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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Ali Agca » “Il Vaticano venga a testimoniare in commissione d’inchiesta, altrimenti resterà sempre nel mistero e nel sospetto”: l’appello del vicepresidente Roberto Morassut

“Il Vaticano venga a testimoniare in commissione d’inchiesta, altrimenti resterà sempre nel mistero e nel sospetto”: l’appello del vicepresidente Roberto Morassut

Il deputato ha dichiarato senza mezzi termini che il Vaticano stesso potrebbe essere utile alla commissione, per far luce sul mistero della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Ottobre 2025
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Qual è lo stato dell’arte della commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori? Lo spiega il vicepresidente della bicamerale Roberto Morassut in sua recente intervista a Fanpage. Il deputato ha dichiarato senza mezzi termini che il Vaticano stesso potrebbe essere utile alla commissione, per far luce sul mistero della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983.

L’appello al Vaticano

“L’auspicio sul Vaticano è ci possano essere figure e persone in grado di mostrare la volontà di portare in commissione una testimonianza, qualcosa che possa essere proficuo alla commissione. Noi possiamo agire fino a un certo punto perché, dal punto di vista formale, servono rogatorie e le nostre procedure difficilmente riuscirebbero ad arrivare al termine in tempi utili“, ha detto in riferimento a un auspicabile aiuto da parte di esponenti dello Stato Pontificio di cui, lo ricordiamo, Emanuela Orlandi è ancora cittadina, oggi come nel 1983. Questa riflessione del deputato potrebbe nascere dal fatto che alcune delle amiche della Orlandi, convocate in commissione, hanno fatto riferimento a figure religiose che, poco prima della sua scomparsa, avrebbero fatto apprezzamenti su quella che all’epoca era solo una ragazzina, come confessò loro la stessa Emanuela in preda al panico.

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A tal proposito ecco le dichiarazioni di Morassut comparse nei giorni scorsi: “Non siamo ancora riusciti a chiarire se eventuali personaggi vicini al Vaticano possano aver avuto un ruolo nel suo rapimento né abbiamo notato alcun atteggiamento che possa celare la volontà di non chiarire. Sicuramente, però, ci sono ancora personalità che possono aiutarci a capire se sia reale il coinvolgimento di qualche singola personalità, altrimenti resterà sempre nel mistero e nel sospetto. Per questo auspico che questo passo venga fatto: noi possiamo richiederlo, ma le procedure sono troppo lunghe per la vita residua della commissione”, trattandosi di uno Stato a sé stante.

Le quattro piste principali

Il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi, in questi 42 anni, ha tirato in ballo ogni tipo di potere e apparato, dai terroristi turchi al Kgb e fino ai bulgari, senza escludere niente e nessuno: servizi segreti, Banda della Magliana, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II Ali Agca e via dicendo. I depistaggi, purtroppo fanno parte di questa vicenda in cui è davvero complesso isolare gli elementi riscontrabili da quelli falsi, per costruire uno scenario verosimile. A tal proposito dichiara Morassut: “Restano quattro le piste principali: ricatto internazionale, ricatto finanziario, fino alla pista di natura sessuale, che si può scomporre in diverse a seconda delle figure coinvolte e ai rapimenti. Noi stiamo cercando di sistemarle sulla base delle audizioni che abbiamo svolto e dei documenti consultati per poi approfondirle”. Di ricatto al Vaticano ha sempre parlato anche Pietrpo Orlandi, il fratello della cittadina scomparsa secondo cui i ricatti sarebbero addirittura due: uno all’epoca reso pubblico e l’altro sotterraneo, nascosto. “Non esiste ancora un indirizzo formale della commissione, dobbiamo continuare a lavorare”, ha concluso Morassut che non ha escluso da questo suo report sui lavori la vicenda di Mirella Gregori, la ragazza di via Nomentana scomparsa nel nulla pochi giorni prima di Emanuela, il 7 maggio del 1983.

Mirella Gregori

La contiguità delle scomparse, avvenute entrambe a Roma, e l’età comune delle ragazze hanno unito i destini delle due quindicenni con indagini congiunte. Ma spesso i commissari della bicamerale Orlandi-Gregori hanno ammesso che i lavori fatti hanno portato su strade distanti per quanto riguarda Emanuela e Mirella. A indicare una pista comune, all’epoca, con il famigerato Komunicato 1, fu in realtà un fantomatico fronte anticristiano turco, il Turkesh, di cui non è neanche certa l’esistenza. Tuttavia, secondo Morassut, per entrambe potrebbe essere valida “La pista del rapimento a fini sessuali, è quella che può portarci più vicino alla verità”. Mentre secondo gli avvocati delle loro famiglie, Laura Sgrò per Orlandi e Nicodemo Gentile per Maria Antonietta Gregori, si tratterebbe di due storie completamente disgiunte.

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Nuova audizione su Mirella

Il caso di Mirella Gregori sarà oggi al centro di una nuova audizione che vede protagonista Roberto Tiberti, un amico di Mirella di Centocelle. Sul caso della Gregori, Morassut è stato molto esplicito nella sua intervista: “Io credo che la scomparsa sia maturata nel suo quartiere e che, forse, fosse già attenzionata da almeno un paio di anni da chi l’ha rapita. Nello specifico, il bar dei genitori della migliore amica, Sonia De Vito, potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale. Occorrerebbe cercare di ricostruire quanto accaduto in quell’ultimo pomeriggio nel locale, fra Mirella e l’amica, per avere un’idea più chiara dell’accaduto”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/23/il-vaticano-venga-a-testimoniare-in-commissione-dinchiesta-altrimenti-restera-sempre-nel-mistero-e-nel-sospetto-lappello-del-vicepresidente-roberto-morassut/8171148/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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