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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Luglio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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L’ex nunzio rende nota una parte dell’intervista al WP non pubblicata. Cita pesantissime accuse su violenze nel pre seminario vaticano gestito dal vescovo di Como, che portarono chi indagò ad essere rimosso. E aggiunge benzina sul conto del già “chiacchieratissimo” arcivescovo Peña Parra, numero tre della curia vaticana. 

Mons. Viganò è di nuovo in prima pagina. LifeSiteNews ha pubblicato dichiarazioni dell’ex nunzio negli Stati Uniti che chiamano in causa personaggi importanti del Vaticano in storie di abusi, coperti o ignorati, e che toccano oltre al Pontefice regnante i suoi due collaboratori più stretti, e cioè il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin e il Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Peña Parra. In realtà il testo di mons. Viganò consiste nelle risposte che ha dato in un’intervista di qualche tempo fa al Washington Post, e che il giornale ha tagliato, riservandosi di compiere con esse un’inchiesta più approfondita. Ma le settimane sono trascorse, senza che la seconda parte dell’intervista venisse alla luce. Così l’arcivescovo ha deciso di rendere comunque pubbliche le sue dichiarazioni, uscite su LifeSiteNews.

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«I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla – ha detto – per punire chi ha commesso abusi, per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e di altri per decenni e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?».

L’ex nunzio ha poi riferito di due fatti gravi lasciando intendere che siano stati nascosti volutamente. Il primo sarebbe accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

Ebbene: «Uno dei seminaristi – ha detto -, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori , poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni».

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Viganò ha spiegato che «quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall'”Associazione Don Folci”. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. «Ho ricevuto informazioni di prima mano – ha detto – che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che trovi il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me».

Secodo l’ex nunzio «il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano». Inoltre «il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini».

Alla fine il caso sarebbe stato insabbiato: «Il vescovo di Como ha rimosso don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario e il presunto violentatore è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017».

Il secondo caso portato alla luce da Viganò riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato – secondo l’ex diplomatico – un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?“. Il dossier è firmato da Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo“. Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini. «Questo – ha commentato – potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

Rispetto ai fatti già resi noti da L’Espresso, Viganò ha aggiunto fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002 tra cui l’accusa rivolta a Peña Parra «di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi».

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Queste accuse furono segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. Ora, Viganò dice che «la documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi».

Viganò ribadisce che «avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

Secondo Viganò però, è la posizione di Parolin, attuale Segretario di Stato, ad essere «particolarmente grave». Di fatto non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. «Prima di incarichi così importanti – ribadisce -, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi quelle accuse sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin».

Infine sul conto di Peña Parra, Viganò documenta come sia «strettamente connesso con l’Honduras e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda».

Fino a qui mons. Viganò. Abbiamo chiesto a Gastòn Guisandes Lopez, che ora è direttore di un giornale a Maracaibo, “Que Pasa” riscontri sui fatti di cui parla Viganò e sui quali a suo tempo scrisse. Siamo in attesa di una risposta. Ma anche il Vaticano, pensiamo, dovrebbe dare una risposta e, se le denunce fatte non corrispondono a verità, dirlo chiaramente. I cattolici hanno il diritto di sapere in che mani sono.

http://lanuovabq.it/it/linedito-vigano-investe-il-numero-tre-della-curia?fbclid=IwAR2oeqb096n-v4Hr03fnLXuuYR09unRG0N98NGax7AzdgsmW0cbUlEDoLmg

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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