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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
30 Maggio 2022
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Una soluzione gattopardesca e davvero poco civile quella della chiesa italiana, ben lontana dal Vangelo che predica, è prima al mondo a livello di Conferenza Episcopale a fare un enorme passo indietro, proprio nel paese dove invece ci si immagina sia la più efficiente, e invece nega pubblicamente verità giustizia per i sopravvissuti, quasi reclamando il “diritto all’abuso”.

Già delusi dai precedenti silenzi, insieme ai cattolici che nei giorni scorsi a centinaia avevano sottoscritto il documento del Coordinamento #ItalyChurchToo alla CEI,  al quale avrebbe dovuto rispondere al termine dei lavori dell’assemblea, invece ha trovato puntuale un assordante silenzio per tutti.

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Il messaggio è chiarissimo a questo punto, i Vescovi italiani malgrado millantino fiducia e insistano nel proclamare verità e giustizia per le vittime, non hanno la più pallida intenzione di fare un mea culpa sulla pedofilia, ma solo di superare quanto prima e più indenni possibili questo “irritante problema” che gli arreca imbarazzo.

Situazione tanto evidente che il corrispondente dell’agenzia REUTERS commenta nella sua domanda al Cardinale Matteo Zuppi in conferenza stampa; “la solita commissione fatta all’italiana quindi?”.

Perché un’enorme delusione ?

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Assistiamo ad un grande passo indietro, controcorrente al resto del mondo. In Italia non c’è stato alcun coinvolgimento dei sopravvissuti, i Vescovi hanno deciso che non ci sarà nessuna commissione di inchiesta, tantomeno indipendente, ma una semplice analisi sommaria dei dati dal 2000 al 2021 che da sempre sono presenti presso gli archivi delle diocesi e della CDF, detta “indipendente” ma gestita da istituti e persone unicamente accreditate dal clero.

Come ha fatto notare in conferenza al neoeletto Cardinale Matteo Zuppi il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, con questo sistema (soli venti anni di analisi dei casi) saranno discriminate ed escluse migliaia di vittime, oltre a quelle non note alla chiesa e che sfiduciate dalla decennale inconcludenza (oggi rinnovata), scoraggiate dall’ assenza di qualunque proposta concreta di aiuto o di indennizzo, non trovano motivo di recarsi in uno sportello diocesano col rischio di dare un’informazione che sottoscriveranno non si sa a che prò e che magari servirà a tutelare il prete, rischiando che venga così segnalato e nuovamente nascosto, perdendo così anche la possibilità di poterlo monitorare.

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È più che ovvio che i sopravvissuti non abbiano alcuna voglia di condividere la loro sofferenza e il loro dramma con l’Istituzione che ha permesso sistematicamente con la sua omertà il loro stupro, nascondendo poi, proteggendo e realizzando “23 centri di cura” per gli stupratori e non per le vittime, alle quali oggi rinnova il rifiuto di qualunque forma di giustizia.

Una proposta oltretutto antiscientifica l’analisi dei soli ultimi 20 anni, o forse studiata ad ok perché è ben noto dai vari studi scientifici accreditati, che il tempo di maturazione del trauma da parte delle vittime sia in media di 30 anni e la soluzione di eliminare le vittime precedenti al 2000 (ovvero chi ha già maturato il trauma arrivando alla denuncia) analizzando solo i casi successivi in cui quasi certamente chi ha subito non ha ancora maturato (e quindi non è ancora pronto alla denuncia), è una soluzione da autentici mascalzoni, che non lascia più alcuna speranza nelle gerarchie italiane, che con questa loro infelicissima decisione dimostrano nei fatti al mondo intero, l’alto livello di menefreghismo delle gerarchie per il danno subito dalle vittime, lo spregio dei più piccoli e della stessa vita umana.

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Le Nazioni Unite hanno più volte sollecitato al Governo italiano l’istituzione di centri di cura attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, la creazione di canali sensibili alle vittime, che agevolassero la denuncia alle autorità civili, l’estensione del certificato anti pedofilia anche al volontariato (tra cui il clero) una commissione d’inchiesta Statale e il risarcimento delle vittime.

Ma pur avendo ratificato la Convenzione per la tutela dell’infanzia, il nostro paese non ha mai voluto adempiere alle norme di tutela e adeguarsi, di fatto non solo favorendo nell’ultimo ventennio il fenomeno  ad unico danno dei minori, ma lasciando lo spazio a gestioni criminali di vario genere gli stessi responsabili, da anni oramai totalmente inconcludenti nella penisola.

La stessa Autorità Giudiziaria italiana da vent’anni sembra voler  continuare a mantenere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, è forse il problema peggiore in quanto non solo continua a lasciare che le violenze sui minori proseguano, ma dal lato Istituzionale denuncia una grave inefficienza che nei fatti si traduce in milioni di minori italiani privi di protezione ed esposti al costante rischio, non solo del clero.

Francesco Zanardi


Conferenza stampa integrale

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.