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Caso Orlandi, svolta clamorosa: “Interroghiamo Padre Georg, Bertone, Re e…”

Intervista di Affaritaliani.it a Laura Sgrò, avvocato della famiglia Orlandi: "Papa Francesco sveli la verità, pagandone il prezzo, o la Chiesa imploderà"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Gennaio 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 12 mins read
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“Nessuno ha mai indagato sulla pista degli abusi sessuali”

Papa Francesco ha fatto scoppiare un’autentica bomba in Vaticano. Al contrario di quello che è stato erroneamente scritto e detto su altri media, il caso Emanuela Orlandi non è stato “riaperto” dalla Gendarmeria della Santa Sede: è stato aperto per la prima volta, a quarant’anni di distanza dalla sparizione della 15enne. La precedente inchiesta era stata condotta dalla magistratura italiana, che nel 2015 ne ha disposto l’archiviazione, non senza polemiche.

Il Vaticano nel 2019 si era limitato ad aprire un fascicolo sulla riapertura delle tombe del cimitero Teutonico (dove si sperava di trovare i resti di Emanuela), ma su input di Bergoglio ora il promotore di giustizia vaticana Alessandro Diddi e la Gendarmeria hanno deciso di fare luce su quanto accaduto in quel funesto 22 giugno 1983 e nei quattro decenni successivi, con un’impressionante serie di bugie, depistaggi, omertà e false piste che hanno tirato in ballo ipotesi orrende come la pedofilia e la tortura, nonché le manovre ricattatorie della criminalità organizzata e l’intervento dei servizi segreti, non solo italiani, e di ambienti legati al terrorismo.

Perché la Chiesa si muove solamente oggi? Perché immediatamente dopo la morte di Ratzinger e la pubblicazione del libro di Padre Georg, nel quale si nega l’esistenza di un dossier su Emanuela in Vaticano? Quante sono le chance di penetrare quel muro di gomma che ammanta l’intera vicenda? Affaritaliani.it ne parla con Laura Sgrò, avvocata che ben conosce le vicende di San Pietro e dintorni. Lo scorso anno ha pubblicato il libro “Sangue in Vaticano. Le inquietanti verità sulla strage nella Guardia Svizzera” (Rizzoli, 304 pagine, 18 euro), dal 2017 segue la famiglia Orlandi, e durante il caso Vaticanleaks ha difeso la comunicatrice Francesca Immacolata Chaouqui, detta “la papessa”.

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Avvocato Sgrò, cominciamo da un aspetto che non è solo formale, ma anche sostanziale: fino al 12 gennaio non le è arrivata alcuna comunicazione ufficiale da parte del Vaticano sull’apertura dell’inchiesta. Ci sono novità sul punto?

No. So di per certo che è stata aperta perchè ciò è stato comunicato alla stampa e anche mercoledì sera la redazione di “Chi l’ha visto?” ne ha avuto conferma dalla sala stampa del Vaticano. A noi però non è arrivata alcuna comunicazione diretta ed è obiettivamente curioso venirlo sapere da voi giornalisti, no?

Senza dubbio: si allunga la lista delle stranezze di questa vicenda. Come si spiega quest’ultima svolta?

Nel 2019 io non avevo chiesto solamente la riapertura delle tombe del cimitero Teutonico, ma anche l’avvio di un’indagine. Questa richiesta si è persa senza che nessuno ci desse riscontro. Noi ovviamente abbiamo continuato a presentare istanze e richieste ogni volta che si presentava qualche novità. Ad esempio: si ricorda la telefonata della quale parlò Monsignor Viganò, avvenuta la sera stessa del rapimento?

Sì, certo. Era delle famose telefonate da parte del cosiddetto “americano”.

Bene, io chiesi di sentire Viganò e le persone che quella sera stavano con lui in segreteria di Stato, ad esempio il Cardinale Sandri. Zero assoluto anche su questo. Si sono limitati ad aprire e chiudere le tombe e per il resto silenzio: un muro di gomma rispetto a tutto il resto. Questo loro atteggiamento mi ha talmente irritato che nel dicembre 2021 ho scritto a Papa Francesco, informandolo del fatto che avevamo elementi nuovi e che ne volevamo parlare con lui. Sua Santità mi ha detto di rivolgermi al promotore di giustizia, ma ancora una volta la risposta è stata il silenzio. Oggi apprendiamo che aprono una loro indagine sulla base delle nostre istanze, spiegando che è un atto dovuto. Certo, ma lo era già nel 2018 e nel 2019!

Beh, nel frattempo è morto Ratzinger…

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Non solo, sono successe anche altre cose. Padre Georg si è messo a capo della fronda dei conservatori, in Italia è stato depositato un disegno di legge per una commissione di inchiesta parlamentare sul caso-Orlandi e c’è stata la serie di Netflix “Vatican Girl” che ha indignato l’opinione pubblica di tutto il mondo. Lei non ha idea di quanti messaggi di solidarietà e incoraggiamento riceviamo ogni giorno io, Pietro Orlandi e Andrea Purgatori: siamo ormai a centinaia di migliaia. A questo proposito mi faccia dire che il ruolo della stampa in questo è molto prezioso e quindi ringrazio pubblicamente anche lei e affaritaliani.it.

Credo sia il nostro dovere, ma torniamo alla tempistica dell’indagine: non trova curioso che Papa Francesco prenda questa decisione subito dopo la morte di Ratzinger e le anticipazioni sul libro di Padre Georg, nel quale si parla anche di Emanuela? Oltretutto Georg è subito stato convocato a rapporto dal Santo Padre: che legame vede tra questi eventi in rapida successione?

Mi auguro che si tratti di un cambiamento di rotta, ma che sia vero. Per dimostrarlo servono indagini non solo serie, ma anche immediate. È dalla mia prima denuncia del 2018 che ho indicato i nomi di persone da ascoltare rispetto a taluni fatti. Oggi ho riguardato quella lista: lo sa che ne sono morte quasi la metà? In più, ci sono quelli che la Procura di Roma ha iniziato a cercare fin dal 1983 e per i quali il Vaticano si è nascosto dietro le proprie normative: lo Stato italiano durante la prima inchiesta ha fatto ben tre richieste di rogatoria, tutte rispedite al mittente! C’è una montagna di persone che i magistrati italiani volevano sentire e che sono morte! Questa è la prova del fatto che finora non c’è stata una vera volontà di fare luce sulla vicenda e sfido chiunque a sostenere il contrario. Se le cose sono cambiate davvero, bisogna agire in fretta: parliamo di persone anziane e non c’è tempo da perdere.

Tra le persone ancora viventi che lei vorrebbe interrogare, da chi comincerebbe?

Dal Cardinale Re, che ha celebrato il funerale di Ratzinger. È il decano del collegio cardinalizio e allora era il sostituto alla segreteria di Stato, una figura molto vicina al Santo Padre. La Procura ha provato a interrogarlo per anni, ma non c’è mai stato verso.

Lei intende sentire anche il Cardinale Bertone, in merito a quali fatti specifici?

Bertone era il segretario di Stato quando è sorto il problema dell’apertura della tomba dove era sepolto De Pedis. Possibile che non sapesse niente? Davanti al casino che si è creato per spostarne la salma, possiamo davvero pensare che non ci sia stato un summit nel quale decidere come muoversi?! Non si può prendere in giro l’opinione pubblica: tutto il mondo guardava attonito al fatto che un esponente della Banda della Magliana fosse stato tumulato dentro una basilica e vogliamo far credere che in Vaticano non sia mai discusso di questa vicenda?!

Si è detto che sulla tomba di De Pedis si sia svolta una trattativa: lo Stato se ne sarebbe fatto carico, in cambio di informazioni sulla sorte di Emanuela da parte del Vaticano. È andata davvero così?

Beh, basta leggere il libro di Georg (Nient’altro che la verità – La mia vita al fianco di Benedetto XVI, Piemme, 336 pagine, 20 euro). Ammette che in più occasioni degli emissari del Vaticano andarono in Procura a parlare della tomba di De Pedis con il Dott. Capaldo, il quale a sua volta parla di una “semi-trattativa”. Ma io su questo le voglio raccontare una cosa per me davvero cogente, che mi ha fatto arrabbiare in maniera incredibile.

La ascolto con piacere.

Quando è venuta fuori questa vicenda della trattativa, sono andata dal Comandante Giani: era uno dei fatti nuovi per i quali chiedevo la riapertura delle indagini. Presento istanze affinché sia sentito Capaldo e dopo due anni scopro che la persona che era andata da Capaldo… era proprio Giani! E ci sono anche delle conferme! Ma di cosa stiamo parlando?! E’ una presa in giro! Giani sarebbe dovuto andare a Capaldo a chiedergli chi era andato a parlargli, quando era stato lui…

Torniamo al libro di Padre Georg: vi si legge che non è mai esistito un dossier del Vaticano su Emanuela Orlandi, ma lei ci crede?

Questo Georg lo nega adesso, ma a me aveva detto che c’era! Quando era ancora Prefetto facente funzioni, lo andai a trovare alla Casa Pontificia e alla mia domanda specifica rispose: “Eccome, se c’è un fascicolo riservato! Insista e se lo faccia consegnare dalla segreteria di Stato, io non ho più potere”.

Immagino che sia su questo argomento che volete interrogarlo?

Certo. Anche se lui minimizza, nel suo stesso libro parla di una fase di indagine sul caso e a me Giani disse che si trattava di un vero e proprio lavoro di intelligence. Almeno si mettessero d’accordo, sulle stupidaggini che dicono! Su questo il Vaticano ha potere: sono tutti uomini suoi, che li sentisse! Si deve chiedere al capo della Gendarmeria perchè ha fatto cose che non doveva fare, nell’esercizio delle sue funzioni. Nel Vaticano, le sentenze vengono emesse “nel nome di Sua Santità”: ma è questa la giustizia del Papa?! Secondo me si è andati oltre la decenza.

Lei, ormai, è diventata una delle massime esperte delle vicende vaticane…

Ed è per questo che le dico che si sono superati certi limiti. Nessuno ha la pretesa che la giustizia sia infallibile, ma qui siamo oltre ogni confine plausibile. Molto oltre. Mi auguro sinceramente che Papa Francesco voglia fare pulizia, sapendo che la verità costa. Che pagasse il prezzo della verità, qualunque essa sia.

Il manifesto col quale annunciate il sit-in di sabato 14 gennaio, per i 55 anni di Emanuela, è molto duro anche nei confronti di Bergoglio, accomunato a Wojtyła e Ratzinger per il silenzio definito “complice”. Quindi, sperate che Francesco vi smentisca?

Me lo auguro davvero. Non vedo l’ora che il Papa ci dica che siamo degli idioti e che abbiamo sbagliato tutto. Che mi smentisca e io mi precipiterò a chiedergli scusa, se ho sbagliato a pensare male di lui.

manifesto

Tra i fatti nuovi, c’è l’ormai famosa chat del 2014 tra due persone “molto vicine a Bergoglio” che pare lasciare ben poco spazio all’interpretazione, posto che sia autentica…

Eh, sì. Ma anche questo è un elemento che fa pensare. Nel momento in cui salta fuori una conversazione che riguarda anche il Santo Padre, se io fossi stato il promotore di giustizia del Vaticano sarei corso a fare un’indagine, a tutela del capo del mio Stato. In Vaticano, il potere esecutivo, quello giudiziario e quello legislativo appartengono tutti al Papa, che li esercita mediante delega. Non è una cosa di poco conto: il magistrato è un delegato del Papa, quindi in un caso del genere il suo primo pensiero avrebbe dovuto essere quello di andare a fugare ogni dubbio.

Tuttavia, proprio perché è un delegato, immagino che faccia quello che il Papa gli dice…

Tutte le ipotesi sono valide, però oggettivamente in questa vicenda c’è tutta una serie di cose davvero troppo strane. Io ho una concezione un po’ diversa della giustizia: per me è una cosa seria, perchè coinvolge la vita delle persone, che hanno tutte diritto alla dignità.

Tra le cose strane c’è anche il fatto che si sia rifatto vivo Ali Agca, il quale sostiene di sapere tutto della vicenda. Dice che Emanuela non è mai stata stuprata e che si vuole screditare il Vaticano con false accuse di pedofilia. Inoltre, racconta che la ragazza sarebbe stata rapita per ordine di Wojtyła e affidata alle suore. Lei che cosa pensa di queste dichiarazioni?

Beh, anche prendendole per buone, non mi pare proprio che esentino il Vaticano dalle sue reponsabilità. Un Papa mandante di un rapimento non è una vicenda meno grave.

Ali Agca ha anche parlato del presunto legame tra il caso di Emanuela e quello di Mirella Gregori, un’altra ragazzina sparita a Roma nello stesso periodo, come peraltro altre coetanee nel corso dell’anno. Lei su questo che idea si è fatta?

Io penso che i due casi non abbiano alcuna attinenza tra loro. Mirella Gregori merita un’indagine a se’ stante. Secondo me non ha giocato a suo favore il fatto di essere collegata a Emanuela, rimanendo così in una sorta di cono d’ombra. Le assicuro che nel fascicolo di Emanuela ci sono ben poche pagine “autonome” che riguardano anche Mirella.

Lo stesso vale per Simonetta Cesaroni, visto che si è parlato anche di una riapertura complessiva dei tre casi?

Questo è proprio un altro caso. Se per un certo periodo Mirella è stata effettivamente legata a Emanuela, Simonetta non ha proprio nulla a che fare con loro. Si è trattato di un omicidio cupo, sul quale la verità è tuttora preclusa sia alla famiglia, sia a tutti coloro che hanno lavorato alle indagini. Il vero punto di contatto tra questi tre casi è che rappresentano altrettanti fallimenti della giustizia italiana. Direi che ne sono l’emblema. Sarà brutto dirlo, ma è così.

Vorrei ricordare anche un’altra ragazza, della quale si parla anche in “Vatican Girl”. Mi riferisco all’amica di Emanuela che le avrebbe confessato di essere stata molestata da una persona “vicina a Wojtyła”: questa è una pista sulla quale ci sono dei riscontri?

Questa pista, di fatto, non è mai stata indagata. Mai, mai. Bisognerebbe farlo. Se ne parla solo sui giornali, ma la magistratura non l’ha mai approfondita. E se ne parla solamente ora, perché nel 1983 era veramente impossibile che si affrontasse di un’ipotesi di pedofilia nel Vaticano. Non si parlava nemmeno di pedofilia in generale, figuriamoci nel Vaticano!

A questo proposito, in Germania prosegue l’indagine su Ratzinger, accusato di non avere fatto abbastanza contro i preti pedofili, e dopo la sua morte si stanno cercando eventuali eredi che ne dovrebbero rispondere. Secondo lei c’è un legame tra la scomparsa del Papa emerito e il riemergere di queste ipotesi di indagine su Emanuela?

Credo che ci siano diverse concause. Secondo me in questo momento persistere con la “politica del silenzio” avrebbe avuto un risvolto ancora più negativo. Tra il trincerarsi dietro il mutismo e provare a fare qualcosa, è giusto seguire la seconda strada. Per il momento il Vaticano ha soltanto manifestato una volontà di chiarezza. Mi auguro che diventi fattuale.

Ho la sensazione che il Vaticano sia tutt’altro che un blocco monolitico. Il fatto che qualcuno vi abbia passato gli screenshot della chat del 2014, ad esempio, fa pensare che tanti conoscano la verità e che si combattano tra loro. Per questo, se non sarà il Papa a farci capire cosa è successo ad Emanuela, il rischio è che lo faccia qualcun altro, con conseguenze ancora più pesanti. E’ questo a cui allude parlando di “prezzo della verità”, oppure sbaglio?

È proprio così. Le parti in causa si usano, si mandano messaggi, tirano la corda… Io temo che in questo periodo storico la Chiesa rischi di implodere, a meno che non si reindirizzi verso la sua vera natura. Sarebbe un grave danno per i fedeli, che ci credono veramente e considerano la Chiesa come un punto di riferimento. Il momento è delicatissimo, quindi mi auguro che l’intenzione di Francesco sia davvero sincera. In fondo è il Pontefice: se vuole, farà.

Mi perdoni la domanda indiscreta: lei è credente?

Sì.

E lo rimane pur essendo passata attraverso le brutte esperienze che ci ha spiegato in modo così efficace?

Da qualche tempo, il mio rapporto con Dio è abbastanza conflittuale. Ho visto troppe cose che avrei preferito non vedere. Soprattutto, non avrei voluto vederle nel Vaticano.

In questo caso si è parlato del coinvolgimento di alcuni poteri davvero temibili: la Chiesa, lo IOR, la ‘ndrangheta, la banda della Magliana, il terrorismo internazionale, i servizi segreti italiani e di altri Paesi, come Cia, Kgb e Stasi… Non ha mai avuto paura?

Mah, io sono stata minacciata più volte. Sì, ci sono stati dei momenti nei quali ho avuto paura. Tuttavia, dopo una lunga e attenta riflessione e dopo un confronto aperto sia con mio padre (che ora non c’è più) che con mio marito, mi sono persuasa della necessità di andare avanti. Una strada del genere non può essere percorsa a metà. Non sarebbe giusto nei confronti delle persone che ti chiedono aiuto. Pietro Orlandi è un caterpillar, una persona straordinaria. Dopo aver detto di sì a lui, in quanto rappresentante della sua solidissima famiglia, bisogna mettere in conto la necessità di camminargli accanto. Io l’ho scelto e quindi cammino.

Anche nei confronti di Pietro Orlandi ci sono stati tentativi di intimidazione?

Non penso. Certamente però ci sono stati dei gesti di stizza da parte del Vaticano. Ad esempio, quando Pietro ancora lavorava allo IOR, un prelato lo convocò per parlare del sit-in che aveva organizzato. Gli tirò addosso un giornale, urlandogli: “E basta con ‘sta storia di tua sorella!”.

Un’ultima domanda: ma secondo lei che cosa è successo a Emanuela? Qual è la pista più probabile?

Ho una mia idea che preferisco tenere per me, finché non ho le prove. Ciò non toglie, e questo è il grande problema, che ci sono pezzettini di verità in tutte le piste. Un riesame serio di tutta la vicenda prevede importanti tempi, energie, esperienza, risorse e mezzi. Mi chiedo se la procura Vaticana possa fare tutto questo. Io credo che – se davvero volesse fare luce su ogni cono d’ombra – dovrebbe avvalersi del Concordato e chiedere leale collaborazione e cooperazione alla procura di Roma. Ecco, questo sì che porterebbe se non alla verità, a pezzi certi di questo terribile mosaico.

https://www.affaritaliani.it/cronache/caso-orlandi-svolta-clamorosa-interroghiamo-padre-georg-bertone-re-e-834223.html

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by Rete L'ABUSO HRC
1 Gennaio 2010
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.