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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Marzo 2026
in World
Reading Time: 3 mins read
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Bolivia è stata per decenni la destinazione verso cui venivano inviati sacerdoti gesuiti accusati di abusi sessuali in Catalogna, in quello che le vittime descrivono come un sistema organizzato per nascondere i reati ed evitare l’azione della giustizia. Lo sostiene la Comunidad Boliviana de Sobrevivientes (CBS), che ha reclamato al Parlament de Catalunya e al Síndic de Greuges l’apertura di un’indagine istituzionale.

Il rapporto, presentato di recente dall’associazione delle vittime, colloca nella Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù l’origine di ciò che considerano il più grande caso di pedofilia in America Latina, con una ventina di aggressori identificati e circa mille vittime in Bolivia.

Un sistema di trasferimenti per eludere la giustizia

Secondo quanto ha spiegato il giurista Alejandro Klock, rappresentante delle vittime, in dichiarazioni riportate dall’agenzia EFE, gli abusi “nascono” in Catalogna, che agiva come provincia “madre” della missione boliviana dalla metà del XX secolo.

Il modello denunciato è reiterato: quando un sacerdote veniva accusato o scoperto ad abusare di minori in scuole catalane, i suoi superiori optavano per trasferirlo in Bolivia invece di denunciarlo.

Lì, lontano dal focus giudiziario europeo, questi religiosi continuavano la loro attività in ambienti particolarmente vulnerabili. Minori in situazione di disprotezione sono rimasti esposti —secondo le vittime— a nuovi abusi per anni.

“Il grande danneggiato è la Bolivia; hanno creato un sistema criminale che si è perpetuato per decenni”, ha affermato Klock, in dichiarazioni diffuse da Swissinfo.

Le vittime hanno sintetizzato questa pratica con un’espressione tanto dura quanto rivelatrice: la Bolivia è stata convertita in una “discarica di pedofili”.

Il caso ha acquisito dimensione internazionale dopo l’indagine pubblicata da El País nel 2023 sul diario del gesuita Alfonso Pedrajas, in cui confessava abusi contro almeno 85 minori per anni mentre i suoi superiori lo proteggevano.

Da quel momento, nuove informazioni e documenti interni hanno iniziato a venire alla luce, rivelando che non si trattava di un caso isolato. La Procura boliviana ha allora aperto un’indagine senza precedenti che ha portato al processo di responsabili dell’ordine per occultamento.

Il rapporto della CBS, elaborato dopo anni di raccolta di prove, include lettere interne, risoluzioni canoniche e documentazione che dimostrerebbe che la Compagnia conosceva gli abusi da decenni e ha ricevuto direttive dalla Spagna e da Roma per gestirli senza ricorrere alla giustizia.

Nomi, prove e occultamenti prolungati

Tra i casi documentati figurano sacerdoti trasferiti dalla Catalogna dopo denunce precedenti, come Francesc Peris o Lluís Tó, oltre ad altri coinvolti direttamente in Bolivia.

Particolarmente grave è il caso di Lucho Roma, che ha abusato di più di 70 bambine indigene tra il 1994 e il 2005. Secondo quanto rivelato dall’indagine di El País, l’ordine ha persino investigato internamente i fatti e sequestrato diari e materiale grafico, ma ha optato per non trasferirli alla giustizia per anni.

Le vittime denunciano che questi occultamenti non appartengono solo al passato, ma si sono protratti fino a date recenti, senza che i responsabili abbiano risposto penalmente.

Responsabilità internazionale e pressione istituzionale

Il rapporto sostiene che la Provincia Tarraconense esercitava un controllo totale —amministrativo, gerarchico e finanziario— sulla missione in Bolivia, il che rafforza la tesi di una responsabilità strutturale nei fatti.

Inoltre, le vittime denunciano la mancanza di collaborazione delle autorità ecclesiastiche e l’assenza di riparazione effettiva, nonostante il riconoscimento interno di molti dei casi.

In questo contesto, hanno sollecitato al Parlament de Catalunya la creazione di una commissione d’indagine e al Síndic de Greuges di chiarire come sia stato possibile questo sistema per decenni.

“La Catalogna deve sapere che ciò che qui si indaga non sono casi isolati, ma l’origine del più grande caso di pedofilia istituzionale in America Latina”, ha affermato Klock, secondo quanto riportato da El País.

Mentre in Bolivia sono già state emesse condanne per occultamento contro antichi responsabili gesuiti, in Spagna la responsabilità istituzionale rimane, per ora, non depurata.

https://infovaticana.com/it/2026/03/27/bolivia-discarica-di-pedofili-le-vittime-denunciano-i-gesuiti-catalani-per-aver-trasferito-abusatori-per-decenni/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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