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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » Emanuela Orlandi, che fine ha fatto la commissione parlamentare d’inchiesta

Emanuela Orlandi, che fine ha fatto la commissione parlamentare d’inchiesta

La legge istitutiva è stata approvata a novembre, ma il Quirinale l’ha mandata in Gazzetta ufficiale solo a fine dicembre. Finalmente qualcosa si muove. Calenda: «Spero che ci convochino presto». Il 13 gennaio Pietro Orlandi ha organizzato come ogni anno una manifestazione per chiedere verità sulla sorella scomparsa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Gennaio 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Il 14 gennaio sarà il compleanno di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa misteriosamente il 22 giugno del 1983. In occasione dei quarant’anni da allora il parlamento aveva deciso di avviare una commissione d’inchiesta, che però, a quasi un anno di distanza dalla prima approvazione a Montecitorio ancora non si è formata. Proprio in queste ore, come appreso da Domani, finalmente Camera e Senato stanno cominciando a decidere i componenti, in tutto 40. Il fratello di Emanuela, Pietro, ha organizzato anche quest’anno una manifestazione per chiedere verità, e sollecita l’avvio dei lavori in parlamento, chiedendo la partecipazione di tutti: «Sarebbe un bel segnale per la politica – ha detto in un video messaggio – affinché accelerino i tempi di questa commissione. Il diritto alla giustizia è un diritto che non possono toglierci».

LE INCHIESTE E IL VATICANO

Nel 2023, anno del quarantesimo anniversario, sono partite due inchieste giudiziarie: una della procura di Roma e una, per la prima volta, tra le mura vaticane. Mentre l’Italia e il mondo si interrogavano sul destino di Emanuela, complice anche il successo della serie Netflix “Vatican girl”, il parlamento ha deciso di provare a fare la sua parte. La legge, che riguarda la scomparsa di Orlandi e di Mirella Gregori, è stata approvata alla Camera a febbraio tra gli applausi. Le polemiche sono nate in Senato dove i parlamentari hanno deciso di ascoltare sia il Vaticano sia la procura romana, e insieme a loro il giornalista oggi scomparso Andrea Purgatori, e Laura Sgrò, l’avvocata della famiglia che non smette di cercare la verità.

Il promotore di giustizia Vaticano, Alessando Diddi, ha risposto di no all’ipotesi di istituire l’organo, una posizione che ha fatto vacillare i senatori di destra. Alla fine, anche palazzo Madama ha deciso di non tirarsi indietro, e il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a Montecitorio il 9 novembre. In questo caso si sono registrate delle astensioni, tra cui quella rumorosa del senatore ex Dc Pier Ferdinando Casini.

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LE INCHIESTE E IL VATICANO

Nel 2023, anno del quarantesimo anniversario, sono partite due inchieste giudiziarie: una della procura di Roma e una, per la prima volta, tra le mura vaticane. Mentre l’Italia e il mondo si interrogavano sul destino di Emanuela, complice anche il successo della serie Netflix “Vatican girl”, il parlamento ha deciso di provare a fare la sua parte. La legge, che riguarda la scomparsa di Orlandi e di Mirella Gregori, è stata approvata alla Camera a febbraio tra gli applausi. Le polemiche sono nate in Senato dove i parlamentari hanno deciso di ascoltare sia il Vaticano sia la procura romana, e insieme a loro il giornalista oggi scomparso Andrea Purgatori, e Laura Sgrò, l’avvocata della famiglia che non smette di cercare la verità.

Il promotore di giustizia Vaticano, Alessando Diddi, ha risposto di no all’ipotesi di istituire l’organo, una posizione che ha fatto vacillare i senatori di destra. Alla fine, anche palazzo Madama ha deciso di non tirarsi indietro, e il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a Montecitorio il 9 novembre. In questo caso si sono registrate delle astensioni, tra cui quella rumorosa del senatore ex Dc Pier Ferdinando Casini.

Il 3 luglio, papa Giovanni Paolo II espresse durante l’angelus la sua vicinanza ai familiari per la scomparsa della giovane, e ha chiesto senso di umanità in chi aveva «responsabilità» in questo caso. Lui il primo ad aprire alla possibilità del rapimento piuttosto che alla fuga o a un incidente.

Due giorni dopo, la sala Stampa Vaticana ricevette la telefonata di un uomo dall’accento anglosassone, ribattezzato dalla stampa l’Americano. Disse di avere in ostaggio la ragazza e che l’avrebbe liberata solo dopo che a Mehmet Alì Agca, l’uomo che sparò a Karol Wojtyla il 13 maggio 1981, fosse stata concessa la libertà. Agca sarebbe dovuto uscire dal carcere entro il 20 luglio.

Intanto si sono aggiunte altre piste. Una legherebbe il rapimento a un presunto rapporto tra Banda della Magliana e Vaticano per questioni economiche irrisolte, tra la crisi dello Ior, lo scandalo del Banco Ambrosiano e l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Nel frattempo si è fatta spazio l’ipotesi di episodi di pedofilia ai livelli più alti del clero. Secondo alcuni documenti rinvenuti da Emiliano Fittipaldi (oggi direttore di questo giornale), Emanuela Orlandi sarebbe stata portata a Londra a spese del Vaticano. Nessuna ricostruzione finora è risultata decisiva.

Il promotore Diddi ha detto pochi giorni fa: «Stiamo continuando a lavorare, e a differenza dell’Italia noi non abbiamo limiti di tempo, il sistema è più garantista per la persona offesa: per cui finché il caso non è chiuso continueremo a lavorarci».

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Parole che la famiglia teme tengano ancora lontana la verità. Sabato 13 gennaio, come ogni anno, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela ha organizzato a Roma una manifestazione affinché non si spenga la memoria della sorella. In un video ha chiesto la partecipazione di tutti per spingere ad agire, fuori e dentro il parlamento.

 

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Un post condiviso da Pietro Orlandi (@pietrorlandiofficial)

Il Movimento 5 stelle del Campidoglio ha deciso che parteciperà con il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri: «Per ricordare che mesi fa è stata approvata in parlamento, su proposta del M5S (ma non solo, ndr), l’istituzione di una Commissione speciale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Commissione che però a oggi attende ancora l’avvio dei lavori». L’avvocata Sgrò spera che non ci siano solo loro: «Auspico che sfilino accanto a noi tutte le forze politiche – dice a Domani -, perché la verità non ha né bandiere né colori politici. La verità su Emanuela la vuole, la pretende tutto il popolo italiano. E la politica deve essere a servizio di tutti i cittadini».

https://www.editorialedomani.it/politica/italia/emanuela-orlandi-che-fine-ha-fatto-la-commissione-parlamentare-dinchiesta-iyhed6a4

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.