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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Boston » Il caso Spotlight e l’Italia

Il caso Spotlight e l’Italia

Federico Tulli by Federico Tulli
20 Marzo 2024
in Cultura
Reading Time: 3 mins read
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di Federico Tulli – A febbraio del 2016 arrivò nelle sale italiane Il caso Spotlight, il film di Tom McCarthy che in quello stesso mese si aggiudicherà due premi Oscar. Spotlight è il nome della squadra di giornalisti del «Boston Globe» che tra il 2001 e il 2002 indagò su alcuni casi di pedofilia clericale avvenuti nell’arcidiocesi locale e mai finiti nel mirino dell’autorità giudiziaria. Sotto la guida di un direttore per nulla intimorito dalle pressioni dei maggiorenti della città più europea e più cattolica degli Stati Uniti, per mesi questi giornalisti intervistarono le vittime e passarono in rassegna migliaia di pagine di documenti. Ricostruirono così un sistema di potere che, sotto la regia del potente arcivescovo Bernard Francis Law, per anni aveva bloccato sul nascere qualsiasi indagine e aveva messo a tacere vittime e testimoni scomodi per la Chiesa.

Lo scoop, che valse al «Boston Globe» il premio Pulitzer 2003, fu per la Chiesa cattolica americana l’equivalente del Watergate. Non solo costò il posto a monsignor Law, che ammise di aver nascosto per anni gli abusi dei suoi sacerdoti, ma diede la forza a migliaia di vittime rimaste in silenzio, e isolate da quella Chiesa di cui si fidavano ciecamente (questo genere di abusi, infatti, avviene quasi sempre all’interno di ambienti profondamente religiosi), di denunciare alle autorità civili i crimini subiti.

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Emerse così che l’insabbiamento delle segnalazioni, il pagamento di somme di denaro alle vittime tramite avvocati senza scrupoli affinché non denunciassero i loro aguzzini e il trasferimento dei sacerdoti sospettati di pedofilia, erano la norma negli Stati Uniti. Ben presto, grazie alla lezione universale di giornalismo realizzata dall’inchiesta degli uomini di Spotlight, e magistralmente ricostruita da McCarthy, si scoprirà che lo stesso accadeva da decenni anche in Europa, Australia, Sudamerica e Africa. Ma questa lezione, in Italia, tranne rarissimi casi: la rivista Left, Adista, il lavoro di Federica Tourn su Domani, non è stata evidentemente recepita.

Tra i tanti meriti del film Spotlight c’è quello di aver spiegato chiaramente quanto siano importanti la trasparenza e la collaborazione tra istituzioni nella gestione dei casi di abusi clericali e, al tempo stesso, quanto sia distruttiva per la salute psicofisica delle vittime qualsiasi strategia che non vada in questa direzione. La pellicola di Tom McCarthy evidenzia inoltre l’importanza decisiva del ruolo dei media e di un’informazione libera, indipendente e – per così dire – empatica.

I giornalisti di Spotlight sono riusciti a sbaragliare il potentissimo avversario grazie al rapporto di fiducia instaurato con i testimoni, ponendosi con un approccio laico, affettivo, nei confronti dei loro interlocutori sopravvissuti alle violenze. E senza innalzare la barriera del giudizio morale che scatta quando c’è la convinzione violentissima che sia il bambino a indurre in tentazione l’uomo di fede e a spingerlo a un atto di lussuria, che il Catechismo della Chiesa cattolica annovera tra le «offese alla castità» (can. 2351).

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Un’idea perversa e delirante, tuttora radicata e diffusa (anche riguardo alla violenza sulle donne), come emerge ogni tanto da incaute interviste rilasciate da alcuni ecclesiastici, che vedono nel presunto ammiccamento sessuale del bimbo la personificazione del diavolo e attribuiscono allo stupro un carattere di desiderio, annullando completamente la realtà del bambino (bambino che – è bene precisarlo – non ha e non può avere né sessualità né desiderio, dal momento che questa dimensione psicofisica si realizza nella pubertà, con il pieno sviluppo degli organi genitali). Ed è un pensiero che se da un lato ha sempre alimentato il senso di colpa e di oppressione delle vittime riducendole al silenzio, dall’altro ha fornito per decenni ai preti pedofili, descritti non come criminali ma come peccatori indotti in tentazione, la garanzia di impunità da parte della Chiesa cattolica.

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Federico Tulli

Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.