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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » incontri » Manfredonia. “Mi ha toccato nelle parti intime e mi ha chiesto di fare sesso. Chi? Un sacerdote”

Manfredonia. “Mi ha toccato nelle parti intime e mi ha chiesto di fare sesso. Chi? Un sacerdote”

"Dopo aver consumato un aperitivo, lui mi invitò a casa sua per una cena. Dopo aver mangiato carne arrostita e bevuto vino rosso (lui ne ha bevuto parecchio, ma non è una giustificazione per quello che ha fatto) mi chiese di fare sesso con lui ed io ero uscito subito fuori il balcone per fumare una sigaretta"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Settembre 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Manfredonia – “Non sono un bambino. Oggi ho 30 anni. Ma non c’è età né sesso per questa violenza che, più che fisica, è stata una violenza psicologica. Non ho dormito per quasi un mese e ho effettuato incontri con la psicologa perché ero traumatizzato“.

E’ il racconto odierno a StatoQuotidiano.it di un ex (…) originario di Manfredonia.

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“Ormai sono anni che ho lasciato Manfredonia e vivo in Inghilterra. Ero rimasto in buonissimi rapporti con tutti i sacerdoti tra cui (nome del sacerdote accusato dal ragazzo,ndr). Proprio con lui ci eravamo sentiti due anni fa e avendo saputo che sarei sceso a Manfredonia per le ferie estive, mi chiese di andarmi a prendere un caffè insieme”.

Ecco il racconto. “Appena scesi lo chiamai chiedendogli di uscire come si fa tra semplici amici. L’ho incontrato all’Acqua di Cristo e ci siamo seduti a un bar nei pressi della scogliera”.

“Dopo aver consumato un aperitivo, lui mi invitò a casa sua per una cena. Dopo aver mangiato carne arrostita e bevuto vino rosso (lui ne ha bevuto parecchio, ma non è una giustificazione per quello che ha fatto) mi chiese di fare sesso con lui ed io ero uscito subito fuori il balcone per fumare una sigaretta ma lui mi seguì fuori richiedendomi di fare sesso e ha cominciato a toccarmi e a palparmi le mie parti intime”. “A quel punto me ne andai di corsa spaventato”.

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“La mia domanda è: se al posto mio ci fosse stato un bimbo di 12-13 anni? Credete che abbia potuto avere la stessa mia forza e lo stesso mio coraggio per rifiutarsi ed andare via?”.

“Non ho denunciato questa situazione, no. Ho contattato solo (nome di un altro sacerdote di Manfredonia, e il ragazzo mostra messaggio e screenshot come prova,ndr) riferendogli quanto accaduto. Purtroppo, io, avendo precedenti penali per fatti avvenuti più di 12 anni fa, ho avuto paura di ritornare in tribunale e magari di non essere creduto dal giudice o da chi di dovere”.

“Il mio consiglio è per tutti quei bambini indifesi: NON FIDATEVI MAI DI NESSUNO, neanche di un prete e non entrate in casa di nessuno sconosciuto”.

Ma perché non ha presentato denuncia contro questa persona? “La verità? Non l’ho fatto perché ho avuto paura”.

A cura di Giuseppe de Filippo

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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