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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
5 Aprile 2021
in Il punto della Rete L'ABUSO, Sicilia
Reading Time: 4 mins read
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Il prete è sempre lo stesso, quello di Enna, della parrocchia del Duomo prima e di San Cataldo poi , accusato di violenza sessuale aggravata.

E i ragazzi sono sempre gli stessi, quelli dell’associazione che Don Giuseppe Rugolo, 40 anni quest’anno, aveva creato prima di essere spostato a Ferrara, dopo la denuncia alla Diocesi di Piazza Armerina, di un giovane, minorenne all’epoca dei fatti.

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Ma ad accusare Don Rugolo ci sarebbero anche  altri ragazzi, che avrebbero confermato date e circostanze alla Polizia.

Quelli della foto, invece, sono gli stessi che abbiamo pubblicato qualche mese fa, quando abbiamo dato notizia dell’ennesima violenza che un uomo di chiesa avrebbe fatto ai danni di un minore. E’ apparsa ieri su Facebook. Un modo davvero stravagante, dal sapore macabro, per augurare buona Pasqua.

A sinistra il grande parroco, Don Giuseppe Rugolo, Peppe, così lo chiamano i fedelissimi, amico dei giovani che, il vescovo di Piazza Armerina, Mons Rosario Gisana, decide di non trasferire per sempre al nord dopo avere visitato la sua parrocchia.

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Gisana, che ha anche offerto 25 mila euro della Caritas ai genitori del giovane nel tentativo di evitare uno scandalo, sa già che il tribunale ecclesiastico di Palermo ha concluso che la violenza sul giovane c’è stata, seppure quando Rugolo era seminarista ma il ragazzo, comunque, minorenne.

Ma ritratta la promessa fatta ai genitori del giovane, che era quella di spostare definitivamente Rugolo in un’altra parrocchia del Nord Italia. Non può Gisana, non ce la fa. Rugolo, che nella sua vita avrebbe potuto fare lo show man, il regista, l’attore il cantante e persino il saltimbanco, è un catalizzatore di giovani.

La Chiesa di Enna, per Gisana, non può perdere Rugolo. Così si inventano una fantomatica malattia e Rugolo viene mandato a Ferrara, dove vive la sorella.

Nonostante, si apprende dopo, il vescovo Gisana abbia informato la Diocesi estiense del problemuccio del parroco di Enna, il vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, gli affida un gruppo di giovani.

La Rete l’Abuso ha denunciato il vescovo Gisana, il vescovo di Ferrara e un monsignore di Enna, che avrebbe taciuto dopo essere venuto a conoscenza delle violenze.

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Ma andiamo alla foto augurale.

Don Rugolo a sinistra e a destra Monsignor Petralia, per 50 anni a capo del Duomo di Enna, morto lo scorso anno.

Colui che di fatto ha consegnato le chiavi della chiesa Madre al giovane Rugolo e che, con ogni probabilità, si è portato nella tomba, non pochi segreti. E sullo sfondo i ragazzi, nella stessa foto che ritrae un parroco accusato di violenza sessuale aggravata.

Quando abbiamo pubblicato la foto con i ragazzi, molti dei quali sono gli stessi ritratti in questa foto, c’è stata una levata di scudi. Decine di lettere , mail e interlocuzioni con gli avvocati delle famiglie indignate che i loro figli fossero accomunati ad un prete che è sotto inchiesta. Le stesse famiglie, padri e madri, che ora hanno condiviso su Facebook l’augurio di Buona Pasqua con l’immagine di Padre Rugolo, gli stessi genitori che hanno aderito ad un fantomatico Comitato fondato da qualche “Pia” donna in solidarietà del povero Don Giuseppe.

Quel parroco, con il quale tutti in città hanno avuto commistioni.

Dagli amministratori, agli ambienti sportivi, dai club service, alle associazioni di donazione del sangue, dai musicisti alle bigotte che frequentano la chiesa solo per avere garantita la Vita Eterna.

L’inchiesta della Procura di Enna è affidata alla Squadra Mobile che avrà il compito, lo scriviamo in maniera retorica, di scardinare l’assunto, come si sono subito affrettati a dichiarare a Ferrara , Polizia e avvocati dell’indagato, che dentro i supporti informatici del parroco, telefoni e computer, sequestrati nel seminario della città degli estensi, non ci fosse niente.

In realtà sarebbero oltre 300 mila i file analizzati dalla Polizia di Enna, migliaia di fotografie, molte delle quali non proprio dentro i canoni, non solo della Santa Romana Chiesa ma neppure della più spicciola morale. E poi i siti e le app, alcune dedicate ad incontri con escort gay. Ce n’è per tutti i gusti.

E aldilà dei rilievi penali che questi documenti potranno assumere, ci sono i risvolti etici e morali. C’è che i genitori avrebbero affidato ad un uomo di Chiesa, a quello che reputavano un maestro, un educatore, i propri figli. E c’è che, se tanti ragazzi hanno confermato le violenze, ancora tanti tacciono.

Perché Enna è piccola e meglio avere un figlio abusato, che porta la croce, piuttosto che un figlio palesemente violentato e, ancora peggio, gay.

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.