Quanti sono i preti pedofili di cui la Chiesa si deve occupare? In che modo se ne occupa e che fine fanno? La risposta ha dell’incredibile e arriva addirittura da uno dei massimi esperti di abusi clericali, Jordi Bertomeu, molto amico di papa Prevost. Bertomeu, come ci racconta Giorgio Meletti in questo dettagliato articolo che vi invito a leggere con attenzione, spiega che il papa può concedere “la grazia della dispensa dallo stato clericale” ai preti accusati di abusi sessuali: in questo modo si eviterà il processo canonico e il reato scomparirà come non fosse mai stato commesso. Le vittime? Che importa, tanto non hanno il diritto di avere informazioni sull’esito delle loro denunce e se il papa vuole concedere la dispensa al colpevole per estinguere la colpa, la sua decisione è comunque insindacabile. Se pensate che questo “tana libera tutti” sia un escamotage usato raramente, vi sbagliate. I dati li fornisce lo stesso Bertomeu: soltanto negli ultimi nove anni, infatti, ogni tre giorni è stato graziato un prete pedofilo. Alla faccia della tolleranza zero.
Se volete incontrarci di persona, saremo al Dig Festival di Modena, il festival internazionale di giornalismo d’inchiesta, venerdì 25 settembre. Parleremo di abusi nella chiesa e con noi ci saranno Paolo Mondani, Stefano Feltri, Ludovica Eugenio e don Roberto Maier.
La premessa è d’obbligo, per definire subito l’argomento che qui si tratta. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che nei nove anni 2012-2020, composti per l’esattezza di 3.288 giorni, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha aperto, per ogni giorno che Dio ha mandato in terra (absit iniuria verbis) due processi ecclesiastici penali per reati sessuali commessi da sacerdoti su vittime minorenni. Due al giorno. Nello stesso periodo il papa, strettamente inteso come persona fisica (il signor Joseph Ratzinger per il 2012 e il signor Jorge Mario Bergoglio per gli otto anni seguenti), ha concesso all’imputato una dispensatio ab oneribus (una sorta di “grazia” che estingue il processo) ogni tre giorni. Ogni tre giorni un prete pedofilo è stato graziato. Uno ogni tre giorni.
Ecco perché non è solo lecito ma doveroso tenere sempre presente che la Chiesa cattolica è ossessionata dagli abusi sessuali che essa stessa commette. Un dramma che domina la sua vita ogni giorno, ogni pensiero in ogni momento, nonostante gli sforzi delle gerarchie ecclesiastiche di mostrarsi spensieratamente dedite ad altro. Anche se è vero che con Leone XIV ogni sforzo di dissimulazione sta diventando vano: il papa di Chicago ci sta abituando a storie veramente assurde.
L’incredibile corto circuito sul caso Rupnik (sabato 12 settembre solenne inaugurazione con benedizione papale dei mosaici di Aparecida in Brasile, sabato 26 settembre visita a Lourdes con i mosaici dell’abusatore seriale coperti in accordo con il papa) impallidisce di fronte alla incredibile rivelazione di un avvocato di Madrid, Javier Tebas, su come Leone XIV ha potuto salvare il suo amico Eleuterio Vásquez Gonzáles, detto padre Lute, da gravissime accuse di pedofilia.
Vista la complessità della vicenda, è bene partire dall’inizio, cioè dall’8 maggio 2025, giorno in cui Robert Prevost viene eletto papa. Subito dopo la fumata bianca cominciano a circolare notizie sul caso delle tre sorelle Quispe che, a Chiclayo (in Perù), nel 2020 erano andate dall’allora vescovo Prevost a denunciare gli abusi sessuali subiti quando erano bambine, a partire da nove anni di età, da padre Lute. Prevost è accusato di non aver fatto niente, in sostanza di averlo coperto.
VISITA A CASA DEL PAPA
In difesa di Prevost scende in campo immediatamente Jordi Bertomeu, catalano, funzionario della sezione disciplinare del Dicastero per la dottrina della fede (Ddf). Vanity Fair España, a ottobre del 2021, lo descrive come uno «uno degli uomini chiave della cerchia di Francesco, probabilmente uno di quelli di cui il papa si fida di più in Vaticano, una specie di 007 incaricato dal pontefice di indagare i casi più intricati di abusi sui minori di sacerdoti e vescovi». Jordi “007” Bertomeu è anche talmente amico di Prevost che il 9 maggio mattina è uno dei primi ad andare a parlare con il papa appena eletto nel suo appartamento al palazzo del Sant’Uffizio. Bertomeu diventa amico di Prevost proprio in Perù, insieme combattono il Sodalitium Christianae Vitae, movimento apostolico fondato dal laico Luis Figari e sciolto da Francesco all’inizio del 2025 per abusi sessuali e violazione di quasi tutti comandamenti. Per Bertomeu le accuse di copertura di padre Lute sono montature degli uomini del Sodalizio che vogliono vendicarsi di Prevost.
Quella mattina al palazzo del Sant’Uffizio hanno parlato della seccante grana di padre Lute? Ovviamente non lo sappiamo ma è un fatto che Bertomeu esce da casa di Prevost e si precipita a rilasciare due interviste radiofoniche molto simili a due emittenti catalane, Radio Estel e Rac1. Dice a Radio Estel: «Penso che nessuno possa dirlo con la cognizione di causa con cui posso dirlo io. Dal 2012 seguo i casi di abuso in America Latina, in particolare quelli del Perù e, nello specifico, i due casi di Chiclayo che vengono maggiormente agitati in questo momento. Non so più in quale lingua dirlo: ora lo sto dicendo in catalano e in questi giorni l’ho detto in diverse altre lingue. È falso. Categoricamente falso. Prevost non ha mai coperto alcun caso».
La vicenda delle tre sorelle Quispe è molto controversa. La maggiore delle tre sorelle, Ana Maria, non ha mai rinunciato alle sue accuse a Prevost, ma il papa e i suoi amici pensano che sia strumentalizzata dal Sodalizio. Esattamente un anno fa, nella biografia autorizzata di Prevost, Ciudadano del mundo, uscita il 14 settembre 2025 in occasione del suo settantesimo compleanno, l’autrice Elise Ann Allen dedica ben 25 pagine alle accuse di Ana Maria Quispe, e così conclude: «Contrariamente a quanto affermano altre testimonianze citate in questo libro, Ana María sostiene che, sebbene la diocesi [cioè Prevost, ndr] abbia aperto il caso, non ha svolto un’indagine, con la scusa che “nella Chiesa non esiste un modo per indagare”. Tuttavia, come ha confermato il Vaticano, a Roma esiste effettivamente un fascicolo, il che dimostrerebbe che un’indagine è stata condotta. Quispe insiste sul fatto che in tale dossier esista soltanto “un foglio”, il che significherebbe, secondo lei, che non c’è stata un’indagine adeguata». Insomma, Allen non può dare della bugiarda a Quispe e, pur alludendo a ipotetiche strumentalizzazioni, lascia al lettore qualche dubbio su Prevost: «Alla fine, ciò che risulta chiaro è che non si tratta di un caso di abuso come tanti altri, ma di uno in cui uno sforzo genuino per aiutare le vittime si è scontrato con molti interessi particolari, personali e istituzionali, con l’elezione del papa Leone XIV e, in mezzo a tutto ciò, tre donne rimasero disorientate, sentendosi usate».
LA GRAZIA PAPALE A PADRE LUTE
Siccome al clero piace “farlo strano”, dopo la tempesta di veleni che ha accompagnato la sua elezione Robert Prevost non ha risparmiato al suo pubblico un nuovo colpo di scena. A novembre 2025 ha concesso a padre Lute la dispensatio ab oneribus, o “grazia della dispensa dallo stato clericale”, una genialata alla quale anche i più raffinati teologi faticano a dare un senso. Funziona così: se un prete è sotto processo per violenza sessuale su minori davanti al tribunale del Ddf, può chiedere al papa di essere (anche provvisoriamente) spretato. In questo modo il processo finisce come se l’imputato fosse morto, infatti dove non c’è più prete non c’è più processo ecclesiastico. Alle sorelle Quispe la notizia che Lute aveva chiesto la “grazia” è stata data per le vie brevi due giorni dopo la morte di Bergoglio, tanto che hanno rivolto un ingenuo appello al nuovo papa perché non concedesse la cosiddetta “grazia” che avrebbe negato il loro diritto alla giustizia. Prevost, sicuramente dopo ampio discernimento, se n’è semplicemente fregato delle tre bambine violentate e ha graziato il suo vecchio amico padre Lute. Alle sorelle Quispe la notizia è arrivata su un foglietto (un po’ gualcito, dicono) perché Prevost da cinque anni si rifiuta di incontrarle: di norma questo papa incontra le vittime di abusi solo se selezionate tra le più mansuete e più pastorizzate dai pastori locali. Le sorelle Quispe non sono state ancora pastorizzate.
[Si noti che nella concezione del diritto italiano la grazia segue per definizione una condanna, mentre nella concezione della Chiesa la grazia papale cancella tutto: colpe, peccati, documenti, processi, pene, risarcimenti e vittime, che non hanno neppure diritto di vedere gli atti. In termini giuridici è il punto in cui la figura del papa e quella del marchese del Grillo coincidono].
Eccoci dunque alla eclatante novità impacchettata per il settantunesimo compleanno del papa da Javier Tebas, l’avvocato di Madrid che rappresenta le sorelle Quispe.
Tebas ha scritto su Infovaticana – un sito spagnolo che i buoni cristiani che circondano Prevost diffamano quotidianamente come «diffusore di bufale, sciocchezze e fake news» perché ce l’ha con il papa, che magari è vero, ma i fatti restano – che proprio Bertomeu nel 2021 ha scritto su Ius Canonicum, rivista di diritto canonico dell’Università di Navarra, un saggio dedicato alla prassi della dispensa dagli obblighi clericali (si può leggere qui).
Bertomeu in questo saggio mostra che, nel complesso sistema di pensiero della Chiesa, la dispensa dagli obblighi clericali serve esattamente per cancellare i processi per abusi sessuali senza lasciare alcuna traccia negli archivi del Ddf. Affronta il tema dando per inteso che gli abusi sessuali dei preti sui minori sono un fenomeno talmente diffuso da dover essere gestito con la statistica («il 70 per cento dei minori abusati è costituito da adolescenti maschi e il 20 per cento da adolescenti femmine») e da travolgere le strutture della Chiesa: «L’impossibilità — e non la semplice difficoltà — per molti Ordinari di celebrare un processo penale giudiziale ai sensi del canone 1721, a causa della mancanza di risorse umane e tecniche, era una circostanza molto più diffusa di quanto alcuni membri della Curia o studiosi avrebbero mai voluto riconoscere». Avvertenza: si parla degli abusi denunciati che sfociano in un’apertura di processo ecclesiastico, che sono solo una piccola parte dei casi reali. Appare plausibile ipotizzare, sulla base dei dati di Bertomeu, che ogni giorno vengano abusati da preti cattolici da cinque a dieci minori. Ogni giorno.
IL POTERE ASSOLUTO DEL PAPA
Secondo Bertomeu, anche se il trucco di spretare l’abusatore per cancellare i processi non ha nessuna base legale, può ugualmente «essere considerato una prassi avente valore normativo, in virtù della specifica approvazione del Romano Pontefice per ogni dispensa concessa». Dietro questa frase c’è una realtà terrificante: nonostante la proliferazione di leggi, costituzioni, codici e canoni di ogni tipo, l’unica legge davvero vigente nella Chiesa è che il potere del papa è assoluto e illimitato. E quindi questa prassi, ammette Bertomeu, «non solo evita di giungere a una dichiarazione autorevole sulla colpevolezza o meno del reo, ma comporta inevitabilmente che la presunta vittima non possa vedere riparato il male causato dal suo aggressore». Ma si fa così perché lo vuole il papa: «prassi avente valore normativo» significa che una cosa illegale diventa legale se piace al papa.
Qui c’è il passaggio più agghiacciante. Bertomeu spiega che le vittime devono farsene una ragione: il loro diritto ad avere giustizia e riparazione non è l’unico di cui la Chiesa deve preoccuparsi. Val la pena di leggere le sue parole esatte: «I fedeli possono responsabilmente rinunciare a far valere un diritto personale qualora, nel caso concreto, salvaguardino in tal modo la comunione ecclesiale, poiché questa, per opera dello Spirito, possiede un carattere organico analogo a quello di un corpo vivo e operante. Di fronte alla possibilità che un chierico richieda la dispensatio ab oneribus, deve prevalere il diritto della presunta vittima a ottenere il riconoscimento della colpevolezza dell’imputato (cfr. can. 1341) e, di conseguenza, a che non gli sia concessa la dispensa, ma venga invece portato a conclusione il processo in corso? Oppure deve prevalere il diritto della comunità ecclesiale ad allontanare dal ministero pastorale un ordinato che, nel corso delle indagini preliminari o del processo penale, si sia implicitamente riconosciuto inidoneo a dispensare i misteri di Dio al servizio del popolo di Dio?».
Chi non ha una laurea in teologia non dispone degli strumenti culturali per comprendere perché la Chiesa venga protetta dallo spretamento dei preti pedofili prima del processo e non anche dopo, ma rimane il fatto che grazie al “lodo Bertomeu” i preti pedofili la fanno franca e le vittime vengono mandate al diavolo senza pietà in nome del bene della Chiesa che, come tutti i buoni cristiani sanno, è più importante dei diritti di un bambino violentato a otto anni.
Non sorprende dunque che l’avvocato Tebas – di fronte a queste oscene argomentazioni del sedicente 007 anti-pedofili – reagisca con tono inferocito: le tre sorelle Quispe sono state abusate rispettivamente all’età di nove, undici e tredici anni da padre Lute e Leone XIV ha deciso di sottrarlo al processo ecclesiastico, e senza dare nessuna spiegazione a queste tre donne e ai loro genitori che le avevano affidate alla Chiesa.
I numeri della vergogna li fornisce lo stesso Bertomeu. Il funzionario del Ddf sa tutto e sciorina in un saggio accademico dati che, se li chiede un giornalista alla sala stampa vaticana, risultano coperti dal segreto più impenetrabile. In ogni caso Tebas, leggendo Ius Canonicum, ha trovato i dati: tra il 2012 e il 2020 sono stati aperti 6.236 fascicoli al Ddf, e 1.058 si sono conclusi con la concessione di una “dispensatio ab oneribus”, il 17 per cento del totale dei casi, con una media annua di 117. Colpisce l’accelerazione, che si consuma durante il ponificato di Bergoglio: le dispense sono passate da 79 nel 2012 (ultimo anno di Ratzinger) a 179 nel 2020, più del doppio in otto anni. «Tradotto: più di mille casi di abusi su minori giunti al tribunale supremo della Chiesa si sono chiusi senza che nessuno stabilisse cosa è accaduto, e il ritmo aumenta», spiega Tebas.
LE BUGIE DI PAPA FRANCESCO
Il 22 settembre 2017 papa Francesco proclamò solennemente, a favore di telecamere, la “tolleranza zero” per i preti pedofili. Ecco le sue parole testuali: «Mai la grazia a preti e religiosi condannati per pedofilia! Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro». Chiarissimo! Ne ha firmate solo 979 negli anni dal 2013 al 2020, stando ai dati ufficialmente forniti dal suo 007 anti-pedofili. Forse voleva dire: «Mai ne firmerò più di due alla settimana», perché è questo il severo limite a cui si è rigorosamente attenuto. Se parlassimo di un politico lo definiremmo un bugiardo e un impostore. Trattandosi del papa, ci penseranno i credenti.
Accusa Tebas: «Dietro quei mille fascicoli ci sono, come minimo, mille persone che hanno denunciato e non hanno ricevuto risposta. È probabile che siano più di una per fascicolo. Migliaia di uomini e donne, in ogni caso, ai quali lo stesso sistema che li ha incoraggiati a denunciare ha poi negato la verità e la riparazione». Ma quanti processi sono stati vaporizzati dalla dispensa papale dopo il 2020? Quanti pedofili sono stati graziati da Bergoglio e da Prevost? Segreto pontificio, almeno fino a quando Bertomeu non scriverà un nuovo saggio accademico con i dati aggiornati. L’unica notizia pubblica è che Leone XIV ha graziato padre Lute, il parroco di Chiclayo che lui stesso avrebbe dovuto mettere sotto accusa.
Ed è qui che il diavolo (che, come assicurava Bergoglio, esiste) ci mette la coda. Esce un libro apologetico su Prevost e i suoi anni in Perù, El pastor y los lobos di Santiago Roncagliolo che, forse per distrazione, lascia cadere un paio di notizie interessanti sui rapporti tra Prevost e padre Lute. È ancora Infovaticana a notare la cosa: «Nel raccontare il rapporto tra il vescovo Prevost e padre Lute – all’epoca il sacerdote più popolare della diocesi, promotore della devozione del Niño del Milagro de Eten – Roncagliolo scrive: “Combattere insieme unì molto il vescovo e il padre. Padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva. E il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi. Lute offrì cinquemila testimonianze di persone guarite, aiutate o salvate dal Niño del Milagro. Ne ottenne ventimila, che Prevost portò a papa Francesco nel 2019. Allo stesso tempo, Prevost contava sulla popolarità di Lute per evangelizzare e creare vocazioni sacerdotali. Come papa, si sarebbe portato in Santa Sede, come segretario privato, un discepolo di Lute, Edgard Rimaycuna”. Il passo è doppiamente rilevante – commenta Infovaticana – primo, perché documenta un rapporto di stretta fiducia e collaborazione tra Prevost e Lute – “padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva”, “il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi” – negli anni immediatamente precedenti alle denunce delle vittime contro il sacerdote presentate allo stesso Prevost nell’aprile 2022. Secondo, perché colloca in quell’orbita, come discepolo dell’accusato, la persona che oggi condivide il quotidiano del Pontefice: il suo primo segretario personale».
IL PAPA PERDONA SOLO SE HA PAURA?
A questa notizia ha reagito il giornalista peruviano Pedro Salinas, amico e apologeta di Prevost, a cui è grato perché lo ha difeso dalle aggressioni del Sodalizio quando denunciava con i suoi articoli le malefatte di Figari e soci. Salinas accusa Infovaticana di vigliaccheria perché «sempre in modo sottile spara contro Papa Leone XIV, ma mai frontalmente, punta sempre a gente del suo entourage». Poi rispolvera un antico cavallo di battaglia, sempre più simile a un autogol: come si può accusare Prevost di proteggere un pedofilo se da vescovo è andato così coraggiosamente all’attacco del potente Sodalizio? Dice Salinas: «Cosa stanno suggerendo? Che Papa Robert Prevost non ha indagato su un caso di un pretino abusatore a Chiclayo e invece ha agito contro il potente Sodalizio? Cioè, ha avuto più paura di Lute che del Sodalizio?».
Questo bizzarro modo di ragionare esclude che il papa possa essere severo con qualcuno e clemente con qualcun altro quando c’è la storia di Bergoglio a dimostrare la capacità di un buon papa di proteggere gli amici e colpire ferocemente, senza traccia alcuna di pietà cristiana, i nemici.
Ancora più bizzarra è l’idea che un uomo di Chiesa possa essere debole o clemente solo per paura. Bene, seguendo il filo di un ragionamento chiaramente costruito per tenere lo scheletrone di Prevost chiuso dentro l’armadio, dovremmo dunque immaginare che Bergoglio abbia protetto in ogni modo l’abusatore seriale Marko Rupnik (cosa ormai dimostrata) perché ne aveva paura? Interessante ipotesi adombrata da uno dei massimi esperti mondiali di abusi sessuali dei preti. Autorevolmente amico di Leone XIV.
(Foto: Robert F. Prevost al Concistoro del 30 settembre 2023)
https://federicatourn.substack.com/p/lo-007-del-papa-racconta-per-sbaglio















