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Prete pedofilo a Genova: “Voglio bambini e con problemi in famiglia”

Redazione Media Web by Redazione Media Web
17 Maggio 2011
in TV e programmi radio
Reading Time: 3 mins read
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Quattordicenni, massimo quindicenni. A volte bambini e con problemi di famiglia. Secondo quanto trapelato dalla procura di Genova, era questa la richiesta di don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Genova – Sestri Ponente, arrestato per violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, a un pusher che gli avrebbe procurato cocaina e ragazzini.

Il pusher reclutava i ragazzi nel centro storico e al centro commerciale della Fiumara. Il sacerdote resta in carcere, così come deciso dal gip Annalisa Giacalone, perché “potrebbe violentare ancora” o inquinare le prove. Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge sconcertante. L’INTERVISTA DI AFFARI Paolo Bonanni, avvocato di Don Riccardo ad Affari: “Chiederemo un nuovo interrogatorio.

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Stiamo valutando la perizia psichiatrica” Don Seppia in cambio di prestazioni sessuali avrebbe offerto cocaina o denaro, cinquanta euro alla volta. Di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni il suo avvocato, Paolo Bonanni, chiederà un interrogatorio con il pm, Stefano Puppo. L’ORDINANZA – La personalità di un demonio, si legge nell’ordinanza. La bestemmia, nel linguaggio di Don Riccardo, fa parte del linguaggio abituale. Saluta gli amici con un “Che Satana sia con te”.

L’elenco di telefonate, messaggi, intercettazioni ambientali è “inequivocabili” secondo il giudice è infinito. Tutto avveniva nella parrocchia del Santo Spirito di Genova. Il contento dei messaggi è davvero choccante. L’ADESCADORE – Don Riccardo aveva un ‘adescatore’, un ex seminarista di 40 anni che aveva lasciato gli studi teologici per diventare barista.

Era lui il suo spacciatore di droga che procacciava su ‘ordinazione’ ragazzini, adescandoli nel centro commerciale “Fiumara” di Sampierdarena e nel centro storico. LE RICHIESTE – Don Riccardo Seppia, detto don Ricchiardo dai ragazzini della parrocchia che da sempre avevano il sospetto della sua omosessualità per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia” chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato dai carabinieri del Nas che, su di lui, indagavano già da un anno. E ancora: “Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto” dice.

E l’amico risponde: “Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa”. Oppure: “Mandami quel ragazzo, ho tanta roba”. La roba è la droga di cui Don Seppia sempre disponeva e che avrebbe dato in cambio degli incontri. E quando la cocaina mancava, a quel punto scattavano 50 euro, “il solito regalino”. E c’è un’altro scambio di messaggi che la dice lunga sul comportamento del sacerdote.

“Vieni da me, sono solo”, scrive don Seppia a un quindicenne che risponde: “Non posso sono a scuola”. Risponde il prete: “Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me”. Sono al vaglio degli inquirenti almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” e che confermerebbero gli assidui rapporti tra don Seppia e altri due spacciatori genovesi, un commerciante di abiti e un marocchino dediti all’uso e alla cessione di cocaina. Nell’ordinanza non si fa cenno, tuttavia, dei presunti, conseguenti incontri sessuali con i ragazzini.

Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltati i ragazzini presunti oggetto degli scambi tra droga e favori sessuali. Da ciò che emergerà dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi. Emerge dall’ordinanza inoltre che la violenza sessuale sarebbe consistita in un bacio sulla bocca dato ad un chierichetto sedicenne della parrocchia, con l’aggravante di avere commesso il reato su una persona che gli era stata affidata dai genitori.

“Ora è fatta, gli ho dato un bacio con la lingua” scriveva in un sms il parroco ad un suo confidente, un ex seminarista quarantenne residente nella zona di Sestri, che sarebbe stato al corrente di tutti i rapporti del sacerdote. Ed è proprio questo il messaggio che lo incastra è per cui è accusato di violenza sessuale. Lo sterro chierichetto, interrogato, ha confermato l’accaduto. MINACCE FUORI DALLA CHIESA – “Giù le mani dai bambini. Don Riccardo infame pedofilo”. Questa la scritta comparsa nella notte sulla facciata della chiesa di Santo Spirito di via Calda. Martedí 17.05.2011 FONTE: affaritaliani.it

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.