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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La Chiesa italiana indaga sugli abusi sessuali, ma i critici non sono soddisfatti

La Chiesa italiana indaga sugli abusi sessuali, ma i critici non sono soddisfatti

Redazione Media Web by Redazione Media Web
1 Giugno 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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La Chiesa cattolica italiana indagherà sugli abusi sessuali, ha deciso la conferenza dei vescovi italiani nel loro incontro annuale. Un gruppo di scienziati ottiene l’accesso ai documenti della chiesa, con i quali possono mappare lo scandalo degli abusi dal 2000 ad oggi.

“Questa è una nuova via. La via italiana”, ha detto in conferenza stampa il presidente della Conferenza episcopale Zuppi. A differenza di molti altri paesi europei, l’Italia non ha mai indagato sugli abusi sessuali. Anche se ora le cose stanno cambiando, è difficile trovare soddisfazione tra le vittime. Ritengono che il disegno dello studio sia inadeguato.

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“Spesso le vittime di abusi impiegano anni per affrontare il loro trauma, per non parlare di denunciarlo”, ha detto Francesco Zanardi, che in gioventù è stato abusato da un prete. “Mi ci sono voluti trent’anni prima che potessi riconoscere che ero una vittima e denunciarlo. Indagare solo negli ultimi vent’anni non è abbastanza”, dice.

Poiché Zanardi è stato abusato negli anni ’80, il suo caso è al di fuori dell’ambito delle indagini.

Zanardi da anni mappa i casi di abusi sessuali in Italia con la sua organizzazione Rete l’Abuso:

Un’altra critica è che l’indagine annunciata dai vescovi si baserà solo su documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, dove le accuse di abusi ecclesiastici sono gestite internamente. Restano chiusi gli archivi di monasteri, diocesi, scuole cattoliche e altre istituzioni ecclesiastiche.

“La tendenza nella Chiesa è sempre quella di proteggere l’istituzione, dimenticando tristemente le vittime”, spiega Franca Giansoldati. Come giornalista segue da anni la Chiesa italiana. Secondo lei, qualcosa è cambiato negli ultimi cinque anni, ma gli abusi sessuali rimangono un argomento delicato. “La grande maggioranza dei vescovi è semplicemente contraria alla pubblicazione di quegli archivi”.

Il corrispondente Andrea Vreede sul ruolo del Vaticano:

Il Papa, come Vescovo di Roma, è il primate, il primo, tra i vescovi. Ma allo stesso tempo la Conferenza Episcopale Italiana è un organismo autonomo con una propria responsabilità. Anche se è il Papa a nominare il loro presidente da una lista di tre nomi che riceve dai vescovi. Altrove, gli stessi vescovi eleggono il loro presidente.

Subito dopo la sua elezione, il Papa ha posto come priorità la lotta e la prevenzione degli abusi sessuali. Ha fatto elaborare delle linee guida da seguire da parte di tutte le conferenze episcopali per istituire centri di denuncia degli abusi e per compiere sforzi significativi per assistere le vittime.

I vescovi italiani sono lenti a seguire queste linee guida. Francesco ha più volte chiesto l’azione. Intervenire, come ha fatto il Papa in Cile, danneggerebbe enormemente l’immagine della Chiesa italiana. La domanda è se Francis lo sceglierebbe. Ma resta anche da vedere se sarà soddisfatto dell’indagine minima sui casi di abuso tra il 2000 e il 2021 che i vescovi ora propongono.

L’inchiesta che ora è stata annunciata sembra essere il più alto compromesso possibile tra i vescovi italiani, fortemente in disaccordo. Il cardinale Zuppi definisce questa ricerca “un primo passo”, suggerendo che in futuro si potrebbe fare di più per assistere le vittime di abusi.

“Indagine indipendente”

L’attivista Francesco Zanardi ha poca fiducia nella Chiesa e soprattutto spera che lo Stato italiano intervenga nella vicenda. “In primo luogo ci deve essere una commissione d’inchiesta indipendente per indagare sul passato. Dopodiché, una commissione parlamentare dovrebbe esaminare quali falle nella legge devono essere colmate per prevenire abusi in futuro”.

Zanardi ha fatto diversi tentativi per indurre all’azione la giustizia italiana, ma per ora resta in silenzio. “Non sono ottimista, sarei matto”, sospira l’attivista.

Nonostante la delusione, continua a tenere traccia e archiviare i casi di abuso per l’anno 2000. “Se le autorità vogliono i dati, possono venire a prenderli. Sono felice di fornirli”.

https://nos.nl/artikel/2430489-italiaanse-kerk-onderzoekt-seksueel-misbruik-maar-critici-niet-tevreden

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.