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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Dicembre 2011
in Triveneto
Reading Time: 4 mins read
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di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

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CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

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Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

http://www.infonodo.org/node/35175

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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