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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | News | I REATI NASCOSTI DEI PRETI ITALIANI: OLTRE 130 HANNO ABUSATO DI MINORI

I REATI NASCOSTI DEI PRETI ITALIANI: OLTRE 130 HANNO ABUSATO DI MINORI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Aprile 2010
in News
Reading Time: 6 mins read
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martedì 6 aprile 2010
Secondo gli avvocati che seguono i casi è solo “la punta dell’iceberg”
di Vania Lucia Gaito
Tra arrestati, indagati e condannati sono circa 130 i casi di sacerdoti coinvolti in reati legati alla pedofilia e venuti alla ribalta delle cronache, soprattutto locali, negli ultimi due anni. Da Bolzano a Trapani, nelle città così come nei piccoli borghi, le procure italiane si sono ritrovate spesso a dover intraprendere indagini in cui erano coinvolti ecclesiastici e in cui le vittime erano giovani, spesso giovanissime. Un dato allarmante, se si tiene conto che è “solo la punta dell’iceberg”, come afferma l’avvocato Sergio Cavaliere, che ha documentato i 130 casi di pedofilia clericale. E ancor più allarmante se si pensa a quanto può essere stimato il “sommerso”, ovvero tutti i casi che non hanno avuto una eco mediatica ma soprattutto i casi che non sfociano in denuncia. Molte vittime sono riluttanti ad uscire allo scoperto, spesso non parlano neppure ai familiari dell’abuso subito, oppure denunciano il sacerdote all’autorità ecclesiastica ma non alle procure. “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso” sostiene l’avvocato Cavaliere. Tesi che si coniuga con quanto affermato dal procuratore aggiunto Di Milano, Pietro Forno, che ha condotto molti procedimenti a carico di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, dieci dei quali conclusi con la condanna degli ecclesiastici: in tutti i casi trattati le denunce non sono mai partite da vescovi o altri sacerdoti ma sempre dalle famiglie delle vittime, dopo che si erano rivolte alle autorità ecclesiastiche senza risultato. “Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia”, ha affermato Roberto Mirabile, responsabile della Caramella Buona, l’associazione antipedofilia che si è costituita parte civile nel processo contro don Ruggero Conti, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Roma. Il sacerdote fu arrestato il 30 giugno 2009 con l’accusa di abusi sessuali a danno di minori e prostituzione minorile aggravata. Su istanza dei suoi legali gli furono concessi gli arresti domiciliari, ma fu nuovamente arrestato pochi giorni prima che partisse per Sidney con alcuni ragazzi della parrocchia per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù.
La dinamica degli abusi descritta dalle vittime, tutti maschi e al di sotto dei 14 anni, è quasi sempre la stessa: il ragazzo che frequentava i locali della parrocchia veniva attirato in altre stanze e qui costretto a soggiacere ai desideri del sacerdote. In cambio alcuni potevano avere piccole somme, dai 10 ai 30 euro, o anche altro, come capi d’abbigliamento. Nel corso del processo, sono stati ripetutamente chiamati in causa Monsignor Carlo Galli di Legnano e il Vescovo Gino Reali di Roma, come prelati che sapevano da anni dei fatti senza prendere alcuna posizione concreta. Anche quando i sacerdoti sono stati arrestati in flagranza di reato, le Curie sono sempre rimaste fedeli alla difesa dei loro parroci. Come nel caso di don Marco Cerullo, arrestato nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, mentre era in macchina con un bambino di 11 anni e lo costringeva a un rapporto orale. Informato dell’arresto del sacerdote, il vescovo di Aversa, Mario Milano, non volle pronunciarsi e la diocesi non prese alcun provvedimento nei confronti del prete fino alla sua condanna a sei anni e otto mesi sia in prima istanza che in appello. Solo in seguito è stata aperta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote anche da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. In alcuni casi non solo le diocesi non hanno preso provvedimenti di fronte alle accuse ai sacerdoti pedofili, ma hanno addirittura continuato a mantenere in servizio e a contatto con i bambini anche preti già condannati dai tribunali italiani per gli stessi reati. É il caso di don Roberto Mornati, sul quale già pesava una condanna per pedofilia inflittagli all’ inizio degli anni ‘90 dal Tribunale di Lecco, in seguito alla quale la Curia lo aveva trasferito a Gavirate, dove gli abusi sono ricominciati. E di don Claudio Ballerini, arrestato a Perugia perché si masturbava in piazza davanti a minori. Era stato già condannato ben due volte, ma nei suoi confronti non erano mai stati presi provvedimenti dalla Curia. Ma anche don Antonio Di Maggio, trasferito dalla Sicilia a Roma dopo una condanna per abusi sessuali ai danni di una ragazza disabile a lui affidata, fu lasciato a contatto con bambini e ragazzi, permettendogli di insegnare e di gestire l’oratorio. Naturalmente, ricominciò con gli abusi e fu nuovamente condannato a 4 anni e 2 mesi.
In alcuni casi, poi, nonostante le condanne, alcuni sacerdoti vengono addirittura promossi. É il caso di G.S., sacerdote del salernitano, condannato in via definitiva per atti di libidine violenta nei confronti di due bambine di 12 anni. Il prete insegnava in una scuola media di Pontecagnano Faiano e gli abusi avvenivano in classe, sotto gli occhi degli altri ragazzi, intimoriti dalla natura aggressiva del religioso. Oggi don G.S. non insegna più, è consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, nominato direttamente dall’arcivescovo. Molti anche i sacerdoti che hanno “patteggiato” e sui quali non è mai stata aperta una indagine da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Spesso la condanna era di pochi mesi, con la sospensione della pena, e l’immediato ritorno nelle parrocchie, in mezzo ai bambini. In alcuni casi, specialmente quando l’accusa riguardava la detenzione e la divulgazione di materiale pedopornografico, la condanna è stata commutata in una pena pecuniaria. Ma anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato appena 4 mesi per i reati di induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di almeno 40 ragazzini ha potuto usufruire di questa “commutazione della pena”. I quattro mesi di reclusione si sono così trasformati in una pena-le di 4000 euro e non si hanno notizie di eventuali provvedimenti a suo carico da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Sembra inoltre prendere sempre più corpo l’ipotesi di una rete tra sacerdoti con la passione per i minorenni. In più di un caso gli investigatori hanno accertato che il sacerdote che compiva abusi sessuali su minori condivideva questa sua deviazione con altri confratelli. Un’intercettazione della Squadra mobile di Cuneo che stava indagando su don Renato Giaccardi, colse il sacerdote al telefono con un prelato romano, mentre si scambiavano commenti sulle qualità fisiche di un bambino. É questo quello che monsignor Sodano definisce “chiacchiericcio”?

http://ilgiornalieri.blogspot.com/2010/04/i-reati-nascosti-dei-preti-italiani.html

www.romandie.com/ats/news/100406121823.yn421jb2.asp

www.romandie.com/infos/news2/100406121823.yn421jb2.asp

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Italie/pédophilie: 130 prêtres impliqués ces dix dernières années
ROME – Environ 130 prêtres ont été impliqués ces dix dernières années dans des enquêtes sur des cas de pédophilie en Italie, a précisé mardi à l’AFP l’avocat Sergio Cavaliere à la suite d’un article du journal Il Fatto Quotidiano qui donnait ce chiffre mais sur deux ans.
“J’ai recueilli la documentation sur plus de 130 cas de pédophilie ecclésiastique, dans la presse et sur internet, dont 88 prêtres avec nom et prénom, les autres cas étant anonymes”, a indiqué Me Cavaliere, qui défend lui-même la famille d’un enfant de Casal di Principe, dans le sud de l’Italie, victime d’abus de la part d’un prêtre, don Marco Cerullo.
Les cas répertoriés se sont produits “plus ou moins” à partir de 1999 jusqu’à aujourd’hui, a-t-il précisé.
Le prêtre Marco Cerullo a été “arrêté en flagrant délit” par la police et condamné en première et deuxième instance à 6 ans et 8 mois de prison, son cas étant actuellement examiné par la Cour de Cassation, mais le diocèse “n’a montré aucun intérêt pour le sort de la victime”, selon Me Cavaliere.
“Jusqu’à présent aucun cas de prêtre dénoncé par le diocèse n’a été enregistré (en Italie). C’est un système (de l’Eglise catholique, ndlr) créé pour protéger ses propres membres, non les victimes”, a-t-il ajouté, dénonçant “la protection dont jouissent les prêtre qui sont cachés, déplacés dans d’autres diocèses” lorsqu’ils sont poursuivis pour des abus.
Selon le quotidien Il Fatto, la police soupçonne même l’existence d'”un réseau de religieux ayant la passion pour les mineurs”.
“Dans plus d’un cas les enquêteurs ont établi que le religieux qui commettait des abus sexuels contre des mineurs partageait cette déviance avec des confrères”, ajoute le journal, sans dire d’où il tire ses informations.
Contactée par l’AFP, la Conférence épiscopale italienne n’était pas en mesure de commenter dans l’immédiat.
La presse italienne publie également mardi une lettre adressée au doyen des cardinaux, Mgr Angelo Sodano, par un militant des droits des homosexuels, qui dit avoir été victime dans son enfance d’abus d’un prêtre pédophile et dans laquelle il condamne une Eglise plus proche du pape Benoît XVI que des victimes.
“Moi et les autres victimes trouvons parjures ces déclarations (…) qui offensent et tendent à couvrir de boue d’un point de vue médiatique les victimes et non les coupables”, écrit Francesco Zanardi dans sa lettre.
“Le peuple de Dieu est avec vous” et “ne se laisse pas impressionner par les +jacasseries+ du moment, par les épreuves qui, parfois, viennent frapper la communauté des croyants”, avait affirmé dimanche devant le pape, Mgr Sodano, dans un message de voeu totalement inhabituel avant la messe de Pâques.
Depuis fin 2009, l’Eglise catholique est secouée par des révélations en série d’abus pédophiles commis par des religieux, souvent couverts par leur hiérarchie, en Europe, en particulier en Irlande et Allemagne, et aux Etats-Unis mais de plus en plus en Italie aussi.
Ces dernières semaines, le pape Benoît XVI a lui-même été mis en cause par des médias allemands et américains pour avoir, selon eux, gardé le silence sur des abus quand il était archevêque à Munich puis chef de la Congrégation pour la Doctrine de la foi au Vatican.
(©AFP / 06 avril 2010 14h18)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.