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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » tg-tematico » Rete L’ABUSO NEWS – edizione 4 del 30 settembre

Rete L’ABUSO NEWS – edizione 4 del 30 settembre

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Settembre 2023
in TG Tematico
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  • Franceso Zanardi – Report delle vittime sulle omissioni al Motu proprio della Conferenza  Episcopale Italiana

“Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”

Matteo Zuppi

… Le botte poi invece le hanno date e a prendersele sono state ancora una volta le loro vittime.

Abbiamo cercato di fare chiarezza sui progressi della chiesa in tema di abuso sessuale su minori e persone vulnerabili aiutati da un dato a campione notevole, 332 casi italiani, quelli documentati direttamente attraverso i sopravvissuti che si sono rivolti all’Associazione durante i suoi 13 anni di attività unica in Italia.

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Le interrogazioni che ci siamo posti nell’indagine;

  • Quale livello di giustizia per le vittime è stato ottenuto?
  • Quale livello di sicurezza, prevenzione si è raggiunto?
  • Quale livello di controllo sulle gerarchie e coloro che insabbiano?
  • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi?
  • Affidabilità della “linea italiana” della Cei ?

Ebbene non i risultati, ma nello scrutinio delle schede, questi i dati che emergono sistematici, quindi scontati.

Il report sarà reso pubblico nei prossimi giorni a Roma, durante il sinodo e la annessa manifestazione di 3 giorni (dal 27 al 30) organizzata da Eca Global di cui Rte l’Abuso è fondatrice e che raggruppa le associazioni dei sopravvissuti in tutto il mondo.

A questo proposito la Redazione del TG NEWS annuncia fuori dalla sola edizione del sabato, contributi speciali sugli eventi che avranno luogo a Roma.

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  • Alessio Di Florio – Un prete-preside videopedofilo su cui è calato il totale silenzio

La settimana scorsa abbiamo raccontato una vicenda partita dalla Sicilia e giunta in Vaticano di un prete che ha molestato ed umiliato per anni un ragazzo. «Mi convinse a fare delle video chat erotiche con un prete di Chieti» ha dichiarato la vittima a Repubblica ormai quasi un anno fa. Il prete «da un lato lo umilia dicendogli che è “un incostante cronico, un irrisolto, un inconcludente”, dall’altro gli propone di incontrare un sacerdote di Chieti, suo amico e preside di una scuola privata, che lo potrebbe aiutare a prendere il diploma. Non gratis, ovviamente: “il prezzo da pagare da parte mia sarebbe stata la mia disponibilità a ogni prestazione”» si legge nell’inchiesta di Federica Tourn sul quotidiano Domani.

Sono passati oltre nove mesi dalla pubblicazione dell’inchiesta di Federica Tourn e ancora di più dalla pubblicazione di Repubblica. Sin dal novembre 2022 su WordNews.it abbiamo cercato di spezzare il totale silenzio che in provincia di Chieti è calato sulla vicenda. Nonostante se ne sono occupati organi di stampa nazionale nessun turbamento e nulla di nulla. Così come nessun intervento da parte della Diocesi e del vescovo Bruno Forte, grande protagonista del Sinodo per le Famiglie, dopo che nei primi mesi di quest’anno a Chieti è scattata un’inchiesta per prostituzione e pornografia minorile e atti sessuali con un minorenne, chat sulle principali piattaforme social e di messaggistica istantanea in cui si sono diffusi foto e si coordinavano gli accusati nulla di nulla

Il vescovo che ha trovato il tempo di polemizzare con un sindaco per le «strade», che in occasione dell’Abruzzo Pride ha inviato un comunicato contro (rimasto per giorni e giorni in alto e in grande evidenza sul sito della Diocesi) mentre nulla sulle violenze omofobe e neofasciste contro alcuni partecipanti, che ripetutamente ha preso posizione contro incontri pubblici (appoggiando di fatto posizioni di Forza Nuova, senza nulla dire quando Roberto Fiore – la cui storia è ampiamente pubblicata sul web – è venuto in città), che ama la famiglia e i più piccoli, nulla di nulla ha mai avuto da dire su questi fatti, sulla denuncia di un «preside» e sull’inchiesta dell’inizio di quest’anno. Sono passati ormai oltre dieci mesi e nessuno è stato turbato. E come su WordNews.it abbiamo sottolineato più volte resta un pesante interrogativo su tutti: se nulla si sa, se nulla si vuol dire, se nessuna posizione si prende il personaggio accusato dalla vittima di Siracusa continua a frequentare scuole e quindi anche minorenni? Una circostanza che turberebbe chiunque ma non, a quanto pare, nella provincia teatina chi dovrebbe …

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Fonte: Repubblica, Domani, WordNews.it

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  • Ludovica Eugenio – Francia: il cardinale Ricard condannato dal Vaticano per abuso sessuale

Il card. Jean-Pierre Ricard, 78 anni, arcivescovo emerito di Bordeaux, figura di spicco della Chiesa francese, è stato interdetto dal Dicastero per la Dottrina della Fede dall’esercizio pubblico del suo ministero presbiterale, tranne che nella diocesi dove risiede, quella di Digne, nell’Alta Provenza, secondo quanto riporta il quotidiano francese La Croix (27/9). L’accusa era di violenza sessuale aggravata su una donna minore all’epoca dei fatti, ed era stato archiviato per prescrizione dalla procura di Marsiglia il 25 febbraio scorso. La giustizia ecclesiastica nel frattempo è andata avanti, con un processo canonico; il dossier, nelle mani dell’arcivescovo di Marsiglia card. Jean-Marc Aveline, è stato così trasmesso a Roma, al Dicastero per la Dottrina della Fede.

L’interdizione a dire messa in pubblico e ad amministrare i sacramenti è valida però solo fuori dai confini della diocesi in cui Ricard risiede, Digne, nell’alta Provenza, grazie a un accordo con il vescovo locale, mons. Emmanuel Gobilliard, che tuttavia appare piuttosto critico: «Non sono d’accordo – si legge su La Croix – che il cardinale Ricard celebri per il momento nella diocesi di Digne, gliel’ho detto, spero che la sanzione venga applicata anche qui». Quanto a Ricard, ha detto di non voler “generare né alimentare alcuna controversia” .

Presidente della Conferenza episcopale di Francia dal 2001 al 2007, Ricard si era autoaccusato lo scorso novembre, durante l’assemblea d’autunno dei vescovi, in una lettera ai suoi confratelli: «Mi sono comportato in modo riprovevole, 35 anni fa, quando ero parroco, con una ragazza di 14 anni. Il mio comportamento ha necessariamente causato conseguenze gravi e durature in questa persona», aveva detto. Emerse poi che il caso era già noto da diversi mesi al presidente dei vescovi mons. Eric de Moulins-Beaufort, allertato da suor Veronique Margron, presidente dei religiosi francesi, alla quale la vittima si era rivolta, indignata per il ruolo di delegato pontificio attribuito a Ricard nella gestione degli abusi di una nuova comunità carismatica.

Fonte : La Croix

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  • Federica Tourn – Un tribunale ecclesiastico penale per la Chiesa cattolica in Svizzera 

La Conferenza episcopale svizzera vuole istituire un tribunale ecclesiastico penale e disciplinare per la Chiesa cattolica in Svizzera. Questa decisione fa seguito all’ampiezza dei casi di abusi sessuali rivelati da uno studio recente condotto dall’Università di Zurigo.

In un comunicato diffuso sabato scorso, i vescovi si dicono “sconvolti” dai risultati della ricerca, che ha messo in luce l’esistenza di un gran numero di casi di abusi nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni. Auspicano quindi l’istituzione di un tribunale nazionale: i vescovi stanno lavorando per organizzare un incontro con i responsabili vaticani nelle prossime settimane.

Le leggi svizzere continuerebbero ad avere la precedenza e le autorità penali sarebbero obbligatoriamente coinvolte in tutti i casi di abusi o altri reati commessi in ambito religioso. Il tribunale ecclesiastico si occuperebbe anche delle sanzioni necessarie in caso di violazione della legge ecclesiastica.

Il presidente della Conferenza episcopale svizzera, il vescovo di Basilea Felix Gmür, ha riconosciuto che sono stati commessi degli errori nell’indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. “La prospettiva delle vittime non è stata presa sufficientemente in considerazione. Sono molto dispiaciuto per questo”, ha detto monsignor Gmür.

Il vescovo di Basilea ammette che all’inizio del suo mandato episcopale dava maggiore importanza alla gestione giuridicamente corretta dei casi di abuso, ma che con il tempo ha cambiato prospettiva.

Il vescovo Gmür si è detto favorevole a un sostegno esterno per le indagini della Chiesa sui casi di abusi sessuali, come richiesto dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera. Il vescovo di Coira, Joseph Bonnemain, che è responsabile di un’indagine sull’insabbiamento di casi di abusi all’interno della Chiesa, “ha detto che sarebbe felice di ricevere tale sostegno. E penso che sia un’ottima cosa”.

Per il vescovo di Basilea, il potere all’interno della Chiesa deve essere distribuito meglio. “Lavorerò a Roma per garantire che la Chiesa sia decentrata. È necessaria una nuova morale sessuale e la possibilità di prendere accordi a livello regionale”, ha sottolineato.

Fonte: RSI e RTSInfo

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  • Federico Tulli – Le radici del silenzio, dell’omertà, della complicità, dell’impunità

«Quando emergono nuovi casi di pedofilia, ascoltando attentamente le dichiarazioni della Chiesa cattolica ci si rende conto che le frasi del portavoce di turno allontanano velocemente l’attenzione dal passato, portandola sul presente e sul futuro. In questo modo il Vaticano vuole farci credere che gli abusi non si ripeteranno nel futuro. In realtà non vuole assolutamente ripulire o risolvere i danni procurati nel passato. I casi di violenza sui bambini nella Chiesa non sono incidentali, ma sono strutturali in tutto il mondo, in tutte le scuole cattoliche, negli oratori, negli istituti: l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è “il” sistema della Chiesa cattolica».

A parlare è Ton Leerschool. Vittima a 13 anni di un sacerdote pedofilo, Leerschool è nato e vive in Olanda ed è membro di una fondazione non-profit che si occupa delle vittime di abusi sessuali. Nel 2011 fondò, insieme con Sue Cox, Survivors voice Europe, un’associazione internazionale per la tutela dei diritti di persone violentate in età prepubere da preti. In quello stesso anno la “Commissione Deetman” si avvalse anche della “consulenza” di Leerschool per indagare sui crimini compiuti nella Chiesa olandese tra il secondo Novecento e i primi anni Duemila. Grazie al suo contributo gli investigatori sono riusciti a ricostruire le responsabilità di circa 850 sacerdoti, stimando un numero di vittime compreso tra 10mila e 20mila.

«Non aspettiamoci che la Chiesa ripulisca spontaneamente il danno fatto, non lo farà mai» ci ha detto ancora Leerschool. «Solo incalzando il Vaticano con crescenti e continue pressioni da tutti i fronti, politico, opinione pubblica, cattolici praticanti e così via, potremo vedere un giorno i responsabili in ginocchio». Proprio tutto ciò che manca oggi in Italia.

Federico Tulli

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  • Pierelisa Rizzo – Don Mauro Galli condannato in via definitiva a tre anni

Il 26 settembre scorso si è conclusa una vicenda durata 12 anni. Al Tribunale di Milano, Seconda Sezione Penale della Corte d’Appello, si è svolta l’ultima udienza dell’Appello Bis con la sentenza di condanna definitiva a tre anni di reclusione per don Mauro Galli. La condanna verrà scontata ai domiciliari.

Erano presenti i familiari della vittima che si sono dichiarati sufficientemente soddisfatti dell’esito finale del processo: “era la migliore conclusione possibile per evitare il rischio della prescrizione che, di fatto, avrebbe vanificato tutto l’iter processuale.”

Tecnicamente si tratta di un «concordato in Appello», una sorta di patteggiamento proposto dalla difesa e accettato dalla Procura Generale. La riduzione della pena a tre anni era l’unica possibilità per evitare il carcere e quindi l’unica richiesta da parte della difesa per chiudere definitivamente questo processo. Don Mauro Galli, ex coadiutore della parrocchia di Sant’Ambrogio di Rozzano, era accusato di violenza sessuale su un ragazzo di a15 anni. In appello era stato condannato a 6 anni.

Rimane ora aperta e da ridefinire la parte ecclesiastica: un prete che ha commesso un reato, per il quale è stato condannato, viene posto ai domiciliari ma non vi è traccia di un percorso di cura affinché comprenda la portata di ciò che ha fatto. L’ammissione di colpa, sancita dal patteggiamento e dal risarcimento in via extra-giudiziale, non ha finora dato seguito a nessuna richiesta di perdono alla vittima, alla sua famiglia e alla stessa Parrocchia in cui operava all’epoca dei fatti.

Ora i fedeli si chiedono se chi non ha avviato nessuna Indagine Previa, appena venuto a conoscenza dei fatti, e ha invece deciso di spostare subito il prete mettendolo ancora a contatto con i minori, può continuare a fare il Vescovo.

Queste domande dovranno trovare una risposta esaustiva.
Intanto oggi, con questa sentenza, è terminato un lungo e doloroso processo.

Fonte Rete L’Abuso

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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