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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Scandalo Don Lucio: “Volevo picchiare quel prete”

Scandalo Don Lucio: “Volevo picchiare quel prete”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Agosto 2012
in Umbria
Reading Time: 2 mins read
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“Dopo le avances ho chiesto di tornare in cella”

Perugia, 12 agosto 2012 – «IL SIGNOR Don Lucio ha posto la sua mano destra sopra i miei organi genitali logicamente ricoperti dai jeans che indossavo, ha trattenuto la mano per circa 5 secondi per poi, dopo un mio sguardo attonito toglierla….a quel punto ho avuto il primo impulso di colpirlo al volto con un pugno ma fortunatamente ho subito realizzato che dopo un anno di detenzione sarei passato direttamente dalla parte del torto».

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E’ uno stralcio della denuncia presentata da un 33emme di Umbertide il 22 ottobre 2010, quattro giorni dopo le presunte avances di Don Lucio Gatti, l’ex direttore della Caritas indagato per abuso sessuale e dei mezzi di correzione nell’ambito di un’indagine condotta dalla polizia penitenziaria e coordinata dal pm Massimo Casucci. Dopo l’episodio in auto, mentre il religioso stava portando il giovane dal carcere di Capanne alla Comunità di San Fatucchio (il 18 ottobre 2011 in seguito all’udienza in Corte d’appello a Perugia), il denunciante ha chiesto di essere riportato in cella. E così è stato.

Lì ha scritto la denuncia di suo pugno. Successivamente — difeso dall’avvocato David Zaganelli — ha ottenuto gli arresti domiciliari in casa. Lui, come gli altri quattro denuncianti, dovranno ora (ma la decisione spetta al giudice per le indagini preliminari del tribunale) ripetere le accuse (alcune molto forti e presentate dopo molti anni dai fatti ndr) in aula.
L’incidente probatorio chiesto dalla procura per ‘cristallizzare’ le denunce infatti si svolgerà in contraddittorie e alle presunte persone offese potrà fare domande anche il difensore del religioso, l’avvocato Nicola Di Mario.

NELL’INCHIESTA compare anche un altro indagato, un laico, Agostino Cruciani di Foligno, all’epoca dei fatti viceresponsabile della struttura di Massa Martana, difeso dall’avvocato Alessia Riommi. Quest’ultimo è stato tirato in ballo da un detenuto africano che aveva ottenuto i domiciliari nella comunità dopo una condanna per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. Inizialmente non ha denunciato le avances sessuali che gli sarebbero state fatte sia da don Lucio che da Cruciani. Poi tra marzo e aprile del 2012 quando l’indagine aveva già infiammato la città è stato convocato dalla polizia penitenziaria che ha sentito a tappeto gli ospiti delle comunità gestite dal religioso.
A loro ha quindi raccontato di essere stato oggetto delle attenzioni dei due nell’ottobre del 2011. Lo straniero è difeso dall’avvocato Massimo Brazzi.

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GLI ALTRI EPISODI contestati all’ex parroco di Cenerente — sospeso per cinque anni dal vescovo Gualtiero Bassetti in seguito all’indagine diocesana — riguardano invece fatti che sarebbero avvenuti negli anni scorsi e portati alla luce dalle Iene ma mai denunciati dagli interessati se non dopo la trasmissione televisiva. Avances particolarmente violente, stando al solo racconto dei denuncianti e su cui sono in corso verifiche da parte dell’autorità giudiziaria.
Don Gatti era stato sentito direttamente dal pm ma aveva rigettato le accuse.

http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/2012/08/12/757374-don-lucio-gatti-accuse-violenza-sessuale-abusi-testimonianze-detenuto.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.