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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Maggio 2024
in TG Tematico
Reading Time: 6 mins read
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Francesco Zanardi – Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte

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Alessandro Frateschi, l’ex professore di religione accusatore di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità.

L’udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, il giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzato dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l’ultima udienza. Durante l’udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario.

Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l’approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia del Garante dell’Infanzia, Monica Sansoni.

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Alessio Di Florio – Chat “segrete” in Vaticano su Emanuela Orlandi, “dobbiamo far sparire tutto”

“Dopo che ho scoperto che Pell ha finanziato la diocesi di Bergoglio tu sei sicuro che non finiremo nella merda?”

“Perché questo sara in Vaticano e noi lo doviamo controllare. Il papa e con noi, il cardinale mi a detto che a septembde ci vediamo”.

 A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al papa. Poi ce la vedremo con il Vam e altre cose. Ora che torniamo si lavora all’archivio. E basta basta giornali e follie varie”.

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“Ascoltami bene, oramai abbiamo perso la battaglia giornalisti o meno non sono la soluzione. Adesso facciamo passare l’estate, io vado a Singapore e capirò di più, quando torno pensiamo a cosa fare e anche il papa sarà più lucido. Buttare tutto per aria e distruggere il Vaticano non ha alcun senso. Vediamo se il papa chiuderà il Vam o che farà, intanto io penso a cosa fare. Io ti voglio bene e veramente credo in te e in questa riforma ma così non andiamo lontano. Il papa sbaglia a gestire questo senza la gendarmeria. Io per quanti amici posso avere questi hanno mondi enormi dietro. Questi del georadar della tomba come li paghiamo? Il papà vuole sapere ma poi? Chi paga? E soprattutto di nascosto chi paga?

“Piuttosto quella roba della Orlandi deve sparire e tu devi farti gli affari tuoi. Ho visto Giani, io non credo che sia come dici tu su di lui. Quello che hanno fatto è un reato e lui lo deve sapere”.

“Non dici niente a Ciani. Orlandi sono cose vanno da serio. El cardinale a detto che doviamo mettere tutta la forzain questo, el papa e con noi”

“Io so solo che se mi succede qualcosa sei morto. Ti avviso (e tre faccine che ridono). Brucia questa conversazione appena leggi. Fai le copie almeno di quella cosadella Orlandi e le mando in procura in forma anonima. Questa roba finisce male”.

“El papa tiene molto in questo e lo faremo bene. A dopo”

Questi sono stralci di messaggi su Whatsapp, rivelati in un’inchiesta del direttore del quotidiano Domani Fittipaldi, tra Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, messaggi consegnati alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi da Pietro Orlandi. All’ANSA, Pietro Orlandi ha confermato che “in parte” il contenuto dei messaggi da lui consegnati corrisponde alla pubblicazione di Domani. “Le pagine consegnate – spiega sono otto anche se ovviamente non tutte le pagine parlano di Emanuela”.
Queste chat, scrive Emiliano Fittipaldi su Domani, erano state consegnate l’anno scorso al promotore di giustizia vaticano Diddi. “Le chat sarebbero conservate in due cellulari riservati che Chaouqui e Balda chiamavano telefoni bianchi, non si sa che fine abbiano fatto. I messaggi sembrano segnalare come qualcuno si fosse mosso con dei tombaroli con un georadar per identificare la tomba di Orlandi, e che i due proprietari dei telefoni sapessero dell’operazione. Fonti suggeriscono che ora già durante il processo Vatileaks 2 la gendarmeria ipotizzasse che documenti dell’archivio della prefettura degli affari economici fossero stati nascosti in un luogo segreto. Chaouqui nei WhatsApp parla in effetti di una cassa e Pietro Orlandi crede che oggi possa essere stata nascosta sotto i cunicoli della Basilica di Santa Maria Maggiore”. Di fronte a Diddi la Chaouqui avrebbe disconosciuto la paternità di questi messaggi aggiunge Fittipaldi.

“Il contenuto e le circostanze dei messaggi consegnati da Pietro alla Commissione non saranno oggetto di alcun commento da parte mia perché fanno parte di questioni circa cui sono tenuta al segreto di Stato – ha commentato Chaouqui su X, l’ex Twitter – Mi dispiace solo che il sottofondo non detto sia che qualcuno in Vaticano sappia dove sia Emanuela e non lo dice e non è così. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei perché per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. Se c’è una verità io non la conosco”.

Fonte: Domani, Ansa, X (ex Twitter)


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Ludovica Eugenio – Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri

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Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri in Germania, Edmund Dillinger, deceduto nel 2022, è più vasto di quanto finora noto. Secondo i risultati del rapporto  presentato il 7 maggio dagli investigatori speciali incaricati dalla Commissione indipendente per l’inchiesta sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri, Dillinger ha abusato sessualmente di almeno 19 persone tra il 1961 e il 2018. Undici le vittime di cui si conosce l’identità, ma “moltissime” sarebbero le persone cadute vittime del comportamento deviante di Dillinger, fotografate in pose sessualizzate, o oggetto di avances.

Lo studio di 96 pagine conclude “che Dillinger, prete pluripremiato per l’impegno sociale, fondatore di una organizzazione umanitaria in Africa, ha vissuto l’opposto di ciò che ha predicato per decenni”: “Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che all’esterno disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo talvolta criminalmente rilevante e appariva ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista”, hanno detto gli investigatori speciali.

Il rapporto punta il dito anche contro i responsabili della diocesi di Treviri, che hanno insabbiato i casi di abusi divenuti noti, in particolare negli anni ‘60 e ‘70: «È difficile comprendere  – così gli inquirenti – che una personalità come Dillinger possa restare al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso». Esaminata la gestione di 5 vescovi, tra cui anche quella del card. Reinhard Marx, vescovo della diocesi dal 2002 al 2008. Nelle parrocchie in cui Dillinger ha lavorato o vissuto come parroco, così come nelle associazioni e nei gruppi in cui era attivo, secondo il rapporto, “gli abusi sono stati taciuti” e le informazioni o i “segreti di Pulcinella” non sono stati affrontati. Solo nel 2012 la diocesi di Dillinger ha vietato di celebrare messe e di avere contatti con i giovani. “L’inazione e la chiusura di un occhio da parte dei responsabili della chiesa, che può essere vista solo come una deliberata copertura, afferma il rapporto, sono servite principalmente a proteggere il buon nome della chiesa e della diocesi”: ” Tutti i riferimenti alle azioni di Dillinger furono in gran parte ignorati.” Gli autori dello studio lamentano che “le autorità investigative del Saarland” hanno trattato le prove essenziali in modo irresponsabile “e le hanno quasi completamente distrutte prima che potessero essere esaminate”.

I due investigatori, l’ex procuratore di Coblenza Jürgen Brauer e l’ex viceprocuratore di Treviri Ingo Hromada, che hanno completato le loro ricerche in Germania intervistando più di 50 testimoni e persone colpite e hanno valutato i fascicoli della diocesi di Treviri e dei pubblici ministeri coinvolti , continueranno il loro lavoro per un altro anno; lamentando “che il Ministero degli Esteri ha completamente ignorato le richieste di informazioni o di sostegno”, continuano la loro indagine nei Paesi africani dove Dillinger era solito viaggiare. Domande importanti sono rimaste senza risposta.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.