Raffaele Sardo – È morto Mario Milano, vescovo emerito di Aversa. Aveva 90 anni. Per lui tutta la humana pietas, come per chiunque lasci questa terra, ma questo non ci esime dal dire che quando ha guidato la diocesi di Aversa, dal 1998 al 2011, non è stato esente da critiche per una serie di fatti che qui cercheremo di ricordare.
Innanzitutto rifiutò di avviare il processo diocesano per la beatificazione di don Diana. Non solo, ma nel marzo del 2007, per il tredicesimo anniversario dell’assassinio di don Diana, il Comitato don Peppe Diana e Libera organizzarono la manifestazione “Io c’ero” — un appuntamento per riunire quanti erano stati a Casal di Principe il giorno dei funerali. Rosario Giuè, sacerdote siciliano e autore del libro Il costo della memoria pubblicato dalle Edizioni Paoline e dedicato proprio a don Diana, era stato invitato a presentarlo ad Aversa proprio dalla Diocesi di Mario Milano.
Doveva essere ospite per tre giorni al Santuario della Madonna di Briano. Dopo aver letto il libro, la curia aversana lo lasciò fuori dalla porta, considerandolo “ospite non opportuno”. Il libro non venne presentato più dalla Diocesi e Giuè trovò ospitalità solo a casa di Renato Natale, l’ex sindaco di Casal di Principe.
All’ultimo momento la curia cancellò anche l’invito al vescovo di Caserta Raffaele Nogaro — amico di don Diana — a partecipare al convegno “Io c’ero”. «Non ci si comporta così», disse il vice procuratore nazionale antimafia Lucio Di Pietro. E la mamma di don Diana, Iolanda Di Tella, fu esplicita: «Il libro dice tutte verità. Dopo tredici anni, subire questo affronto è un dolore che si rinnova. Quello della Chiesa aversana è un atteggiamento negativo che continua nel tempo. E non vuole finire».
A dicembre del 2006, Rosaria Capacchione sul Mattino rivelò che il centro pastorale di via delle Rose a San Cipriano d’Aversa era stato intitolato a Dante Passarelli, definito il cassiere del clan dei casalesi, morto mentre era ancora sotto processo per associazione camorristica nel maxiprocesso Spartacus. Il vescovo Milano prima approvò quella intitolazione. Dopo lo scandalo pubblico, Milano disse che l’intestazione era «un’onta per la Chiesa» e chiese la rimozione della targa. Ma la targa era già lì da qualche tempo.
Tre mesi dopo, il 24 marzo 2007, lo stesso Milano benediceva all’ingresso di Casal di Principe la statua di Giovanni Paolo II, eretta con fondi raccolti da un comitato di cui faceva parte un parente di Francesco Schiavone, Sandokan, capo dei casalesi. Il giorno dopo, al convegno “Tutti insieme contro la camorra” all’ITC Guido Carli di Casal di Principe, il vescovo si disse addirittura onorato di aver inaugurato quel monumento.
Nel 2007 impose al sacerdote di Pascarola, una parrocchia di Caivano, di sciogliere un gruppo di preghiera formato da omosessuali che si riuniva in chiesa, con la minaccia di trasferimento. Parola del parroco stesso: quel gruppo «era nato per combattere l’emarginazione sociale che vivono gli omosessuali, l’intento era quello di integrare queste persone parlando dei loro problemi, della loro vita ordinaria».
Il 19 dicembre 2007, un sacerdote della Diocesi di Aversa , fu sorpreso in flagranza di reato dai carabinieri di Casal di Principe mentre abusava di un minore. Dal vescovo di Aversa, mai una parola di conforto per la vittima e la sua famiglia. marco cerullo
Mario Milano poteva fare di più. Molto di più. In una diocesi segnata dalla presenza della camorra, in un territorio che aveva bisogno di una voce chiara e coraggiosa, come quella di don Diana.
Ora riposi in pace. La storia, però, resta quella che è.
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