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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alda Franchetto » Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Gennaio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Triveneto
Reading Time: 6 mins read
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Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

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Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

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In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

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Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

Continua…..

Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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