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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » BELLOCCHIO INCRIMINA A CANNES L’ABUSO DI POTERE DELLA CHIESA CATTOLICA CON “RAPITO”

BELLOCCHIO INCRIMINA A CANNES L’ABUSO DI POTERE DELLA CHIESA CATTOLICA CON “RAPITO”

Redazione Media Web by Redazione Media Web
30 Maggio 2023
in Film
Reading Time: 3 mins read
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Cannes (Francia), 24 maggio (EFE).- Il veterano Marco Bellocchio accusa l’abuso di potere della Chiesa cattolica durante il periodo dello Stato Pontificio attraverso la storia vera di un bambino ebreo di sei anni rapito per ordine di Papa Pio IX in “Rapito”, film in concorso al Festival di Cannes

Sebbene Bollocchio abbia assicurato questo mercoledì durante una conferenza stampa di aver fatto un film “né contro il papa né per condannare la Chiesa cattolica”, la verità è che “Rapito” racconta una storia terribile, quella di Edgardo Mortara, battezzato di nascosto da un domestico da bambino e rapito all’età di sei anni per essere portato a Roma ed educato come cattolico.

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“C’è un principio di fede che è la tolleranza, ma è come se la religione avesse qualcosa che la rende intollerante, perché ci sono dei dogmi che vanno assolutamente rispettati, altrimenti le religioni sparirebbero”, ha sottolineato Bellocchio in conferenza stampa.

In ogni caso, ha aggiunto, “questo non giustifica l’atteggiamento del Papa nel film”, ispirato al libro “Il caso Mortara”, di Daniele Scalise.

Bellocchio lo lesse e iniziò a indagare sui documenti raccolti durante il processo giudiziario che la famiglia di Edgardo aveva avviato per cercare di recuperare il figlio, rapito nel 1857 quando l’Emilia-Romagna apparteneva allo Stato Pontificio.

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Era il momento in cui il potere dello Stato Pontificio e del Papa stava crollando e che portò alla riduzione del territorio pontificio nel Lazio nel 1861 quando fu proclamato il Regno d’Italia.

“Il papa non ha voluto lasciare il potere” e per questo ne ha abusato, come hanno fatto nella storia tanti altri dittatori politici e spirituali, ha sottolineato Bellocchio, per il quale il bambino “è diventato il simbolo della temporanea difesa di un sistema” che stava per scomparire.

Per questo motivo, la cosa più importante nella realizzazione di questo film è stata trovare il ragazzo giusto per interpretare Edgardo, che Belloccio ha trovato in Enea Sala.

“Enea mi ha sorpreso con il suo sguardo e la sua voce, che descrive la situazione (…). Ha portato la sua umanità, il suo dolore nascosto e l’enigma di uno sguardo”, ha sottolineato il regista.

È proprio il fatto di non aver trovato il figlio adatto al ruolo a far dimettere Steven Spielberg, che stava preparando anche un film sulla sua storia.

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“Ho scoperto che Spielberg voleva preparare un film sulla vita di Edgardo ma basato su un altro libro. Aveva già contattato collaboratori e location in Italia e aveva anche contattato attori per ruoli importanti”, ha spiegato Bellocchio.

Ma ha abbandonato il progetto quando non è riuscito a trovare l’attore di Edgardo, ha detto il regista italiano, che ha ritenuto che fosse una storia “che non si può fare in una lingua diversa dall’italiano, con dialetti regionali ed ebraico”, come i protagonisti parlato. . reale di quello che è successo.

Accanto a Sala, attori come Leonardo Maltese, Fausto Russo, Barbara Ronchi, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni o Paolo Pierobon.

Per la Ronchi, che interpreta Marianna Mortara, la madre di Edgardo, la cosa importante del suo personaggio è che lei è “una donna che era stata tagliata in due ma che ha conservato la sua dignità non essendosi convertita al cattolicesimo – cosa che ha chiesto al Papa di ottenere figlio e difendere la storia e la fede della sua famiglia.

Le famiglie ebree, durante il sabato, erano obbligate ad avere una domestica cattolica che potesse occuparsi di ciò che non potevano fare, «e spesso accadeva che i bambini fossero battezzati di nascosto dalle domestiche, come accadde a Edgardo», ricorda Bellocchio.

Alice García de Francisco

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.