di MONICA COVIELLO – «Un vaso rotto: così si rimane. Si possono rimettere insieme i cocci, ma le crepe continueranno a segnarlo. Un bambino abusato non riuscirà mai a dimenticare, mai a mettere davvero da parte quello che gli è stato fatto». Francesco Zanardi, 48 anni, a 11 è stato vittima di violenza da parte del prete della parrocchia che frequentava, è diventato un attivista e ha fondato la rete «L’Abuso». Questi sono stati giorni molto importanti per lui: quelli del summit sulla pedofilia in Vaticano. Zanardi, che vive a Savona, li ha trascorsi a Roma, in attesa di novità e aperture che, però, non si sono concretizzate.
«Nel documento rilasciato dalla Santa Sede, la Chiesa dice di essere vittima. Ma le vittime siamo noi: la Chiesa è stata carnefice. Sono deluso: mi è dispiaciuto sentire le solite promesse rivolte al futuro», ci spiega. «Non ci sono stati provvedimenti tangibili, il passato sembra essere stato dimenticato. È come se ci fosse stato detto: “Siete stati delle vittime? Ci spiace, non lo facciamo più”. Ma quante volte abbiamo già sentito quella promessa? Noi ci aspettavamo almeno che venissero consegnati alle autorità quei fascicoli mai rilasciati alla magistratura. Non sappiamo dove siano e cosa facciano tutti i preti pedofili, ma la Chiesa lo sa». Molti dei dossier con i nomi dei colpevoli, poi, sono stati distrutti. «Ma quelli che sono rimasti, perché non sono stati consegnati? Qual è il motivo?».
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