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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Delpini non diventa cardinale: “Paga il prezzo di un doppio scandalo sessuale”

Delpini non diventa cardinale: “Paga il prezzo di un doppio scandalo sessuale”

Secondo "Libero", sarebbe stato punito per i casi giudiziari riguardanti due fratelli preti. Ma il secondo nega: "Sono solo calunnie"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Giugno 2022
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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C’è un doppio caso sessuale dietro la bocciatura di Delpini?

Papa Francesco ha recentemente nominato 25 nuovi cardinali. Ma un po’ a sorpresa nella lista dei promossi non c’era l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. Dietro la mancata scelta – si legge su Libero – ci sarebbe un doppio caso di insabbiamento in una grave vicenda di preti maniaci sessuali. Sarebbero addirittura coinvolti due fratelli sacerdoti della diocesi di Milano.

A seguito della condanna in primo grado da parte del tribunale diocesano di uno dei due – riporta il sito retelabuso – vengono riportate le dichiarazioni dello stesso tribunale diocesano che nel condannare a 5 anni don Alberto Lucchina sottolinea che il sacerdote che si era autosospeso, è recluso da un anno in un luogo isolato e quindi dovrà scontare solo 4 anni dei 5 inflitti.

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Ma i poveri parrocchiani – prosegue il sito retelabuso.org – non sanno che anche il fratello è stato denunciato per violenza sessuale, quest’altro però non a danno di minori, ma di una donna maggiorenne, con disabilità. E qui l’ultima delle drammatiche scoperte, lo scorso lunedì in una riunione con i parrocchiani si viene a conoscenza che i due fratelli sacerdoti stanno organizzando l’oratorio estivo, ad uno saranno assegnati i ragazzi delle medie, all’altro i più piccini.

Nella stessa parrocchia di Milano due fratelli preti accusati di abusi

Due fratelli preti che vivono insieme nella stessa parrocchia di Santa Maria alla Fontana a Milano: uno, don Alberto Lucchina, è stato ‘condannato’ dal Tribunale Canonico a esercitare le sue funzioni per 5 anni in una casa di riposo stando lontano dai minori perché riconosciuto autore di violenza sessuale ai danni di una ragazza all’epoca quindicenne; l’altro, don Maurizio, attuale guida della comunità di fedeli nel quartiere Isola, risulta coinvolto in un procedimento penale per violenza sessuale su una donna disabile.

Per lui il pm Roberto Fontana, non entrando nel merito della vicenda, ha chiesto l’archiviazione perché la denuncia è stata presentata oltre il limite, previsto dalla legge, di un anno dai fatti ipotizzati. La vicenda è emersa dopo che nei giorni scorsi il sito ‘Rete l’Abuso’ ha dato conto della ‘condanna’ di don Alberto e annunciato di avere presentato un esposto alla Procura “perché il prete aveva detto al Tribunale Canonico che si sarebbe autosospeso e domiciliato subito in una casa di riposo ma sappiamo che è ancora a contatto coi giovani”.

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“Dopo la pubblicazione dell’articolo su don Alberto qualche giorno fa – racconta Francesco Zanardi, presidente dell’associazione che raccoglie i casi di violenze da parte dei religiosi e assiste le vittime – mi ha scritto una donna spiegandomi di avere denunciato il 7 febbraio ai carabinieri una violenza sessuale subita dal fratello don Maurizio nel 2015″. L’AGI ha incontrato don Maurizio nella sua parrocchia: “Si’, mio fratello Alberto vive qui, in attesa che il procedimento canonico faccia il suo corso su fatti che risalgono a 30 anni fa” conferma, senza far riferimento alla sanzione in primo grado e assicurando che don Alberto non segue attività coi ragazzi, come invece riferito da alcuni frequentatori dell’oratorio.

“La mia è una storia diversa, sono solo calunnie sul mio conto – prosegue -. Non ho mai saputo di essere stato indagato, l’ho letto sul web. Mi sono informato tramite un avvocato e ho saputo che sono stato archiviato”. In realtà al momento pende una richiesta di archiviazione a cui l’avvocato Daniela Cultrera, per conto della ‘Rete l’Abuso’, ha annunciato che presenterà opposizione chiedendo al giudice di disporre l’imputazione coatta per l’indagato. Don Maurizio dice di avere “rivisto la donna nel 2020” e nega la violenza.

“L’ho conosciuto la notte di Capodanno del 2015 – si legge nella denuncia della donna di 47 anni -. Tante persone sono al corrente del malessere che mi ha provocato”. “Mi fa male vedere il mio nome associato all’ipotesi di una violenza su una donna, proprio in un momento in cui si parla così tanto di questo tipo di violenza – dice il parroco -. Avrei voluto querelare ma la Diocesi mi ha consigliato di lasciar perdere. I parrocchiani cosa dicono? Bisogna distinguere tra chi frequenta assiduamente la parrocchia e conosce la situazione e chi ci viene in modo occasionale”, facendo intendere che i primi sono con lui, ed esprime il suo sconforto: “Nella vita non sai mai cosa ti può capitare”.

“Dopo la sanzione del Tribunale Canonico – afferma Cultrera – don Alberto avrebbe potuto presentare ricorso entro 5 giorni alla Congregazione per la Dottrina della Fede ma non l’ha fatto. Ora manca un ultimo passaggio davanti al Promotore di giustizia. Durante l’istruttoria, molto approfondita, c’è stato anche un confronto tra lui e la vittima che ha trovato il coraggio di denunciarlo nel 2019, a una trentina d’anni dai fatti. Don Alberto ha ammesso parzialmente le accuse ma il Tribunale ha riconosciuto appieno la ricostruzione della vittima e la sua credibilità”. Intanto all’associazione arrivano le proteste scritte di alcuni parrocchiani: “Don Alberto sta coi ragazzi, è una situazione triste e pazzesca”; “Segue i ragazzi del Gruppo Medie, continua a fare quello che gli pare”.

https://www.affaritaliani.it/cronache/due-fratelli-preti-maniaci-sessuali-delpini-insabbia-il-caso-punito-dal-papa-798824.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.