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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cassazione » Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Maggio 2023
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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La Corte d’appello di Genova riapre la strada al procedimento civile per il risarcire danni a una presunta vittima di pedofilia, pur in assenza della condanna penale, venuta meno a causa della prescrizione.

Torna attuale il dramma degli abusi sui minori, che travolse, agli inizi degli anni duemila, la diocesi savonese. La Corte d’appello di Genova ha deciso di rivalutare la vicenda di Mirko Gabossi, oggi quarantaduenne, che all’età di undici anni sarebbe stato tra le vittime degli abusi di don Nello Giraudo in occasione di un campo estivo a Feglino, organizzato dal sacerdote stesso.

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Il giudice Luigi Acquarone, del Tribunale di Savona, aveva archiviato il caso valutando di non stabilire, a livello temporale, il momento della maturazione del trauma della presunta vittima attraverso una perizia psichiatrica. Il procedimento era stato, così, archiviato.

Ora, la decisione della Corte d’appello genovese e la riapertura del caso che, ad oggi, costituisce un unicum in Italia: si tratta del primo procedimento civile per risarcimento danni di un caso di pedofilia, riaperto senza che si sia giunti alla condanna penale, per la sopraggiunta prescrizione.

Proprio l’aspetto temporale costituisce il fulcro del tema: secondo la linea difensiva del giovane, portata avanti dall’avvocato Francesca Rosso e avvalorata da svariate sentenze della Cassazione, la consapevolezza di avere subito violenze sessuali in giovane età, nella maggior parte dei casi, matura nella vittima solo dopo un percorso complesso e travagliato, che richiede anni.

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Da qui, spesso, il ritardo nelle denunce e, di conseguenza, in molti casi, anche l’arrivo della prescrizione. La Corte di Genova ha deciso di riaprire il caso e il percorso civile, mirato al risarcimento danni, valutando, attraverso una nuova perizia, il momento in cui nel giovane scattò la consapevolezza del danno subito.

La presunta vittima, Mirko Gabossi, che è stato sostenuto dall’associazione Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, sarebbe stato abusato all’età di undici anni, nel 1992, da Nello Giraudo, durante un campeggio estivo a cui aveva aderito anche la parrocchia di Calice, di cui lui faceva parte.

Giraudo era stato condannato per un altro caso: nel 2012 aveva patteggiato un anno di carcere per aver abusato di un quindicenne in un campo scout a Finale. Era il 2005 e il reato non era caduto in prescrizione come altri. Oggi, con la decisione della Corte d’appello di Genova, la città fa un balzo indietro ricordando il dramma degli anni in cui i casi erano esplosi.

Il prossimo 6 giugno verrà nominato dal Tribunale genovese il ctu, il consulente tecnico d’ufficio, mentre il ctp (consulente tecnico di parte) è già stato scelto: sarà Maurizio Panza.

Silvia Campese – IL SECOLOXIX del 4/5/23

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.