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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
12 Dicembre 2016
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Diventa un caso internazionale l’arresto di don Nicola Corradi, il prete italiano già accusato di abusi avvenuti negli anni 80 nei confronti dei bambini sordi dell’Istituto Provolo di Verona, coinvolto nel 2009 in una Commissione di Inchiesta conclusa in Italia nel 2011 e oggi arrestato in Argentina presso l’omonimo istituto per sordi Antonio Provolo dove trovò rifugio lasciata l’Italia.

Gli abusi per i quali oggi Corradi è stato arrestato in Argentina sarebbero avvenuti nei confronti di almeno 22 vittime, tra il 2007 e il 2009 quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires.

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Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buonos Aires, ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009.

Nel maggio del 2014 la Rete L’ABUSO inviò in un video messaggio a papa Francesco, un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciavano pubblicamente la loro situazione lamentando il muro di omertà che anche ai tempi di papa Francesco continua a esserci.

Nel video messaggio che inviammo con un testo allegato alla Segreteria di Stato del Vaticano, compaiono 17 vittime italiane, tra cui alcuni ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona e al minuto 2,50 di quel video indirizzato a Bergoglio, scorre l’elenco dei preti e dei fratelli laici coinvolti nello scandalo di Verona. Tra questi anche don Nicola Corradi che già nel 2014 localizzavamo come residente in Argentina presso il Provolo. Insieme a lui altri due sacerdoti italiani accusati a Verona.

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Pubblicammo quella lista anche in un articolo intitolato “L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina” denunciando il fatto che alcuni di loro fossero stati trasferiti nelle strutture argentine del Provolo. La cosa interessante è che quella lista è stata prodotta a seguito della commissione di inchiesta sugli abusi al Provolo di Verona, voluta proprio dal Vaticano che si concluse nel 2011. In quella occasione il Vaticano dovette ammettere che gli abusi erano avvenuti. (Testimonianze anche nel docu film di Silvia Luzi e Luca Bellino “La preda. Il silenzio nel nome di Dio“)

Prima potevamo dichiarare che Bergoglio già nel maggio del 2014 era al corrente di quella lista ricevuta con il video messaggio, adesso possiamo dichiarare che il Vaticano, almeno nel 2011 era informato grazie all’esito della commissione di inchiesta e che quella documentazione era nella disponibilità di papa Francesco dal giorno della sua elezione, nel 2013.

Nei giorni scorsi il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che già nel 2009 ammetteva gli abusi e rassicurava che “nessuno degli accusati è più a contatto con i giovani”, si è detto disposto a collaborare con le autorità argentine suscitando le critiche delle vittime del Provolo le quali da anni chiedono legittimamente al Vaticano il carteggio integrale di quella commissione d’inchiesta della quale per il momento hanno ricevuto tramite la diocesi solo un breve resoconto.

Ma in Argentina qualcuno chiede conto all’Italia e al Vaticano. Il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi.

Anche la stampa locale e le associazioni come la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico guidata da Julieta Añazco (che partecipò al j’accuse video del 2014) accusano i vertici della chiesa argentina senza risparmiare lo stesso Bergoglio.

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In una lunga intervista si legge “Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, Papa Francesco.”

Da parte del Vaticano per ora solo un imbarazzante silenzio sulla vicenda, mentre le autorità ecclesiastiche argentine dichiarano di non essere mai state informate sui precedenti di Corradi in Italia.

Francesco Zanardi

Portavoce della Rete L’ABUSO

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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