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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assistenza » Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

Federico Tulli by Federico Tulli
2 Settembre 2023
in Cultura
Reading Time: 2 mins read
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di Federico Tullli – L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

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Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va

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Federico Tulli

Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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