tra la folla che accoglierà il Pontefice per la messa domenica prossima a Floriana.
Scerri racconta di una “infanzia rubata” e di essere diventato un “mostro omofobico” per colpa dei preti che lo abusarono per anni, spiegando che «gli abusi, gli stupri, la deprivazione e le botte hanno fatto di me un omicida spietato, pieno di rabbia verso la società».
«Non ho meritato niente di questo», lamenta Gaetano Scerri che ricorda quella tragica notte del 7 aprile 1991 quando insieme ad un suo complice Reno Mercieca, uccise un uomo, e lo tagliò a pezzi con il vetro di una bottiglia rotta. I brandelli del cadavere furono buttati in mare ed altri invece sono state trovate sparsi in varie posti della capitale La Valletta.
Il delitto, col suo sfondo omosessuale, aveva scioccato l’opinione pubblica. Ma mai nessuno aveva capito che Scerri aveva agito d’istinto contro un uomo che lo voleva “toccare”.
«La vittima mi voleva toccare, ed io ho solamente reagito, il resto lo sapete com’è finito?», dice oggi. Scerri ricorda che da piccolo veniva forzato a dormire nudo e senza lenzuola, picchiato duramente dai preti tanto di fargli perdere un dente.
«Io e gli altri – spiega – siamo cresciuti avendo paura delle donne, perché eravamo sempre esposti al sesso tra uomini, abbiamo creduto per molto tempo di essere omosessuali». Disoccupato e senza soldi, Gaetano Scerri adesso chiede che la giustizia sia fatta. «Io sono stato processato perché mi hanno fatto un mostro, ho pagato per i miei sbagli, ma adesso tocca ad altri di assumere le loro responsabilità davanti alla giustizia, e chiedo alla Chiesa che questi preti vengono processati e condannati senza nessuna pietà».
Scerri insiste che non serve a niente se i vescovi di Malta si limitano a esprimere «dolore e pentimento: serve giustizia».
I quattro preti, Charles Pulis, Joseph Bonnett, Godwin Scerri e Conrad Sciberras – accusa – rimangono protetti dalla Chiesa, con il loro processo messo in “Sine Die”, a causa di un accordo raggiunto tra lo Stato Maltese e la Chiesa negli anni sessanta, secondo cui i membri del clero rispondono solo alla giurisdizione del Tribunale Ecclesiatico e non quella criminale. Sabato e domenica prossima, Gaetano Scerri sarà presente insieme alle altre vittime dell’Istituto San Giuseppe alla protesta che viene preparata durante la visita del Papa.(f.a.)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.