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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » azione cattolica » Caso Orlandi, secretata l’audizione dell’amico d’infanzia. Disse: “Non ho mai parlato prima di Emanuela perché avevo paura del vaticano”

Caso Orlandi, secretata l’audizione dell’amico d’infanzia. Disse: “Non ho mai parlato prima di Emanuela perché avevo paura del vaticano”

Audizione secretata su richiesta dell'amico di infanzia di Emanuela, che un anno fa ha rilasciato la sua prima intervista a Indagini Aperte

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Gennaio 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Pierluigi Magnesio, amico di infanzia di Emanuela Orlandi, ha chiesto che la sua audizione davanti alla commissione di inchiesta che indaga sul mistero della scomparsa della cittadina vaticana, fosse secretata. Pierluigi, che oggi ha 57 anni e vive all’Estero, come Emanuela viveva tra le mura leonine perché suo padre era un dipendente dello Stato Vaticano. Intervistato circa un anno fa sul canale Youtube Indagini Aperte, aveva detto sul suo passato in Vaticano: “Mio padre era controcorrente, voleva stare al di fuori dal sistema, non voleva adeguarsi. Non frequentavamo alti prelati. Evito di scendere in dettagli pesanti”.

Lui e Emanuela si conobbero quando avevano dieci anni, frequentavano insieme l’Azione Cattolica, si incontravano per rientrare a casa la sera alle otto quando a casa Orlandi si cenava tutti insieme. Proprio come sarebbe dovuto accadere quel 22 giugno del 1983 in cui Emanuela non rientrò. Quel pomeriggio Pierluigi aspettò Emanuela insieme ad altri pochi amici e la sorella Cristina davanti al Palazzaccio dove la ragazza non è mai arrivata. Ma un verbale dei carabinieri riporta che lui dichiarò di non essere andato all’appuntamento per poi rientrare in Città del Vaticano perché era a Ladispoli con la sua famiglia. Ma a Ladispoli, ha dichiarato dopo 40 anni, ci è andato il sabato successivo. Forse gli inquirenti verbalizzarono male? “Ero spaventato, avevo paura”, ha ammesso l’uomo a Indagini Aperte. “Non ne ho parlato prima perché avevo paura di quell’ambiente, del Vaticano. Oggi è cambiato, le cose sono diverse. Se avessi parlato forse mi avrebbero messo a tacere per sempre, è finita un’epoca, io adesso mi sento libero. Quel giorno ci siamo subito preoccupati, non era da lei dare buca, non era super puntuale ma certo non il tipo da mancare un appuntamento”.

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Andavano insieme al cinema, alle feste, tra pochi amici, coetanei. Nulla di strano, nessuna presenza “esterna” a queste riunioni. Pierluigi, durante la sua unica intervista di un anno fa ha detto di Emanuela: “Era una ragazza assennata, impegnata, soprattutto con la musica”. E sempre da quell’unica e sola intervista: “Per me quel giorno Emanuela si è allontanata con qualcuno che poi l’ha tradita, con un lupo travestito da agnello. Non aveva rapporti con prelati. Emanuela era un libro aperto, non nascondeva segreti”.

Pierluigi aveva una forte cotta per Emanuela e lei lo sapeva. “Molte volte le ho chiesto di darle la mano ma lei mi ha sempre detto di no, ero immaturo dal suo punto di vista, ero un ragazzino per lei. Ma lei in effetti era intelligentissima”. Nelle sue ultime dichiarazioni si era detto innamoratissimo della giovane e che, pochi giorni prima della scomparsa, Emanuela stessa lo avrebbe salutato sotto casa con due bacetti dicendogli addio. Questo episodio ha generato molte interpretazioni tra cui quella di una fuga volontaria di Emanuela ma è lo stesso Magnesio ad aver precisato che quel saluto potrebbe essere stato semplicemente un modo per lasciargli intendere che, sapendo della sua cotta, volesse interrompere un’amicizia che per lui sarebbe stata dannosa. “Lei aveva un animo nobile – ha detto – sapeva che io stavo soffrendo per lei per cui mi allontanava per non farmi sperare in altre cose”. Quell’addio quindi potrebbe essere interpretato in una dinamica sentimentale. Emanuela forse avrebbe semplicemente voluto comunicargli di accantonare ogni aspettativa nei suoi confronti? “Sì, forse è così”, ha ammesso Magnesio in quell’unica intervista rilasciata ai media.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/17/caso-orlandi-secretata-laudizione-dellamico-dinfanzia-disse-non-ho-mai-parlato-prima-di-emanuela-perche-avevo-paura-del-vaticano/7840634/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.