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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | News | “Vos estis”: 5 possibili correzioni per far funzionare il documento del papa sugli abusi

“Vos estis”: 5 possibili correzioni per far funzionare il documento del papa sugli abusi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Giugno 2022
in News
Reading Time: 9 mins read
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A tre anni dalla sua promulgazione ad experimentum, è ormai chiaro che il motu proprio di papa Francesco Vos estis lux mundi sulla gestione degli abusi nella Chiesa, in paricolare da parte dei vescovi, è inefficace ed è stata ampiamente disattesa. Ma potrebbe funzionare, se si apportassero delle correzioni di rotta. Le propone Anne Barrett Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org – archivio online dei casi di abusi nmegli Stati Uniti, fondato nel 2003 –  in un articolo pubblicato sul settimanale cattolico statunitense National Catholic Reporter (25/5) col titolo “Francis’ clergy abuse law, ‘Vos Estis,’ isn’t working. Here’s how to fix it”. Lo proponiamo in traduzione italiana.

Tre anni fa, mentre la Chiesa cattolica affrontava una resa dei conti senza precedenti nel campo degli abusi sessuali da parte del clero, papa Francesco ha introdotto una legge ecclesiastica che prometteva di ritenere i vescovi e i superiori religiosi responsabili degli abusi che commettono o insabbiano.

Intitolata Vos Estis Lux Mundi, la normativa è stata propagandata dai portavoce papali come un punto di svolta nella lotta agli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. È “rivoluzionario”, ha affermato il cardinale Blase Cupich di Chicago. “Il silenzio, l’omertà e gli insabbiamenti possono ora diventare un ricordo del passato”, ha dichiarato l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, fidato investigatore degli abusi del papa.

Vos Estis, motu proprio firmato il 9 maggio 2019, è stato originariamente promulgato per un periodo di prova di tre anni che termina questo 1 giugno. Nell’attesa di vedere se Francesco ora renderà la legge permanente, è un buon momento per valutare quale sarà probabilmente la risposta più significativa di questo papa alla crisi degli abusi cattolici.

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Finora, il Vaticano non ha rilasciato informazioni sul numero o sui nomi dei vescovi indagati in base a Vos Estis. BishopAccountability.org è stato in grado di identificare 28 casi in cui è stato utilizzato per procedere con accuse di insabbiamento o abuso da parte dei vescovi. Ci auguriamo che venga utilizzato più ampiamente di così: i vescovi cattolici sono 5.600! Ma non possiamo esserne sicuri.

Almeno 11 dei casi ricaduti sotto Vos Estis o simili a questi si sono verificati negli Stati Uniti. Due di questi vescovi sono stati sanzionati, tre sono stati “tolti di mezzo” e sei devono affrontare indagini in corso.

Ma la più grande concentrazione di casi, curiosamente, è stata in Polonia, dove le procedure di Vos Estis sono state applicate contro 16 dei 209 vescovi attivi o in pensione del Paese. Undici sembrano essere stati giudicati colpevoli dal Vaticano di negligenza, con sanzioni annunciate in otto di questi casi; un arcivescovo si è “autopunito”; altri due sono stati allontanati; e altri due casi sono in corso.

Perché concentrarsi sulla Polonia? È probabile che i funzionari vaticani abbiano visto un’opportunità per limitare i danni in questo Paese cattolicissimo, che è diventato un punto critico nella crisi globale della chiesa. Dal 2019, in conseguenza di inchieste mediatiche e di due roventi documentari, la Polonia è scossa da rivelazioni di diffusa complicità da parte dei suoi vescovi. La metà di tutti i polacchi intervistati lo scorso autunno ha affermato che l’intero episcopato dovrebbe dimettersi.

E nonostante l’ondata di sanzioni, un gruppo di presunti favoreggiatori rimane al potere nella Chiesa polacca.

Il cardinale Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, è accusato di aver concesso di esercitare il ministero a due diversi sacerdoti dopo che erano stati condannati per reati sessuali su minori. Il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia, è stato recentemente assolto dall’accusa di negligenza in un caso di abuso clericale, nonostante un sacerdote che aveva denunciato insistesse di aver informato Dziwisz di persona dell’abuso. Il verdetto del Vaticano riguardava solo un caso polacco; non ha preso in considerazione le accuse secondo cui Dziwisz, in qualità di segretario di Papa Giovanni Paolo II, avrebbe respinto le segnalazioni di abusi sia contro p. Marcial Maciel Degollado, il fondatore disonorato dei Legionari di Cristo, sia contro l’ex cardinale Theodore McCarrick.

La nostra valutazione, fino a questo momento, di Vos Estis, basata sui casi che abbiamo monitorato in Polonia, negli Stati Uniti e altrove è che troppo pochi vescovi sono stati giudicati colpevoli, sono stati puniti con troppa leggerezza e quasi nessuna informazione sui loro misfatti è stata divulgata.

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Certo, con Vos Estis una dozzina o più di vescovi complici o abusivi sono stati rimossi dall’incarico, ed è già qualcosa.

Ma è una goccia nel mare.

La complicità collettiva della gerarchia cattolica, che va dalla negligenza all’ignoranza volontaria fino all’inganno scaltro, ha facilitato gli stupri e le aggressioni sessuali di centinaia di migliaia, se non milioni, di bambini. Una Chiesa pentita, impegnata a porre fine alla sua cultura e al suo sistema di insabbiamento, avrebbe allontanato e dimesso dallo stato clericale centinaia di vescovi complici, non una o due dozzine.

Inoltre, la maggior parte dei casi sanzionati da Vos Estis era un atto dovuto per motivi di pubbliche relazioni. In tutti i casi statunitensi tranne due, ad esempio, la capacità del vescovo di guidare era già compromessa da accuse pubbliche. Allo stesso modo, quasi tutti i vescovi polacchi penalizzati da Vos Estis erano già stati colpiti da uno scandalo pubblico.

La debolezza di Vos Estis risiede principalmente nella sua concezione: è una autoregolamentazione travestita da trasparenza.

In Vos Estis, il papa ha dato priorità all’isolamento e al contenimento, mantenendo la gerarchia nel controllo totale del processo di segnalazione e investigazione. Ha scelto di non richiedere la denuncia alle autorità civili. Ha scelto di omettere qualsiasi obbligo di informare il pubblico. Ha limitato il coinvolgimento dei laici a ruoli frammentati, senza alcun potere e (quasi certamente) vincolati alla riservatezza.

Per essere lo strumento di trasformazione necessario, Vos Estis deve essere rinnovato. Ecco cinque (importanti) modifiche che potrebbero renderlo efficace.

Obbligo alla denuncia alle autorità civili

Con Vos Estis, la maggior parte dei vescovi del mondo è autorizzata a non dire alle autorità civili che un prete sta violentando un bambino. Questo perché nella maggior parte delle giurisdizioni civili, il clero non sono obbligati a denunciare e Vos Estis al massimo richiede la segnalazione solo quando lo richiede il diritto civile.

Bisogna cancellare l’ articolo 19, cenno minimo di Vos Estis alla cooperazione con il diritto civile, e sostituirlo con una segnalazione obbligatoria alle autorità civili indipendentemente dal fatto che la legge locale lo richieda o meno. Cioè, istruire ogni sacerdote e religioso a notificare alle autorità civili reati sessuali sospetti o noti, così come sospetti insabbiamenti da parte di funzionari della Chiesa.

Bisogna esentare il clero da questo requisito in quelle poche giurisdizioni del mondo in cui vi sono buone ragioni per temere che tale segnalazione possa mettere in pericolo la sicurezza degli accusatori e/o sospetti delinquenti. Rinomate organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International potrebbero essere chiamate a redigere l’elenco dei Paesi esentati.

Allentare la presa del Vaticano

Vos Estis ha comportato un raddoppio del controllo del papa e del Vaticano su questioni di disciplina episcopale: una mossa ironica, da parte di un papa che denuncia il clericalismo.

Con Vos Estis, il Vaticano controlla ogni decisione chiave. Solo il Vaticano ha il potere di autorizzare un’indagine, di emettere un verdetto e di determinare sanzioni.

Il problema? Quasi invariabilmente, il papa e i funzionari vaticani sono indulgenti nei confronti dei vescovi accusati.

Si consideri la decisione di Francesco del 2020 di reintegrare il vescovo argentino Gustavo Zanchetta in un incarico vaticano, anche se il vescovo era ancora sotto inchiesta nel suo Paese natale per presunti abusi sessuali (Zanchetta alla fine ha dovuto tornare in Argentina per il processo ed è stato recentemente condannato a quattro anni di carcere.)

Oppure si consideri lo scioccante verdetto del Vaticano, lo scorso anno, nel caso canonico del vescovo Joseph Hart, che ha guidato la diocesi di Cheyenne, nel Wyoming, dal 1978 al 2001. Nonostante le accuse secondo cui Hart avrebbe aggredito sessualmente più di 15 bambini e nonostante l’incrollabile insistenza dell’attuale vescovo di Cheyenne nel ribadire che le vittime sono credibili, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha scagionato Hart su ogni punto. (Nota: il caso di Hart non era un caso ricadente sotto Vos Estis, presumibilmente perché il Vaticano iniziò la sua indagine prima della sua emanazione, ma il processo canonico era simile.)

Rottamare il “modello metropolitano”. Gli arcivescovi non possono indagare obiettivamente sui loro vicini.

Vos Estis incarica i metropoliti – arcivescovi ordinari che governano simbolicamente le loro province ecclesiastiche nel mondo – di valutare e supervisionare inizialmente le indagini sulle accuse contro i vescovi nelle loro province.

Non sorprende che il risultato sia stato un conflitto di interessi, reale e percepito. Gli arcivescovi stanno indagando sui vescovi vicini che sono loro colleghi, loro collaboratori e, a volte, loro amici.

Consideriamo il caso Vos Estis del vescovo in pensione di Brooklyn Nicholas DiMarzio. Dopo essere stato accusato di abusi sessuali su minori alla fine del 2019, il Vaticano ha incaricato il suo metropolita, il cardinale Timothy Dolan dell’arcidiocesi di New York, a supervisionare le indagini.

Nel suo podcast poche settimane dopo, Dolan non ha fatto alcuno sforzo per apparire imparziale. «Adoro quest’uomo, è un buon amico», ha detto del suo collega. (Nel settembre 2021, Dolan ha annunciato che il Vaticano aveva ritenuto DiMarzio innocente.)

In un altro caso ricadente sotto Vos Estis, il metropolita è implicato in un presunto atto di insabbiamento insieme al vescovo su cui sta indagando. Il vescovo Richard Stika di Knoxville, Tennessee, è indagato per insabbiamento dall’arcivescovo in pensione di Louisville Joseph Kurtz, che ha preceduto Stika come vescovo di Knoxville.

Stika sta affrontando una serie di accuse, inclusa una emersa in una causa che ha risolto lo scorso luglio. Una donna ha accusato la diocesi di negligenza nella risposta al presunto abuso e sfruttamento sessuale che aveva subito da parte di un sacerdote diocesano di lunga data, p. Michael Sweeney. Nel 2005, Sweeney aveva ammesso al suo allora vescovo – nientemeno che Kurtz – di aver iniziato a fare sesso con la donna dopo averla convertita al cattolicesimo e aver servito come suo direttore spirituale.

Kurtz mantenne il sacerdote nel ministero nonostante la sua cattiva condotta conclamata, e quando Stika successe a Kurtz, mantenne anche lui il sacerdote nel ministero.

Autorizzare i laici a giudicare i casi di Vos Estis.

Se il controllo del Vaticano viene allentato e il modello metropolitano demolito, chi giudicherà le accuse contro i vescovi?

Che ne dite dei laici? Molti hanno osservato che Vos Estis non prescrive il coinvolgimento dei laici. In pochi hanno sottolineato che esso, in realtà di fatto vieta la possibilità che i laici in qualsiasi ruolo possano esaminare le accuse contro i prelati. Consente solo l’arruolamento di singoli esperti laici in casi ad hoc (articolo 13). Queste persone devono essere giudicate “idonee” e sono tenute a prestare giuramento.

Anche questo deve cambiare: il controllo esterno è fondamentale. In ogni Conferenza episcopale dovrebbe esserci una commissione permanente di laici dedicata alla valutazione dei vescovi. Sarebbe simile al modello promosso nell’autunno del 2018 dall’arcivescovo Allen Vigneron e dal cardinale Daniel DiNardo, ma più indipendente e potente di quanto proposto da quei vescovi. Non dovrebbe includere alcun membro del clero, ma comprendere persone che criticano esplicitamente la gestione degli abusi da parte della Chiesa, e deve avere il potere di denuncia alle autorità civili.

Richiedere la divulgazione al pubblico.

Vos Estis consente la segretezza. Secondo Vos Estis, è lecito tenere il pubblico all’oscuro dall’inizio alla fine. Non prevede alcun obbligo di informare i fedeli.

Questo va cambiato. Obbligo della divulgazione. Per citare Scicluna, «l’informazione è essenziale se vogliamo davvero lavorare per la giustizia». È anche fondamentale al fine di scoraggiare crimini e insabbiamenti.

Si cominci a pretendere che il pubblico sia informato di tutte le accuse plausibili contro il clero e i vescovi. Si chieda anche la notifica pubblica degli esiti. Si adotti la ragionevole raccomandazione della Royal Commission australiana sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori di «rendere pubbliche le decisioni in materia disciplinare relativa agli abusi sessuali su minori e fornire motivazioni scritte per le decisioni [della Chiesa]».

Soprattutto, si rispetti il diritto all’informazione di un denunciante. Si richieda alle autorità ecclesiastiche di tenere regolarmente aggiornate le vittime e gli altri denuncianti sullo stato delle indagini. Su richiesta, si rilascino alla vittima i fascicoli relativi al suo caso, oscurando i nomi delle altre vittime.

In gioco c’è la fiducia

Ad aprile, Francesco ha chiesto alla Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori di produrre relazioni scritte che tracciassero le iniziative anti-abuso della Chiesa. Spera che queste relazioni mostrino passi avanti.

«Senza questo progresso», ha avvertito, «i fedeli continueranno a perdere la fiducia nei loro pastori».

È sconcertante che questo papa non abbia ancora attuato le riforme coraggiose che renderebbero la gerarchia più corretta, responsabile e onesta nel prevenire abusi e insabbiamenti.

Il problema è che il papa vuole ristabilire la fiducia alle sue condizioni impossibili. Vos Estis riflette il suo rifiuto di accettare la lezione inconfutabile di questa crisi catastrofica: la gerarchia cattolica non può autodisciplinarsi.

È possibile che Vos Estis, insieme alla rimozione del segreto pontificio nei casi di abuso, sia l’ultima grande legislazione sugli abusi del papato di Francesco. Speriamo possa essere rivisto. Nella sua forma attuale, non otterrà la trasformazione di cui i bambini e i cattolici hanno così disperatamente bisogno e che meritano.

https://www.adista.it/articolo/68143

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.