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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carabinieri » Parroco accusato di pedofilia: nel paese è calato il silenzio

Parroco accusato di pedofilia: nel paese è calato il silenzio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Agosto 2018
in Toscana
Reading Time: 2 mins read
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Dopo le proteste e le raccolte di firme online per allontanare il religioso adesso tra gli abitanti pare dominare la voglia di spegnere i riflettori sul caso

di Emanuela Ambrogi

L’apprensione tornerà alta tra pochi giorni, alla riapertura delle scuole, a causa di quella fermata del pulmino proprio a pochi passi dall’abitazione in cui è agli arresti domiciliari il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. Ma dopo l’agitazione e le proteste dei giorni in cui il parroco era arrivato a Fabbriche di Casabasciana, in paese e a Bagni sembra quasi che sulla vicenda la popolazione abbia fatto la scelta del silenzio.

Nessuno ne vuol più parlare, anche nell’evidente intento di non allarmare i bambini con la paura per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande del cronista su come vanno le cose non sono accolte con la sollecitudine di qualche settimana fa. Anzi, danno fastidio. Gli unici commenti sottolineano come la presenza dei carabinieri sia costante, e di come, in paese, abbia portato una sicurezza e una tranquillità che prima non c’era. Nessuna preoccupazione, giusta o sbagliata che fosse, c’è più nemmeno per le due donne che, dopo l’arresto del prete e l’arrivo a Fabbriche, avevano seguito don Paolo Glaentzer, sistemandosi in un alloggio vicino. A tutti i carabinieri hanno fatto presente che il parroco, a tutti gli effetti sotto regime di detenzione, non può essere avvicinato.

Don Raffaello Giusti, parroco di Bagni, informa poi che dalla Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per il prete agli arresti. Resta a far discutere la petizione comparsa su un sito on-line specializzato, che raccoglie firme ovunque. Dal mondo del web ne sono arrivate più di 800, ma non c’è certezza che ve ne siano anche di persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse subito circolata in paese l’idea di fare una raccolta di firme perché il sacerdote fosse messo in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, però, di fogli per la raccolta di firme non ne sono circolati, né si conosce chi materialmente potrebbe essersi fatto promotore della raccolta. Sconosciuto a Bagni di Lucca è anche il nome (Massimiliano Vintaloro) di chi ha lanciato sul web la petizione perché don Glaentzer finisca in carcere.E c’è chi invita a informarsi bene sul funzionamento di quel sito, citando articoli dei quotidiani nazionali che spiegano come funzionano i siti che lanciano petizioni, invitando anche a stare attenti al destino dei dati sensibili che vengono ceduti. La vigilanza sulla indesiderata presenza del prete agli arresti a Fabbriche comunque rimane alta, anche se pare che la parola d’ordine pare che sia quella di evitare clamori. Gli obiettivi di tutti sono la tutela e anche la serenità dei bambini e si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese.

Il timore che, anche a sentenza definitiva acquisita, il sacerdote possa però rimanere a Fabbriche è forte e la gente vorrebbe che la Curia non chiudesse gli occhi di fronte al disagio dei residenti, valutando l’opportunità di accogliere don Glaentzer in una delle tante strutture della chiesa.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.