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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » tg-tematico » Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Giugno 2024
in TG Tematico
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Francesco Zanardi – Don Livio Graziano si proclama innocente

Denunciò il padre della vittima 13enne, il suo avvocato e il presidente della Rete L’abuso e malgrado la condanna in terzo grado di giudizio a otto anni, si proclama ancora innocente e si appella al giudizio divino.

L’avvocato Della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri ha replicato a quanto don Livio Graziano, attualmente in carcere, fa sapere attraverso il suo avvocato.

“Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina.

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A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni.

La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto.

Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino.

Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente.

Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile.

A questo punto si rivolgono due domande.

La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso.

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La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.”


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Ludovica Eugenio – Prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix

E’ stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix, arcivescovo del Quebec. Si è conclusa così l’indagine canonica preliminare a suo carico commissionata da papa Francesco e finalizzata a stabilire la plausibilità delle accuse e a decidere se avviare un processo. Poco più di un anno fa il papa aveva nominato Lacroix tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiuta nell’opera di riforma della Curia. Le accuse contro Lacroix sono emerse lo scorso gennaio, nell’ambito di una class action intentata all’arcidiocesi, come responsabile di presunta violenza sessuale su una diciassettenne avvenuta tra il 1987 e il 1988 nella città di Québec. Per condurre l’indagine il papa ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Québec, André Denis.

La class action era stata autorizzata dalla Corte Superiore del Québec nel 2022 e copriva chiunque avesse subito violenze sessuali da parte del clero o del personale laico della diocesi, a partire dal 1940; raccoglie le testimonianze di 147 persone.

Il cardinale ha sempre negato «categoricamente» le imputazioni a suo carico, ma si è temporaneamente dimesso dalle sue attività in attesa che la situazione si chiarisse.

L’indagine condotta da André Denis non ha però soddisfatto gli avvocati che hanno condotto la class action, che hanno espresso dubbi sulla credibilità e sull’indipendenza delle indagini. Il rapporto di Denis, ha detto l’avvocato Arsenault, «non significa nulla» (La Presse canadienne, 24/5). I documenti d’archivio hanno mostrato – lo ha detto lo stesso Denis – che Lacroix non era ancora prete nel 1987, e questo è un motivo per il quale il cardinale non è canonicamente perseguibile.

Inoltre, le dichiarazioni del giudice in pensione evidenziano incompletezze e supposizioni, l’indagine si è chiusa con la conclusione che «non c’erano prove che collegassero Lacroix alle ac-

cuse contro di lui». Tuttavia, lo stesso giudice ha ammesso che «Si potrebbe dire» che l’indagine è incompleta. Se la querelante decidesse di testimoniare, l’indagine potrebbe essere riaperta.

Da parte sua, l’arcivescovo del Québec, dopo la chiusura dell’indagine, ha tirato direttamente in causa la donna che lo ha accusato, deplorando il suo rifiuto di collaborare con l’investigatore e invitandola «a sporgere denuncia penale contro di lui affinché si possa svolgere un processo adeguato». Per questo, dice, resterà sospeso dal suo incarico episcopale.

Una mossa che è stata giudicata una ritorsione dall’avvocato della presunta vittima. «Spetta a lei  – ha spiegato – scegliere dove presentare denuncia. Ha scelto di farlo nell’ambito dell’azione collettiva». Non si fida delle parole del cardinale, secondo cui le vittime di abusi meritano «che si faccia il necessario per ricevere una riparazione che le aiuti a guarire e ricostruirsi». L’arcidiocesi e le istituzioni associate in questa azione collettiva «hanno una sola preoccupazione ed è molto semplice»: «Sono i soldi. Vogliono pagare il meno possibile. E tutte le tecniche sono buone».


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Alessio Di Florio – Appello urgente della Rete L’ABUSO

C’è una storiella che gira sul web da tanti anni che racconta di un lavoro che tutti potevano fare, ognuno si aspettava che qualcuno lo facesse e alla fine non lo fa nessuno. Sarà anche solo un po’ di ironia in libertà ma descrive plasticamente tante dinamiche dell’Italia di oggi. Tra le maggiori dimostrazioni ci sono l’attivismo e l’informazione libera. Tutti si lamentano del disinteresse generale, del Paese che va allo sfascio mentre nessuno alzerebbe la voce. Puntando il dito sugli altri, sempre e solo sugli altri. I social pullulano di tastieristi compulsivi indignati, che denunciano le grandi manovre mondiali e si mostrano come non allineati, fuori dal sistema, che si scagliano contro un mondo marcio e corrotto. Identificato sempre lontano, molto lontano. Poi quando bisogna metterci la faccia, rischiare, denunciare con nomi e cognomi, documentare, prendere posizioni tutto questo si trasforma in quel che la storiella racconta.

La denuncia della pedofilia, soprattutto se il crimine viene perpetrato da potenti e alte sfere, è una di queste nauseanti frontiere. Le vittime troppo spesso sono lasciate sole ed isolate, la denunce minimizzate e silenziate, una cappa di omertà e complicità avvolge anche i tastieristi compulsivi di cui sopra. Lamentarsi che l’Italia perde posizioni nelle classifiche sulla libertà di stampa è facile, accusare la stampa tutta facendo di ogni erba un fascio è comodo. Agire no. E così fare informazione indipendente, far conoscere quel che non è main stream diventa ogni giorno di più un calvario, con costi (economici, di vita, di salute) che rischiano di schiacciare. Mentre si rimane soli, isolati, addirittura spesso colpiti da campagne che tentano di delegittimare, infangare, fermare, intimidire. L’Italia è il Paese che si lamenta delle mafie, delle violenze e degli abusi ma poi si prosta al mafiosetto locale spaventati anche della propria ombra e si scatenano fiumi di fango e odio contro le vittime accusate di essere “in cerca di visibilità e notorietà”. Ma è anche il Paese in cui esiste l’unica associazione in Europa di sopravvissuti agli abusi clericali, Rete L’Abuso. Il cui sito web è un archivio immenso e straordinario di notizie e promotrice del Tg L’Abuso e tante altre iniziative. La Rete per proseguire questo prezioso impegno ha bisogno di sostegno e ha lanciato un appello nelle scorse settimane «Adotta la salute dei minori in Italia – Rete L’ABUSO ha urgente bisogno della tua attenzione». L’appello integrale è qui https://retelabuso.org/associazione-sopravvissuti/adotta-salute-minori-sostieni-rete-l-abuso/ , link da cui si può aderire all’appello e inviare una donazione per sostenere la Rete. «Questo appello arriva a seguito della notizia che il Governo, nel passaggio dei registri delle ONG da regionali a nazionali, di fatto al momento ha perso tutti i vostri contributi 5Xmille donati dal 2020, che speriamo e tenteremo di recuperare – denuncia il presidente Francesco Zanardi – per il grave errore del Ministero che si giustifica incolpando un “algoritmo impazzito”, la Rete L’ABUSO risulta inserita solo dal 2024 alla raccolta del 5Xmille , che se saremo fortunati raccoglieremo solo a fine 2025».

«Probabilmente già quest’anno saremo costretti a tagliare moltissimi servizi, ad unico danno delle potenziali vittime, dei sopravvissuti, della prevenzione e della vostra stessa consapevolezza. Nessuno di voi se pur oggi adulto è estraneo al tema, in quanto tutti abbiamo figli, nipoti e affetti, oltre al dovere civico di tutelare i più piccini ed indifesi. Le potenziali vittime di stupro da parte di pedofili che dalle proiezioni, solo nel clero italiano, arrivano a un milione di vittime. Per questa che riteniamo una emergenza che rischia di far cessare l’unico punto di riferimento e osservazione in Italia, abbiamo promosso come da anni tante altre realtà, una campagna di emergenza per la raccolta di fondi che puoi sostenere con una donazione a tua scelta, sia “ una tantum” sia “mensile ricorrente” – è l’appello lanciato da Francesco Zanardi –  bastano solo 5€ al mese; ovvero 4 caffè o meno di un pacchetto di sigarette, per poter continuare».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.