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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Mobbing e abusi nei conventi, un libro-inchiesta alza “Il velo del silenzio”

Mobbing e abusi nei conventi, un libro-inchiesta alza “Il velo del silenzio”

Nel testo di Salvatore Cernuzio 11 religiose svelano scontri di potere, violenze e ricatti subiti. Suor Becquart: correggere queste pratiche erronee di obbedienza. Lo psichiatra Cantelmi: «È incapacità di vivere un’autentica fratellanza/sorellanza»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Novembre 2021
in Libri
Reading Time: 4 mins read
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CITTÀ DEL VATICANO. Mobbing, violenze, ricatti e frustrazioni: non sono pochi i conventi messi in ginocchio da comportamenti che lo psichiatra Cantelmi definisce «predatori», legati alla «gestione del potere», che sconfina spesso in «autoritarismi compulsivi». In nome di quella trasparenza tante volte invocata e praticata da papa Francesco in questi tempo di verifiche e riforme nei Sacri Palazzi, arriva un libro-inchiesta sugli abusi nei monasteri: abusi di potere, di coscienza o sessuali all’interno di ordini e istituti, che portano donne e ragazze a spegnere il fuoco della vocazione e abbandonare il percorso religioso intrapreso, anche dopo anni. Sono loro stesse, suore o ex suore, che stanno per lasciare o hanno già lasciato quella che per anni è stata la loro «casa», a raccontare nel libro «Il velo del silenzio» di Salvatore Cernuzio (con introduzione di padre Giovanni Cucci, sj e contributo di Giorgio Giovanelli) ciò che hanno subito: mobbing, ricatti, manipolazioni, discriminazioni in base alla nazionalità, violazione del foro interno (cioè dei segreti della propria coscienza), problemi di salute sottovalutati o usati come pretesto per l’emarginazione. Non pochi commentatori hanno subito definito questo volume «necessario», per purificare quegli ambienti ecclesiastici inquinati dalle debolezze umane, dalle tentazioni e dal «clericalismo», di cui parla lo stesso autore. «Tanti, troppi, i comuni denominatori nelle storie di queste religiose ed ex religiose, che pur provengono da latitudini e background completamente differenti. E che fanno pensare che non si tratti di singoli casi, in cui a rimetterci sarebbero donne particolarmente fragili, tendenti alla depressione o troppo deboli e “pazze” per reagire, ma che evidentemente sia presente un sistema malsano, basato su strutture di potere e su quel clericalismo che papa Francesco in diverse occasioni ha stigmatizzato come un “cancro” per la Chiesa». Clericalismo inteso «come quel surplus di grazia di cui superiori, fondatrici, maestre delle novizie o gli stessi padri spirituali si ammantano, decidendo sulla sorte di questa o quell’altra candidata, facendola precipitare in uno status di debolezza e soggezione che la rende anche facile preda di violenze. Fisiche e psicologiche».

Il libro di Cernuzio, giornalista di Vatican News e dell’Osservatore Romano dopo essere stato redattore di Vatican Insider-La Stampa, raccoglie in forma anonima le testimonianze di donne di tutto il mondo e di diverse età che, dopo anni di silenzio, per paura o perché sotto forte pressione psicologica, hanno deciso di far sentire la loro voce, in modo da poter aiutare chi ancora non ha il coraggio di reagire. Un «velo», come quello tolto dal proprio capo, che ora cade per rivelare storie altrimenti nascoste.

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Come quella di Anne-Marie, vittima di episodi di razzismo nel suo istituto negli Stati Uniti. Lei e altre due africane hanno dovuto subire battute sull’ignoranza o sul vestiario; costrette a spalare la neve e fare lavori pesanti perché «abituate alla fatica in Africa». Quando è morta sua madre non gliel’hanno detto per tre giorni e hanno continuato a farla lavorare in cucina.

Thérèse ha problemi alla colonna vertebrale. Per la madre sono scuse per evitare gli impegni della vita comunitaria. La ragazza diventa quasi anoressica, non viene aiutata nelle cure e le viene impedito di andare da uno psicologo. Esce dall’istituto, restando senza sostegno di alcun tipo, piena di timori e nevrosi. Aiutata ora da una comunità che le ha pagato anche i primi mesi di affitto, è in cura psicologica.

Aleksandra viene molestata da un prete. Ma invece di essere protetta e aiutata, e invece di denunciare il sacerdote, è colpevolizzata dalla superiora che le toglie pure la guida di un progetto da lei fondato. Chi viene scelto per sostituirla alla guida del progetto? Il prete in questione. Aleksandra ha avuto problemi di salute ma non è stata aiutata in alcun modo, perché non rientrava tra le favorite delle suore più anziane. Ed è pure stata messa sotto accusa quando è uscita dall’istituto.

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Nei monasteri femminili «c’è a mio parere – sottolinea nell’’intervista contenuta nel libro Tonino Cantelmo – troppa sofferenza non raccontata, troppo dirigismo e un isolamento non sempre sano». Secondo lo psicoterapeuta «molte Congregazioni sono pervase da forme di individualismo impressionanti e la vita in comune è soltanto formale, priva di contenuti». È in questo individualismo che «si creano forme di abuso caratterizzate dalla ricerca di potere. Vedi subito questo quando in una Congregazione il religioso o la religiosa considera quella struttura di cui è superiore o quell’opera di carità che gli è stata affidata una sorta di suo potentato». Cantelmi denuncia che «a volte la gestione del potere si caratterizza per la costituzione di cordate che fanno sì che ci sia una forma di esclusione davvero crudele: su alcune religiose pesa un giudizio negativo particolarmente severo. Questo in realtà dimostra una incapacità in alcune Congregazioni, maschili e femminili, di vivere un’autentica fratellanza/sorellanza». La ricostruzione di relazioni autentiche e sane è «a mio parere una urgenza che riguarda molte Congregazioni».

A impreziosire – e a sigillare – il lungo e complesso lavoro di Cernuzio c’è anche la prefazione di Nathalie Becquart, xmcj, sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo, prima donna con diritto di voto nell’assise dei vescovi. «Siamo tutti chiamati a prendere coscienza – evidenzia suor Nathalie – di queste pratiche erronee di obbedienza e di esercizio dell’autorità nella Chiesa, che purtroppo sono sorte sia nelle parrocchie che nelle vecchie e nuove comunità di vita consacrata o associazioni laicali». Becquart esorta ad «ascoltare la forte chiamata di Papa Francesco alla conversione pastorale, che ci richiede di abbandonare il modello clericale della Chiesa e di entrare in una visione di Chiesa sinodale, che implica l’ascolto e la partecipazione di tutti e l’assunzione di responsabilità congiunte». Un tema mai così cruciale come nelle dinamiche di relazioni distorte e violente raccontate con delicatezza da Cernuzio.

Suor Nathalie vuole «rendere omaggio a queste donne che hanno coraggiosamente accettato di parlare e dare la loro autentica testimonianza». Ora però «dobbiamo ascoltarle sentirle e prendere coscienza che la vita consacrata nella sua diversità, come altre realtà ecclesiali, può generare sia il meglio che il peggio». Il meglio quando «i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza sono proposti come un cammino di crescita umana e spirituale». Il peggio quando «i voti religiosi sono interpretati e attuati in modo da infantilizzare, opprimere o addirittura manipolare e distruggere le persone». Nelle pagine di Cernuzio si trovano anche degli spunti sui percorsi di «rinascita», quindi sugli strumenti del Diritto canonico o della psicoterapia in supporto e a tutela delle consacrate, oppure sulle iniziative all’interno della Chiesa che aiutano queste donne a riprendere la vita in mano e ad andare avanti. A volte perfino ricominciando il cammino religioso, quando tornano a distinguere le malefatte di qualche superiore con l’opera e la presenza del Signore. E la propria preziosa missione per conto di Dio.

«Il velo del silenzio. Abusi, violenze, frustrazioni nella vita religiosa femminile», di Salvatore Cernuzio, Edizioni San Paolo 2021, pp.208, euro 20,00

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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