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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Il prete e l’amante: tentò di rapinarla e la colpì con un lingotto. Ieri il patteggiamento a un anno e quattro mesi

Il prete e l’amante: tentò di rapinarla e la colpì con un lingotto. Ieri il patteggiamento a un anno e quattro mesi

L'aggressione in casa della donna. L'accusa era di tentata rapina e lesioni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Febbraio 2026
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Si è presentato a casa di Francesca (nome di fantasia), 68 anni, la donna amata in passato, per derubarla dei suoi gioielli di famiglia. Un gesto drammatico, una caduta negli inferi, quella di cui è scivolato don Pino Madeo, 63 anni, all’anagrafe Giuseppe, quando il 27 settembre del 2021 ha colpito in testa con un lingotto d’oro la sua ex amante, riottosa a lasciarsi rubare i gioielli di famiglia. L’uomo di Chiesa ha dimenticato i doveri di carità e solidarietà cristiane, ma le sue colpe, per ora, le ha pagate davanti al giudice terreno. Ieri don Pino, sacerdote dal 1986, lo scorso 28 gennaio nominato cappellano dell’ospedale di Piove di Sacco, provincia di Padova, ha patteggiato una pena a un anno e 4 mesi di reclusione con l’accusa di tentata rapina e lesioni.

Il pentimento e il via libera al patteggiamento
Prima dell’udienza di ieri, il pm Edoardo De Santis ha dato il via libera al patteggiamento, esaudendo «la preghiera» di don Pino — come scritto nell’istanza presentata dal legale del sacerdote — di accedere al rito alternativo. Parole che hanno mostrato contrizione e pentimento, almeno secondo la pubblica accusa.

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Francesca darà i soldi del risarcimento danni in beneficenza
Lei, Francesca, ha perdonato l’uomo amato nel passato. Non si è costituta parte civile. Però, un risarcimento per il dolore provato, nel corpo e nell’anima, perché don Pino lei lo ha amato, lo ha preteso, essendo stata ferita e tradita nel profondo dei suoi sentimenti. Quattro mila euro le ha dato il sacerdote. Soldi che Francesca darà a un’associazione di beneficenza. D’altronde non è il denaro che ha mai scaldato il cuore di Francesca, una credente e prima ancora una frequentatrice della chiesa come dimostra la storia dell’amore tra lei e don Pino: Ma quell’amore era comunque proibito secondo il voto di celibato fatto dal sacerdote al momento della consacrazione.

Prima l’amore, vissuto di nascosto. Poi l’addio
I due amanti si sono conosciuti in chiesa. Quale è un segreto custodito con attenzione dai due amanti. Subito si innamorano. Il sentimento cresce tra dubbi, rimorsi e slanci di passione. Un po’ come i protagonisti di «Uccelli di Rovo». Lui si divide, tra i doveri di sacerdote e le ore dolci con Francesca. Ma i due amanti qualche disattenzione la commettono, tanto da imporre il trasferimento di don Pino. Perché lui una scelta infine la fa: rispettare la sua vocazione, dicendo addio a Francesca. Cosa abbia portato, in ogni modo, i due amanti a chiudere è l’altro mistero di questa vicenda. Francesca, va ricordato, ha un figlio, decisivo in questa dramma, come vedremo.

L’irruzione in casa e il salvataggio del figlio di lei
Il sacerdote, il 27 settembre di cinque anni fa, irrompe in casa dell’ex amante. Cosa passi nella tua testa, è il terzo mistero di questa tragedia. Vuole i monili della donna. Brandisce un lingotto d’argento, la colpisce in testa, come un malvivente qualunque. Lei, spaventata, apre la cassaforte. Don Pino prende l’oro e lo mette in una busta. Francesca intanto ha chiamato il figlio, che si precipita sottraendola all’aggressione. Con lui c’è la polizia. Afferrano il sacerdote, portandolo lontano dai demoni che lo hanno accecato. Pino Madeo

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https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_11/il-prete-con-l-amante-tenta-di-rapinarla-e-la-colpisce-con-un-lingotto-b5573432-4960-48a2-8b8e-922e56084xlk.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.