Pierluigi Magnesio, amico di infanzia di Emanuela Orlandi, ha chiesto che la sua audizione davanti alla commissione di inchiesta che indaga sul mistero della scomparsa della cittadina vaticana, fosse secretata. Pierluigi, che oggi ha 57 anni e vive all’Estero, come Emanuela viveva tra le mura leonine perché suo padre era un dipendente dello Stato Vaticano. Intervistato circa un anno fa sul canale Youtube Indagini Aperte, aveva detto sul suo passato in Vaticano: “Mio padre era controcorrente, voleva stare al di fuori dal sistema, non voleva adeguarsi. Non frequentavamo alti prelati. Evito di scendere in dettagli pesanti”.
Lui e Emanuela si conobbero quando avevano dieci anni, frequentavano insieme l’Azione Cattolica, si incontravano per rientrare a casa la sera alle otto quando a casa Orlandi si cenava tutti insieme. Proprio come sarebbe dovuto accadere quel 22 giugno del 1983 in cui Emanuela non rientrò. Quel pomeriggio Pierluigi aspettò Emanuela insieme ad altri pochi amici e la sorella Cristina davanti al Palazzaccio dove la ragazza non è mai arrivata. Ma un verbale dei carabinieri riporta che lui dichiarò di non essere andato all’appuntamento per poi rientrare in Città del Vaticano perché era a Ladispoli con la sua famiglia. Ma a Ladispoli, ha dichiarato dopo 40 anni, ci è andato il sabato successivo. Forse gli inquirenti verbalizzarono male? “Ero spaventato, avevo paura”, ha ammesso l’uomo a Indagini Aperte. “Non ne ho parlato prima perché avevo paura di quell’ambiente, del Vaticano. Oggi è cambiato, le cose sono diverse. Se avessi parlato forse mi avrebbero messo a tacere per sempre, è finita un’epoca, io adesso mi sento libero. Quel giorno ci siamo subito preoccupati, non era da lei dare buca, non era super puntuale ma certo non il tipo da mancare un appuntamento”.
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