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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Dicembre 2023
in TG Tematico
Reading Time: 5 mins read
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Federica Tourn – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi

Madrid , 24 nov 14:06 – (Agenzia Nova) – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi, anche nei casi in cui il colpevole sia deceduto, quando la Chiesa avrà la “convinzione morale” che ciò sia avvenuto.

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“Dovrà essere studiato caso per caso. E se si arriva a questa conclusione morale, ci sarà una riparazione morale”, ha spiegato il portavoce e segretario generale della Cee, Cesar Garcia Magan, nel corso della conferenza stampa seguita all’assemblea plenaria dell’episcopato spagnolo, pur non specificando i tempi previsti per l’approvazione del piano né in merito all’entità dell’indennizzazione.

“In linea di principio, la riparazione deve essere pagata dagli autori del reato e, se del caso, dalle istituzioni coinvolte. Ad esempio, se il colpevole è deceduto, l’istituzione. Se si tratta di una diocesi o di un istituto di vita consacrata. In linea di principio, non la Conferenza episcopale”, ha chiarito il portavoce.

“La Chiesa farà sempre delle riparazioni. Se viene creato un fondo per risarcire tutte le vittime, noi parteciperemo. Se si tratta di risarcire le vittime della Chiesa, sia con una sentenza giudiziaria, sia senza sentenza giudiziaria, sia dal punto di vista dell’obbligo di risarcimento, parteciperemo”, ha ribadito Garcia Magan.

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Pierelisa Rizzo – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna.

Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città. E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana. E qualche giorno fa , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare contro un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese.

A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa. Il ragazzo ha riferito di avere informato delle violenze sia il vescovo Gisana che Vincenzo Cultraro, ex direttore del seminario ed ora parroco alla chiesa Madre di Gela che però nulla avevano fatto.

Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia contro il catechista , tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze.

Pierelisa Rizzo


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Alessio Di Florio – Una rete di abusi?

Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa. Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza. Così Repubblica ha descritto quel che è emerso in un’inchiesta giudiziaria a Tivoli: una rete di abusi con un diacono e un ex dirigente cattolico. Alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è l’ipotesi che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri prosegue l’articolo. Primo allarme a gennaio, indagini e domiciliari per un prof di religione impegnato anche in una casa famiglia e in parrocchie. Le indagini sono poi arrivate ad un altro insegnante e al diacono.

Riporta ancora l’articolo di Repubblica. A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».


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Federico Tulli – Il peccato originale

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Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il

bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.

Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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